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L’estero stappa spumante italiano: +22%

Corrono le vendite di spumanti italiani all’estero, ma le prime quotazioni delle uve stentano a destare entusiasmo. Parte così la vendemmia 2010 in Italia, con la prima grande area vitivinicola dello Stivale – quella del Franciacorta – che in questi giorni ha iniziato la raccolta e che spera, come le altre, in una annata perlomeno ‘buona’. Anche se come al solito sarà il mercato a decretare il giudizio finale. Proprio dal mercato, tuttavia, arrivano i primi contraddittori segnali. Secondo quanto rilevato da Coldiretti, le esportazioni di spumante italiano nei primi 5 mesi dell’anno, hanno fatto segnare il record del +22% di bottiglie spedite nel mondo. Una bella partenza per uno dei prodotti di spicco del nostro agroalimentare, che dovrebbe essere confermata dalle rilevazioni successive. «L’andamento positivo delle esportazioni di spumante Made in Italy – dice fra l’altro la Coldiretti – traina l’intera produzione vitivinicola nazionale all’estero che fa segnare complessivamente un aumento del 5%, dovuto soprattutto alla crescita del 13% negli Stati Uniti mentre i volumi diretti in Europa sono rimasti pressoché stabili». Se si pensa che il vino rappresenta la principale voce dell’export agroalimentare nazionale, una situazione di questo genere è certamente un buon viatico per un settore che sta cercando in tutti i modi di riprendersi. L’inizio della vendemmia in Franciacorta, però, è accompagnato anche da una situazione di mercato delle uve non certo buona. Secondo WineNews – il più importante sito di ricerche e di monitoraggio sul mercato vitivinicolo nazionale – le criticità emerse nella campagna 2009, non sono state recepite in modo costruttivo e non è stato avanzato un serio progetto di riequilibrio dell’offerta». Il risultato? Anche la campagna 2010 riparte dalla situazione delineatasi per la vendemmia 2009: «Prezzi decisamente bassi della materia prima (anche nell’ordine di 0,20/0,30 euro al chilogrammo), incapaci di pagare neppure le spese di gestione del vigneto e che appaiono non ulteriormente comprimibili (1 ettaro può costare ad un’azienda, in media, dai 4.000 ai 6.000 euro)». E non basta, perché a questo scenario si aggiungerebbe, sempre secondo WineNews, un’offerta che resta pericolosamente superiore alla domanda. Gli unici a salvarsi da questa situazione, almeno per ora, sembra siano i vitivinicoltori associati a cantine sociali e alle cooperative.

Andrea Zaghi – avvenire.it