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L’amore reciproco mostra la verità di Dio Agape

di: Antonio Staglianò

Lettera pop-teologica al popolo di Dio che vive nella Diocesi di Noto,  perché si abbia consapevolezza delle “vere eresie” trinitarie diffuse nell’odierno cattolicesimo convenzionale e le si eviti con fede cattolica matura.

trinità

Carissime sorelle e fratelli,

tutti voi fedeli laici, diaconi e presbiteri, religiose e religiose, la pace del Dio trinitario vi raggiunga nell’intimo dei vostri cuori e vi doni la gioia che solo l’Amore può portare nella nostra vita.

La carne della Trinità si vede

1. La dottrina del Dio Trinità è davvero difficile. Lo sanno bene gli studenti di teologia che “maledicono” (si fa per dire) i loro professori di teologia trinitaria, in particolare gli scrittori di trattati sulla Trinità, spesso molto ostici, talvolta incomprensibili. Eppure questa “dottrina difficilissima”, corrisponde a una verità “evangelica semplicissima”: Dio è solo e sempre amore.

Il mysterium logicum della dottrina trinitaria (=la teoria sulla Trinità con tutti i concetti accertati dalla tradizione per poter dir qualcosa) è fondato nel mysterium salvificum della “evidenza nuova” assunta dalla parola-di-Dio nell’evento di Gesù Cristo: Dio è un agente nel quotidiano di uomini e donne in ogni tempo, l’alleato dell’uomo, un suo interlocutore affidabile, aiutando e sostenendo il faticoso sforzo di tutti per la costruzione di una vita giusta e pacificata su questa terra.

Bene! Messa così, si comincia a vedere persino la “carne della Trinità”: è precisamente la “carne dell’amore” di quello che tu credi di Gesù, dell’opera di Dio in Gesù e soprattutto di quello che tu puoi fare amando, per la potenza dello Spirito Santo che abita in te e nel corpo della Chiesa.

L’amore reciproco mostra la verità di Dio Agape

2. Tutti, perciò, siamo in Gesù figli e figlie, fratelli e sorelle: Dio è il “Padre nostro”, che chiama a condividere la sua vita di amore, richiedendo la comunione come il bene più prezioso e come la vera forza della gioia su questa terra, ristabilendo così la giustizia alla quale gli affetti degni dell’uomo sono destinati sin dall’origine creaturale, promuovendo la loro liberazione dallo strapotere del male. Il reciproco amore è pertanto la via migliore per irradiare le verità del Dio amore: «da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

Vorrei dirtelo con “cenni poetici”, trascrivendo una poesia che ho scritto da giovane, per sintetizzare con un linguaggio più proprio la nostra fede teologica nella Trinità.

Inno ad Agape

Chi può conoscerti
misterioso abisso d’Amore
sei Uno in Te stesso
e Padre e Figlio e Spirito
Sorgente inesauribile
Obbedienza fedele
Dono fecondo.

L’Amante l’Amato l’Amore

Traboccante in te
e “fuori”
Volto nascosto e mostrato
offri la vita
in Te dissolvo la paura
per Te riprendo coraggio
a Te volgo anelante lo sguardo
per amare e vivere.

Tu
attrai
compatisci
coinvolgi
e io non ho parole
so della pochezza
del dramma della finitudine.

Come adorarti
“nella parola del Silenzio
o nel silenzio della Parola”
mi perdo in virtuosismi
vaniloquio sterile
e muto.

Altra totalmente altra
la tua limpidezza
altra e accanto e dentro
interior intimo meo
trascendi e sei qui
Nome impronunciabile
eppure visibile
Nel dono della vita
sulla croce senza rose
gloriosa.

L’essenza del cristianesimo: ritmo trinitario della vita

3. Il Magistero di san Giovanni Paolo II rappresenta l’apice di una rinnovata sensibilità spirituale e teologica che ha permesso di far entrare, con maggiore proprietà, la Trinità in tutti i testi ufficiali della Chiesa. Nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente del 10 novembre 1994, egli ha posto l’obiettivo della “fase celebrativa” del grande giubileo del duemila proprio nella glorificazione della Trinità, «dalla quale tutto viene e alla quale tutto si dirige, nel mondo e nella storia», conferendo al cammino ecclesiale un “profondo ritmo trinitario”. Lo scopo ultimo è quello di evidenziare meglio il mistero dell’Incarnazione come “compimento del tempo”, per il fatto che Dio stesso, in Cristo, si è calato dentro la storia dell’uomo, «l’eternità è entrata nel tempo» e «il tempo diventa una dimensione di Dio, che in sé stesso è eterno» (TMA nn.9-10).

Mistero di Cristo e mistero della Trinità si coimplicano reciprocamente.

Con le illuminanti metafore dello Scheeben (1835-1888), l’Incarnazione è «come il fiore d’una radice che ha la sua origine nel processo trinitario, come lo sviluppo di un germe insito in esso, come lo straripare di una corrente copiosissima, fluttuante nella produzione trinitaria» (in I misteri del cristianesimo). Sarà allora impossibile conoscere trinitariamente Dio senza riconoscere la singolare “essenza del cristianesimo”, la sua fondamentale caratteristica rispetto alle altre religioni, l’Incarnazione del Verbo di Dio: «qui non è soltanto l’uomo a cercare Dio, ma è Dio che viene in persona a parlare di sé all’uomo e a mostrargli la via sulla quale è possibile raggiungerlo» (TMA n.6).

D’altra parte la triunità di Dio illumina il mistero dell’Incarnazione, evento in cui il Figlio stesso di Dio è presente personalmente e nel quale il Padre guarda gli uomini in modo nuovo, conferendo loro una nuova identità e donando un nuovo peso alla loro libertà: nel Figlio egli interpella l’uomo in maniera definitiva, effondendo lo Spirito per rendere possibile una risposta adeguata alla peculiare relazione inaugurata con la sua ultima e insuperabile autocomunicazione nella storia.

Tutto cambia nell’esistenza dell’uomo, se si crede nel Dio-agape

4. L’ultima e definitiva rivelazione di Dio è quella nella quale la parola-Dio mostra la capacità di ospitare realmente l’esperienza della parola-di-Dio del Figlio di Dio incarnato, che i credenti nella fede accolgono, riconoscendola grazie allo Spirito santo, compagno di strada di ogni uomo, in tutti gli spazi dell’universo. La fede nella Trinità è offerta di redenzione agli uomini, strada per raggiungere la pienezza della vita. Pertanto questa “dottrina difficile” rinasce sempre nella carne di uomini e donne che seguono Gesù e obbediscono ai suoi comandamenti.

Cambia davvero tutto, nell’esistenza dell’uomo se si crede nel Dio-Agape.

Dio ha cambiato l’universo, ricreandolo, e ha immesso nel mondo una linfa salvifica nuova per la trasformazione della storia umana nella giustizia e nella pace. Il Dio-Amore si manifesta nell’onnipotenza singolare che sola sconfigge gli ostacoli laceranti del peccato umano: quella che attraversa il dramma dell’impotenza umana nella libertà dell’amore e spinge il dono di sé fino alla morte di croce.

La distanza abissale tra l’uomo e Dio è superata, l’uomo è riconciliato con Dio attraverso la rivelazione del suo amore infinito e intramontabile, perché eterno, unico e identico con la sua stessa essenza: Dio è amore. Dio ama la vita dell’uomo e vive l’amore per lui, definitivamente, nella libertà.

Se nel suo amore Dio si autocomunica personalmente, l’amore crocifisso di Gesù mostra veramente l’amore di Dio, permette di guadagnare l’identità della presenza divina nella storia. Là dove c’è l’amore che porta la traccia del gesto del Crocifisso, del dono incondizionato e unilaterale della vita come pane spezzato e sangue sparso per lavare i peccati del mondo, lì c’è Dio.

L’eresia trinitaria “in pratica”

5. Dovrebbe tenerlo bene a mente chi pensa di non essere “eretico” solo perché conosce a memoria la dottrina trinitaria “dell’unico Dio in tre persone uguali e distinte” e “crede di credere bene e correttamente”, perché sa pronunciare le formule e ti sa dire le proposizioni del dogma. Questi dovrebbe sapere anzitutto che – da quando il Verbo si è fatto carne – esistono “eresie pratiche” non più sopportabili nella Chiesa cattolica: la radice dell’eresia che riguarda la Trinità è concentrata in tutto quanto disincarna l’amore, è non-amare, è non-amare secondo Gesù, non obbedire al comandamento dell’amore (= amatevi come io ho amato voi). D’altronde basta leggere la Prima Lettera di San Giovanni per essere diffusamente istruiti su questo: chi non ama il fratello (perché lo odia, lo calunnia, lo diffama, lo “isola tramando insidie”, “tende lacci”, intriga contro di lui, si organizza per farlo cadere e sprofondare nella vergogna, lo travolge nella “rissa delle lingue”, si vendica o abusa etc. etc.), costui – se dice di credere nella Trinità – è un bugiardo e falsifica con la sua vita la bellezza del volto di Agape.

E non è l’eresia la falsificazione della verità di Dio?

Carissimi, nonostante le sofferenze per questa pandemia, e dentro questo grande dolore, per essere cristiani, cioè adoratori della Trinità, dovremo diventare sempre meglio “custodi di tutti i nostri fratelli”, specialmente dei poveri, degli scartati, dei respinti dalle forme assurde e barbare delle società dell’ipermercato. Papa Francesco, in una Lettera del 12 Aprile 2020 ai “Movimenti popolari”, ha chiesto uno scossone delle nostre “coscienze addormentate”, affinché si «produca una conversione umana e ecologica che ponga fine all’idolatria del denaro e metta al centro la dignità e la vita».

La Trinità di Dio vi benedica, perché possiate essere veri testimoni di Agape nella vita. Vi voglio bene in questo amore trinitario, nella speranza di essere tra noi, come vuole Gesù, la “stessa cosa”, ut unum sint, perché siano unità, comunione, agape.

Noto, 7 Giugno 2020, Solennità della santissima Trinità

Antonio Staglianò,
vescovo