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Le sfide della missione in America latina

incontro dell’Azione cattolica a Città del Messico sul tema “Vita, pane, pace, libertà” ROMA, venerdì, 30 luglio 2010 (ZENIT.org).-“Consapevoli delle molteplici sfide che i cristiani devono affrontare nel mondo attuale, vi esorto a prestare ancora maggiore attenzione alla necessità di un’adeguata formazione e di una profonda vita spirituale che tenga in conto seriamente l’esperienza di fede in Dio”: è l’invito rivolto in un messaggio dal Santo Padre Benedetto XVI ai partecipanti al VI Incontro continentale americano di Ac sul tema “Vita, pane, pace, libertà. Laici di Azione cattolica nella città per un mondo più umano”, svoltosi a Città del Messico dall’8 all’11 luglio per iniziativa del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac). L’incontro, oltre ad un’occasione di confronto sul cammino delle associazioni di Ac presenti nel continente, è stato un’occasione per guardare alla realtà della società e della chiesa latino americana. “Abbiamo assistito – ha affermato nella relazione di apertura mons. Jorge Lozano, vescovo di Gualeguaychù (Argentina) e responsabile della Sezione di pastorale sociale della Conferenza episcopale latino americana (Celam) – ad un esteso processo di impoverimento e deterioramento del concetto di fede”. “Molti cattolici – ha proseguito Lozano – ‘vivono’ una fede che si riduce a ideologia, codice etico o sentimento”. Questa è la conseguenza di una “religione senza Parola e senza Chiesa”, che configura la fede come “sentimento religioso soggettivo che uno vive ‘come si sente’. La religione si svincola dalla condotta sociale e l’importante è ‘sentirsi bene’”. Ulteriore conseguenza è una “religione senza Dio incarnato. Dio è un essere diffuso, totalmente fuori dal mondo, intergalattico o presente in ogni cosa, panteistico”. Come ha sottolineato il Documento di Aparecida: “Non è in grado di resistere agli urti del tempo una fede cattolica ridotta a bagaglio, ad un elenco di norme e proibizioni, a pratiche devozionali frammentate, ad adesione selettiva e parziale alle verità di fede, ad una partecipazione occasionale ai sacramenti, alla ripetizione di principi dottrinali, a blandi o raggrinziti moralismi che non convertono la vita dei battezzati”. Anche le comunità cristiane, ha avvertito Lozano, “anche noi, uomini e donne del nostro secolo che non vivono sotto una campana di cristallo, siamo questa cultura. Una cultura che si caratterizza per l’autoreferenzialità dell’individuo che conduce all’indifferenza per l’altro del quale non si ha bisogno nè tantomeno ci si sente responsabili”. “La conversione pastorale delle nostre comunità – ha affermato Lozano rifacendosi ancora al Documento di Aparecida – richiede che si passi da una mera conservazione ad una pastorale decisamente missionaria: non possiamo rimanere in un’attesa passiva nelle nostre chiese”. In questo slancio un compito particolare è affidato ai laici: “solo attraverso essi – ha ricordato Lozano – la Chiesa si rende presente nel mondo del lavoro, della cultura, dell’arte, nei mezzi di comunicazione e nell’economia così come negli ambiti della famiglia, dell’educazione e della vita professionale”. Il Documento di Aparecida segnala che “se molte delle strutture attuali generano povertà, in parte ciò è dovuto alla mancanza di fedeltà agli impegni evangelici di molti cristiani con responsabilità politiche, economiche e culturali” riconoscendo, però, anche “lo scarso accompagnamento dato ai fedeli laici nei loro compiti di servizio alla società”. “E’ urgente creare – ha esortato Lozano rivolgendosi ai responsabili delle associazioni di Azione cattolica di 14 paesi dell’America latina presenti a Città del Messico – strutture più giuste a livello nazionale e internazionale, collaborando con altri organismi ed istituzioni”. “Strutture – ha concluso Lozano – per un ordine sociale, economico e politico dove sussista equità e ci siano possibilità per tutti”. “E’ evidente – ha affermato Emilio Inzaurraga, coordinatore del Fiac e presidente dell’Azione cattolica argentina – che viviamo tempi difficili ma i tempi difficili esigono fortezza, costanza, perseveranza ed impegno attivo, audace e creativo nell’annuncio”. “Occorre cercare – ha proseguito Inzaurraga – un ‘terreno comune’ nella società pluralistica dove la nostra proposta possa essere ascoltata e valorizzata e dove insieme agli altri possiamo lavorare per la costruzione del bene comune”. Per il coordinatore del Fiac: “L’istruzione, la salute, la salvaguardia dell’ambiente, il rafforzamento delle democrazie contro la corruzione diffusa e la scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica, la difesa della vita dei più vulnerabili e la protezione della famiglia sono temi che richiedono la nostra attenzione e il nostro impegno”. Nello specifico, “il ruolo dell’Azione cattolica è operare sulla formazione dei suoi membri affinché possano aiutare processi di trasformazione positiva della realtà, diventando specialisti nel dialogo”. Come laici di Azione cattolica, inoltre “possiamo dare un apporto significativo per rivitalizzare la passione per l’annuncio del Vangelo, partecipando attivamente nella pastorale delle nostre chiese locali”. Importante in questa prospettiva, ha concluso Inzaurraga, il ruolo di coordinamento del Fiac che “accompagna il cammino delle Ac presenti nel continente e propone la nostra particolare vocazione a tutte le chiese locali sottolineando la necessità dell’impegno per la formazione e partecipazione dei laici”.