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Le radio e le tv locali dimenticate: a rischio le voci della gente

Dalla guerra del telecomando al caos dell’etere. Dai contributi statali “congelati” alla crisi del mercato. Non c’è pace per le televisioni e le radio locali. Soprattutto a causa della perenne transizione al digitale che sta penalizzando le stazioni del territorio. Prima le televisioni e adesso le emittenti radiofoniche, le reti che danno voce all’Italia dei mille campanili affrontano l’avvento della nuova tecnologia in balìa di loro stesse: dimenticate, se non addirittura ostacolate, dallo Stato a vantaggio dei network nazionali. «Le nostre tv vivono una situazione di profonda difficoltà. E le radio locali, benché abbiano ascolti che raggiungono il 40%, non sono messe in condizioni di passare al Dab+, vale a dire al digitale», lancia l’allarme Marco Rossignoli, coordinatore dell’Aeranti-Corallo che raccoglie oltre mille imprese radiotelevisive.

Mercoledì 21 giugno l’associazione organizza a Roma il Radio tv forum, l’annuale convegno per fare il punto su problemi e prospettive dell’emittenza locale con gli interlocutori istituzionali (fra cui il sottosegretario Antonello Giacomelli e il commissario Agcom, Mario Morcellini). «Non possiamo limitarci alle promesse», fa sapere il presidente di Corallo, Luigi Bardelli, editore di Tv Libera Pistoia. E, guardando al comparto televisivo, racconta: «Il passaggio al digitale, i continui tagli di frequenze, i cambi di regole, la contrazione degli introiti pubblicitari hanno portato alla chiusura o al fallimento di numerose emittenti. A tutto ciò si sommano due questioni urgenti: i ritardi nei contributi statali e le controversie sulla numerazione delle emittenti nei televisori».

La lentezza nelle erogazioni pubbliche riguarda sia le tv, sia le radio locali. Alle televisioni sono giunti in questi giorni gli importi del 2015 e alle radio quelli del 2014. «Ciò significa non poter contare su risorse fondamentali», tuona Bardelli. Tutto è fermo in attesa del nuovo regolamento che disciplinerà la materia, nonostante «il Fondo per le radio e tv locali sia stato aumentato con l’extragettito del canone Rai entrato nelle bollette dell’energia elettrica», sottolinea Rossignoli. Si tratta di 100 milioni di euro in ballo ogni anno. E il coordinatore dell’Aeranti-Corallo avverte: «Serve accelerare l’iter di approvazione di un testo che in alcuni punti va rivisto per garantire il pluralismo e la concorrenza». Aggiunge Bardelli: «Non possiamo vivere con questa spada di Damocle sulla testa. Il sottosegretario Giacomelli ha preso sul serio il problema. Ma abbiamo bisogno di risposte».

Altrettanto preoccupante per le tv “della gente” è la battaglia che si sta combattendo a suon di ricorsi ai giudici e di interventi dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) sui numeri con cui le emittenti compaiono nei televisori degli italiani. Il nuovo piano dell’Authority relega le reti del territorio ai margini. «Nei primi 99 numeri lo spazio per le televisioni locali passerà da 39 a 12 – rivela Rossignoli –. È inaccettabile. Già alcuni editori hanno impugnato le decisioni. Sono sette anni che, grazie al digitale, le tv hanno una numerazione fissa. E le famiglie sanno che ciascuna emittente è collegata a un numero preciso. Stravolgere tutto, a danno essenzialmente delle emittenti locali, significa penalizzare le aziende e disorientare gli spettatori». Fa sapere Bardelli: «Sarebbe come se un negozio fosse obbligato dall’oggi al domani a cambiare indirizzo. Perderebbe le “sue” persone». Da qui la proposta dell’Aeranti-Corallo di recepire per legge l’attuale numerazione mettendo fine a contenziosi e scontri.

Sul versante delle radio, l’Italia spalanca le porte al Dab. «Ma il digitale radiofonico si sta sviluppando senza le radio locali – afferma Rossignoli –. Mentre le stazioni nazionali utilizzano già la nuova tecnologia con frequenze assegnate in via sperimentale e quindi vengono sentite soprattutto lungo le autostrade, le emittenti locali possono andare in onda in digitale solo in 8 aree su 39 bacini in cui è stata suddivisa la Penisola». Il Dab sta diventando familiare fra le mura domestiche – come dimostra la vendita sempre più alta di nuovi apparecchi – e nelle vetture dove le case automobilistiche istallano ricevitori digitali. «Le radio locali che ogni giorno registrano in media 15 milioni di ascoltatori hanno già creato diversi consorzi per trasmettere in digitale ma non hanno le frequenze per farlo», osserva il coordinatore dell’associazione. L’Aeranti-Corallo sollecita da tempo un tavolo tecnico per affrontare il caso. «Però non è mai stato convocato – conclude Rossignoli –. Non possiamo accettare che le radio del territorio siano lasciare fuori dal Dab».

Avvenire