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La voce di chi non ha voce: Lush, sogno tramontato

Pasta a pranzo, pasta a cena. La carne non entra più nel menù di Lush e della sua famiglia: i viveri che porta ogni mese la Caritas sono accuratamente razionati perché durino il più a lungo possibile. Quanto possono resistere così un uomo, una donna, tre bambini? Non molto e difatti Lush è logorato dalla disperazione. Prima del 2010 le cose funzionavano: faceva il muratore nella provincia di Milano, la moglie le pulizie a ore, i figli (un ragazzo di 16 anni e due gemelli di 11) andavano a scuola. Poi il vento è girato al contrario: la ditta lo ha messo in cassaintegrazione per 8 mesi e nel 2011 ha chiuso i battenti. Da allora l’uomo non è stato più in grado di trovare un lavoro. Una sfilza di «Se ci serve, la chiamiamo noi», ma il telefono non squilla. Nel frattempo i risparmi finiscono, le bollette non vengono più pagate, l’affitto nemmeno. Lush e la sua famiglia sono entrati nel circuito dell’assistenza Caritas, come migliaia di altri: il pacco viveri, alcune bollette di luce e gas saldate in extremis prima del taglio della fornitura. Ora c’è anche lo sfratto, a luglio i cinque si troveranno sulla strada e non sanno cosa sarà di loro. Il Comune ha consigliato a Lush di tornare al suo Paese, in Albania. Come se fare la fame di là dell’Adriatico fosse diverso che farla qui. Lui non vuole, si dispera, i suoi figli sono nati in Italia e il sogno di un futuro migliore almeno per loro resiste nonostante la tentazione, a volte, di farla finita. Si può aiutare Lush e la sua famiglia anche con un piccolo contributo sul ccp 15596208 intestato ad Avvenire, “La voce di chi non ha voce”, P.zza Carbonari 3, Milano. Gli assegni devono essere intestati ad Avvenire, “La voce di chi non ha voce”. Si può anche effettuare un bonifico a favore di Avvenire, “La voce di chi non ha voce”, conto n. 12201 Banca Popolare di Milano, ag. 26, cod. IBAN IT65P0558401626000000012201.
avvenire.it