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«La via di Cristo “conduce alla vita”, una via opposta “conduce alla perdizione” (Mt 7,13)

La parabola evangelica delle due vie è sempre presente nella catechesi della Chiesa. Essa sta ad indicare l’importanza delle decisioni morali per la nostra salvezza». (Catechismo 1696)
L’esistenza umana non è un copione scritto in anticipo, che il soggetto ha semplicemente da recitare. Espressione questa di una visione deterministica e fatalistica della vita. Si tratti di un determinismo religioso, ad opera di un dio padrone e arbitro dell’umano destino, o di un fatalismo agnostico, ad opera di forze esoteriche e occulte. Non è questa la concezione biblica, e in particolare evangelica, del vivere umano. Della vita non siamo né succubi né spettatori. La vita ci coinvolge: è la mia vita, la vita che io sono. Il suo riconoscimento, il suo indirizzo, il suo esito dipendono da me: da come io la considero e la dirigo, dalle vie lungo cui la percorro. Vie che nel loro orientamento ultimo e decisivo confluiscono su due: «La via che conduce alla vita» e «la via che conduce alla perdizione» (cf Matteo 7,13-14). Siamo al bivio cruciale dell’esistenza e della sua coscienza.
Consapevole che è «in gioco», è «in questione» la vita, è nelle aspirazione d’ogni uomo e d’ogni donna metterla al sicuro, realizzare la vita, metterla al sicuro e non perderla. Realizzarla non solo in rapporto al particolare ma al tutto. Realizzarla si deve. Ma si può? E come? Per quale via? Qui c’incontra «il Verbo della vita», in cui «la vita si è fatta visibile» (Giovanni 1,1-2). Così da dire di sé: «Io sono la vita». E ad un tempo «io sono la via». Gesù è la via della Vita. Egli è venuto ad insegnarcela, assumendo la nostra stessa vita, e percorrendola come il pastore davanti a noi: «Io sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza» (Gv 10,10). Alla sua sequela noi impariamo a guadagnarla la vita e non perderla (cf Marco 8,35-36), per la «via stretta» della croce che porta alla Pasqua. «Perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione» (cf Matteo 7,13-14)

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