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Le opere corali di Mendelssohn ispirate alle pagine della Sacra Bibbia

Cittadino d’Europa, quando ancora il vecchio continente era lontano anni luce dalla ricerca di un’identità comune come quella che sta sforzando di darsi in questi decenni, lungo tutto l’arco della sua esistenza Felix Mendelssohn (1809-1847) ha affidato alla musica sacra un ruolo di primo piano nel definire la propria identità di uomo e di compositore, individuando proprio tra le pagine della Sacra Bibbia la medesima radice per cattolici, ebrei e protestanti di ogni luogo e di ogni epoca.
Nei dieci cd del cofanetto intitolato Geistliche Chorwerk (pubblicato da Carus e distribuito da Jupiter) la formazione vocale del Kammerchor Stuttgart diretta da Frieder Bernius si è spinta al cuore del ricco universo di opere corali di carattere religioso attraverso cui è possibile ripercorre l’intera traiettoria creativa del compositore: un punto di vista privilegiato per osservare di pari passo il cammino di crescita spirituale di Mendelssohn con l’evoluzione di un linguaggio musicale che lo ha portato a vivere da protagonista il panorama culturale del suo tempo.
Tra mottetti, sezioni di Messa, adattamenti di corali e persino una sinfonia-cantata (la celebre Sinfonia n. 2 Lobgesang, l’«Inno di lode» scritto il quarto centenario dell’invenzione della stampa a caratteri mobili), tra brevi pezzi d’occasione e soprattutto i grandiosi adattamenti dei Salmi, dove in modo ancora più evidente risplendono la sensibilità d’animo e la fede autentica del maestro tedesco, il panorama musicale è reso ancor più vivace dalla varietà degli organici impiegati (dal coro “a cappella” in otto parti al coro misto a quattro voci con accompagnamento orchestrale e presenza di cantanti solisti), dove le istanze estetiche romantiche convivono idealmente con i lasciti dell’antica polifonia rinascimentale (tra Desprez, Palestrina e Victoria), gli omaggi all’arte contrappuntistica dei venerati Bach e Händel o i tributi al genio mozartiano; l’impronta stilistica si afferma comunque attraverso percorsi assolutamente personali, ma è proprio nel continuo confronto con la tradizione che Bernius e compagni spalancano il repertorio sacro di Mendelssohn verso nuovi orizzonti futuri, dove pare già di presentire echi lontani dei più maturi capolavori brahmsiani.

avvenire.it