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Le religioni dovrebbero essere una spina nel fianco che non fa tacere la coscienza e richiama ai veri valori

Ci sono difetti che sembrano oggi concepiti già nel ventre delle madri: parlo dell’infatuazione per la gente dello spettacolo, per le auto e i calciatori. Quanto tempo può concedere agli studi un animo assediato e preso da questi pensieri? E dove troviamo un giovane che parli di qualcos’altro a casa sua? E se entriamo in una scuola, che altri discorsi possiamo sentire tra i ragazzi? Persino i maestri non parlano d’altro! I lettori diranno: ecco un’altra pur giusta ma scontata lamentela sulla superficialità dei nostri giorni! E, invece, c’è una sorpresa: io ho sostituito tre parole – attori, auto e calciatori – a un testo desunto nientemeno che da Tacito, I secolo d.C., nel dialogo De oratoribus. Solo che lo storico romano, al posto della triade da me sostituita, aveva l’equivalente di allora: “istrioni, cavalli e gladiatori”. Questo prova almeno due cose. Da un lato, l’importanza di leggere i classici e i testi fondanti della nostra civiltà, a partire dalla Bibbia: essi non hanno tempo e non cessano mai di insegnare e ammonire (l’abbiamo dimostrato anche ieri con Eraclito, come ricorderà chi ci segue con assiduità). D’altro lato, viene spontanea la riflessione sulla costante debolezza della creatura umana. La storia «non è magistra di niente per quel che ci riguarda», scriveva Montale. Essa si ripete e l’umanità continua a inciampare negli stessi errori, per cui «la storia è come una galleria di quadri con pochi originali e molte copie», come ironizzava il famoso storico francese dell’Ottocento, de Tocqueville. Eppure non ci si deve stancare di ribadire che l’uomo è libero e può andare controcorrente. Ha energie interiori e non soltanto la forza fisica per invertire la rotta, per abbattere certi idoli, per strappare le catene dei vizi, per non accodarsi alla massa, per ribellarsi alla tromba della moda e dell’opinione dominante. Le religioni dovrebbero essere una spina nel fianco che non fa tacere la coscienza e richiama ai veri valori.

di Gianfranco Ravasi – avvenire.it