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Laura Boldrini alla Camera: «Dignità a ogni diritto»

«Dignità a ogni diritto»
È un omaggio ad Aldo Moro nell’anniversario del suo rapimento il primo atto ufficiale di Laura Boldrini da presidente della Camera. Lasciando Montecitorio a bordo di un’auto senza scorta, la presidente della Camera si reca a via Fani, dove depone una corona di fiori

Laura Boldrini è il nuovo presidente della Camera. Il raggiungimento del quorum di 310 voti è stato salutato da un fragoroso applauso. Un omaggio quasi da tutti, anche dai deputati del Movimento 5 stelle e della Lista Civica: a non applaudire, unici, sono stati i deputati Pdl. Alla fine del conteggio Laura Boldrini ha ottenuto 327 voti, cioè la maggioranza assoluta.

Nel suo discorso di insediamento la Boldrini, 52 anni, nata a Macerata, già portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati, ha reso omaggio al presidente Napolitano, ha ricordato la sua lunga militanza per i diritti umani, riferendosi alle donne vittime di violenza, ai migranti morti in mare. Ha parlato degli esodati, ha salutato “con speranza” Papa Francesco, ha detto che sarà la presidente di tutti e ha auspicato che il Parlamento torni a essere la casa della buona politica. “In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo”, ha detto in un passaggio la presidente della Camera.

Le presidenze di Montecitorio e palazzo Madama precedono quella del presidente della Repubblica per la quale il Parlamento in seduta congiunta e integrata con i rappresentanti delle Regioni è convocato a partire dal 15 aprile. Il mandato di Giorgio Napolitano, che non ha più il potere di sciogliere le Camere, scade il 15 maggio.

IL DISCORSO DI BOLDRINI
Mette la mano sul cuore appena salita allo scranno più alto della Camera. Unisce il suo applauso a quello dell’Aula in omaggio a Giorgio Napolitano, “custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della Costituzione repubblicana”. Poi augura buon lavoro a tutti “specialmente ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’Aula”. È breve ma denso il primo discorso da Presidente della Camera di Laura Boldrini. “Sono sicura che in un momento così dificile per il Paese insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane”, dice ancora riconoscendo a Fini di aver “svolto con responsabilità la sua funzione istituzionale”.

La Boldrini si presenta dicendo “arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi, in Italia come in molte periferie del mondo. Un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera”. “Farò in modo – promette l’ex rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati – che questa istituzione sia anche un luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno”, e subito dopo declina la sua ‘road map’: donne, esodati, ma anche imprenditori in difficoltà, giovani senza lavoro, pensionati. Gli ultimi dei nostri tempi ai quali Boldrini garantisce “non vi abbiamo dimenticato” e promette una politica trasparente e sobria.

E allora “il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze”, per “dare piena dignità a ogni diritto”, per “ingaggiare una battaglia vera contro la povertà e non contro i poveri”. Perchè “in quest’Aula sono stata scritti i principi fondamentali della nostra Costituzione, la più bella del mondo” e allora “quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale di una generazione che ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontani dall’Italia”. Si susseguono gli applausi, che diventano vera e propria, lunga, standing ovation quando la presidente della Camera avverte che “dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore”.

“Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare l’aiuto o la forza per rialzarsi – prosegue – ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante, come autorevolmente denunciato dalla Corte europea per i diritti umani”. Poi c’è il capitolo lavoro. “Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro, o non lo ha mai trovato. A chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati che nessuno di noi ha dimenticato”. E subito dopo, l’esponente Sel ora presidente della Camera parla dei “tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana”.

Applausi anche per quegli imprenditori “oggi schiacciati dal peso della crisi”, cui seguono, nella ‘scaletta’, “quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti”. “Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la richezza interiore e inesplorata di un disabile”, dice Boldrini che ricorda: “In Parlamento sono stati scritti questi diritti ma costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo”.

Ricorda anche “i morti per mano mafiosa”, saluta la manifestazione a Firenze di don Ciotti, e rileva subito dopo che “molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta”. “Questo è un Parlamento largamente rinnovato, scrolliamoci di dosso ogni indugio nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica”, è l’esortazione programmatica.

“Rendiamo il Parlamento e il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani. Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato: mi impegnerò perchè la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese”, assicura. Boldrini richiama al rapporto tra Italia e Europa, al pensiero di Altiero Spinelli e chiede di lavorare “perchè l’Europa torni a essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo di libertà, fraternità e pace”. Insieme a un saluto “carico di speranze” a Papa Francesco. Impossibile non dedicare memoria ai “molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce”. La presidente della Camera accoglie il richiamo di Napolitano all’unità del Paese, alla politica come servizio e passione. Un appello la cui risposta è racchiusa nella chiusa del primo discorso della terza presidente donna della Camera: “Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio, e cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla poltica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli”.

avvenire.it