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L’annuncio cristiano è per tutti

Tradurre nelle principali lingue locali il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti del concilio Vaticano II: sono queste solo alcune delle principali iniziative messe in cantiere in occasione dell’Anno della fede dalle quindici diocesi del Nord-Est dell’India, regione etnicamente molto diversificata, che si estende sul territorio di sette Stati della federazione indiana. Il programma è contenuto in una lettera pastorale diffusa dai vescovi delle quindici diocesi interessate al termine di una riunione che si è svolta nei giorni scorsi ad Agartala, capitale dello Stato del Tripura. Il documento – secondo quanto riferito dall’agenzia Ucanews – esamina le principali sfide sociali presenti in una regione fortemente segnata dalle differenti tradizioni culturali e religiose, cui si sommano spesso localmente un clima di tensione e le problematiche relative alla povertà, all’immigrazione irregolare, al sottosviluppo e alla corruzione. I presuli della regione si dicono perciò allarmati per l’aumento della disoccupazione e, soprattutto, per una generale crisi dei valori che genera decadenza morale e sfocia in una visione materialista e consumista. Per altri versi i vescovi segnalano il parallelo aumento del laicismo e del fondamentalismo, con una proliferazione delle sette che minaccia le fedi religiose tradizionali. In questo contesto i presuli hanno varato un nutrito programma di iniziative modulate sulle proposte emerse nel corso della Conferenza pastorale delle diocesi del Nord-Est dell’India svoltasi nel settembre dello scorso anno. Come principali priorità sono state individuate appunto la traduzione nelle più importanti lingue locali dei due testi fondamentali cui fa espressamente riferimento l’Anno della fede, inaugurato nell’ottobre scorso nel cinquantesimo anniversario di apertura del Vaticano II e nel ventesimo di pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica. L’intenzione è soprattutto quella di intensificare tra i fedeli la riscoperta della vita sacramentale, della catechesi oltre a un maggiore approfondimento della Sacra Scrittura. In questo ambito, i vescovi sollecitano nuovo vigore nello studio dei documenti conciliari insieme allo sviluppo delle esperienze di condivisione, della devozione mariana e dei pellegrinaggi. La traduzione in oriya, la lingua locale, del catechismo, delle vite dei santi e dei principali documenti del magistero è anche uno degli obiettivi indicato per l’Anno della fede dai vescovi dell’Orissa, Stato indiano dove i cristiani sono stati spesso vittime di violenze e persecuzioni. In una lettera pastorale diffusa nelle scorse settimane i presuli – secondo quanto riferito da AsiaNews – hanno esortato sacerdoti, religiosi e laici a testimoniare convintamente Cristo nella società. L’Anno della fede “deve rafforzare la Chiesa dell’Orissa, affinché sostenga i fedeli cristiani nei loro problemi più urgenti: persecuzione, laicismo, differenze culturali e povertà”. Nel documento è stato suggerito un piano d’azione in tre livelli: regionale, diocesano e parrocchiale. Fondamentale soprattutto è la rilettura del Catechismo della Chiesa cattolica, dei documenti del Vaticano II e delle vite dei santi, disponibili anche in lingua oriya. “Ognuno di noi è chiamato a rinnovare il proprio impegno per comunicare la propria esperienza di fede agli altri, promuovendo incontri con non credenti. Nel nostro cammino di fede dobbiamo tenere il nostro sguardo fisso su Gesù. Dobbiamo seguire l’esempio di fede degli apostoli, che hanno lasciato tutto per seguire Gesù”. Per fare questo, i presuli invitano a meditare la lettera apostolica Porta fidei, anch’essa tradotta in lingua oriya.
(©L’Osservatore Romano 14 aprile 2013)