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Le Benedettine da hit parade

Dal gregoriano dei benedettini spagnoli di Santo Domingo de Silos, che a metà anni ’90 arrivò in vetta anche nelle classifiche internazionali di musica pop, al successo recente di The Priests, il trio di parroci dell’Irlanda del Nord più volte disco di platino anche in paesi improbabili come la Svezia, non mancano i casi in cui religiosi si scoprono protagonisti delle hit parade.

Il successo però delle Benedettine di Maria Regina degli Apostoli, da dodici settimane con il loro Angels and Saints at Ephesus ai vertici della chart di musica classica di Billboard, la più autorevole classifica americana, dopo aver raggiunto la prima posizione agli inizi di luglio, ha un che di speciale. La comunità di suore, ubicata nella diocesi di Kansas City, nel Missouri, è nata nel 1995 ed è legata alla liturgia antica, sia nella celebrazione della Messa che nella recita dell’ufficio divino.

Una realtà in crescita, giovane come fondazione e come età media delle religiose, le quali, oltre a confezionare paramenti sacerdotali, pregano in canto otto volte al giorno. Del loro talento si sono accorti Kevin e Monica Fitzgibbons, due coniugi americani che dopo 15 anni di carriera in Sony e DreamWorks, ispirati dalle parole di Giovanni Paolo II, nel 2007 hanno dato vita a un progetto multimediale, la AimHigherMedia, con un’etichetta discografica che ha preso il nome di De Montfort. Dopo aver lanciato l’anno scorso il primo album delle Benedettine, Advent at Ephesus, che ha incontrato il favore della critica e del pubblico, restando 15 settimane in classifica arrivando a toccare il primo posto, i Fitzgibbons hanno puntato più in alto coinvolgendo per il secondo disco delle religiose due pesi massimi del settore come il produttore tedesco Christopher Alder (vincitore di nove Grammy e responsabile dei dischi, tra i tanti, di Abbado, Pollini, Lang Lang e Netrebko,) e il tecnico del suono Mark Donahue (anche lui due Grammy all’attivo).

Ne è uscito un lavoro che ha ritrovato lo stesso riscontro del primo, nonostante un repertorio tutto centrato sulla liturgia e abbastanza inusuale nella composizione: si va dal canto gregoriano alla polifonia di da Victoria fino alla curiosità di Oreste Ravanello, autore italiano dei primi decenni del Novecento ormai quasi dimenticato in patria ma che evidentemente gode ancora di fama negli Stati Uniti. «Ancora più della posizione in classifica – ha commentato Maria Fitzgibbons – è importante la quantità di risposte arrivate da persone che hanno trovato la pace e il senso del sacro attraverso il tempo trascorso con questa bella musica».

 

Andrea Galli – avvenire.it