L’annuncio di Di Maio. «Assegno unico per i figli, nasce un tavolo partiti-famiglie»

Rampelli, De Micheli, De Palo, Carfagna e Di Maio


Gigi De Palo, il presidente del Forum delle associazioni familiari, è il primo a mettere le mani avanti: «Attendiamo i fatti concreti. Su questo tema staremo attaccati alla giugulare dei partiti. L’auspicio è che passi, finalmente, il messaggio culturale che sui figli non possono esistere divisioni fra centro, destra e sinistra. È e deve diventare una battaglia di tutti. Lo stile del Forum è fare squadra, dar vita a una sorta di Nazionale della famiglia».

Fatta la tara, comunque, la notizia è di quelle che le famiglie italiane attendono da tempo: all’assemblea con i rappresentanti politici organizzata ieri dal Forum Luigi Di Maio, vicepremier e capo politico di M5s, ha annunciato l’istituzione di un tavolo aperto alle famiglie e a tutti i partiti sull’assegno unico (e la prima riunione potrebbe tenersi – il condizionale è d’obbligo – già mercoledì prossimo, quando si festeggia laGiornata internazionale della famiglia). Già una buona partenza per lanuova proposta del Forum, l’”assegnoXfiglio” da 150 euro al mese per tutti, che passa in primo piano rispetto al precedente Fattore.

Per farsi illustrare il progetto sono giunti tutti i partiti. «E questo è un aspetto interessante – ha commentato De Palo –. Però la volontà politica rimane nell’analisi, non entra nella sintesi che va fatta». Lo si è visto di recente, quando in Parlamento è fallito il tentativo di dar vita a una mozione unitaria sulla famiglia. Ma il Forum, giustamente ostinato, prosegue nella sua “missione”: «Auspichiamo che la misura entri nella legge di Bilancio – aggiunge De Palo –. Perché i figli non sono un interesse privato, ma un bene comune. E non devono più partire per l’estero, dove andranno a pagare il debito di un Paese concorrente».

Toni che hanno trovato il plauso dei politici intervenuti. Di Maio ha ricordato che non è nemmeno, in fondo, un problema di soldi: per gli incentivi alle imprese negli ultimi anni sono stati stanziati «80 miliardi, ma solo 60 sono stati impiegati, alcuni le imprese non sanno nemmeno usarli». Per il ministro dello Sviluppo, comunque, il sostegno «non passa solo per i figli». Ci sono la precarietà da debellare e la maternità da tutelare, per questo ecco l’idea di «portare in dote dopo la maternità uno sgravio per il datore di lavoro, costerebbe solo 200 milioni l’anno».

Pur nella esibita comune volontà di affrontare questa «emergenza», anche il resto dell’arco costituzionale ha sciorinato le sue proposte. Per la Lega (assenti Matteo Salvini impegnato a Milano, che però era stato all’assemblea del Forum, e il ministro Fontana) Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, ha colto in positivo l’insistenza del Forum sul «bisogno d’interventi per il ceto medio, oggi il più penalizzato». Mara Carfagna, vicepresidente della Camera di Forza Italia (c’era anche l’altro vicepresidente Fabio Rampelli, di Fdi), si è appellata alla «sensibilità» di Di Maio affinché il miliardo che dovrebbe avanzare dal reddito di cittadinanza sia speso «per il milione e 200mila minori che, spesso in nuclei monoparentali, vivono in povertà assoluta». E ha scelto la chiave del paradosso per invitare i partiti a «litigare ogni giorno sul tema demografia, non sugli sbarchi o su altro». Un spunto ripreso da Paola De Micheli, vicesegretario del Pd, che ha chiesto «una moratoria» sul tema e, oltre all’assegno unico già elaborato da Stefano Lepri, ha illustrato la proposta dem che incrocia figli e scuola: «Accesso a costo zero assoluto fino al diploma per ogni primo figlio sotto un reddito Isee di 30mila euro e senza limiti per ogni figlio successivo al primo».

Ecco in cosa consiste la proposta (costo 16 miliardi)

Uno strumento semplice: un aiuto universale slegato dal reddito. La nuova proposta ha una caratteristica che poi è alla base, come metodo, della “rivoluzione” adottata dal Forum: è «semplice e immediatamente comprensibile per tutti». E dunque: per ogni figlio 150 euro al mese (1.800 l’anno), importo crescente al salire del numero dei figli e, soprattutto, indipendente da ogni tipologia di reddito, familiare o Isee, e dalla condizione lavorativa dei genitori. «Esattamente come nel resto d’Europa», si sottolinea al Forum. Un assegno estendibile oltre i 18 anni d’età e fino ai 26 anni (se studenti in regola con il corso di studi),incrementato se il figlio è disabile e passibile di un ulteriore aumento in caso di assorbimento delle attuali detrazioni Irpef. Esteso anche a incapienti, disoccupati, lavoratori precari e atipici, categorie ora escluse dagli assegni familiari. Contestualmente, si andrebbe a ritoccare all’insù l’importo degli assegni familiari, sempre ad almeno 150 euro a figlio.

Il costo dell’operazione? Presumibilmente sui 16 miliardi di euro. Per questoil Forum suggerisce anche un’eventuale introduzione graduale, partendo dalle famiglie numerose (da 3 figli in su). Sarebbe una formulazione che, rispetto a oggi, avvantaggerebbe soprattutto le classi medie, finora le più penalizzate. L’importo degli assegni al nucleo italiani, infatti, «è in linea con quello degli altri Paesi europei solo per le fasce di reddito molto basse (sotto i 15 mila euro lordi a famiglia) – si legge in uno studio del Forum –; per il ceto medio (dai 50mila euro in su) cala paurosamente, mentre negli altri Paesi resta invariato». Il motivo? Perché in questi Paesi non dipende dal reddito, ma dal numero di figli. L’essenziale è partire, perché in Italia il declino demografico fa sì che ogni anno sparisca l’equivalente di una città di 180mila abitanti.

Avvenire

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