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La verità si propone non si impone…

Il 29 maggio a Roma, presso l’Istituto patristico Augustinianum, è stato  presentato il volume Cristiani nella società del dialogo e della convivenza (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013, pagine 235, euro 18 >>> acquista online su ibs ) che raccoglie – con una prefazione del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone – una serie di discorsi tenuti dal cardinale arcivescovo di Barcellona Lluís Martínez Sistach tra il 1986 e il 2012. Nel capitolo iniziale il cardinale affronta il tema del ruolo della Chiesa nella società e il significato della laicità dello Stato.
“Quando noi – scrive il porporato – cristiani parliamo dello sviluppo dobbiamo intenderlo così come proposto dalla Populorum progressio, vale a dire come lo sviluppo di tutti gli uomini e dell’uomo integrale.
L’autentico sviluppo dell’uomo concerne, in modo unitario, la totalità della persona in tutte le sue dimensioni. Paolo vi, afferma nella sua enciclica, che il progresso – nella sua fonte e nella sua essenza – è una vocazione: “nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione”. Questo è proprio ciò che legittima l’intervento della Chiesa nella problematica dello sviluppo. Se ciò riguardasse solamente gli aspetti tecnici della vita dell’uomo e non il senso del suo camminare nella storia, la Chiesa non avrebbe nulla di cui parlare.
La dimensione pubblica della religione, o se si vuole della Chiesa, è di somma importanza. Dato che la convivenza delle persone nella società è qualcosa di innato alla persona umana e prendendo in considerazione che la presenza della religione è anche una realtà che non può essere vissuta al di fuori della società, è normale che la religione abbia una presenza pubblica nella convivenza sociale.
È necessario distinguere tra ciò che è “laicità dello Stato” e ciò che è una “società laica”. Non si può ignorare che la laicità dello Stato è al servizio di una società pluralistica nella sfera religiosa. Una società laica, invece, comporterebbe la negazione sociale del fenomeno religioso o, almeno, del diritto di vivere la fede nella sua dimensione pubblica. Cosa che sarebbe contraria alla laicità dello Stato. La Chiesa, lungi dal chiudersi in se stessa rinunciando all’azione, deve mantenersi viva e incrementare il suo dinamismo. I cristiani devono dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi delle gente. Se sapremo farlo, la Chiesa renderà un grande servizio ai nostri Paesi.

(©L’Osservatore Romano 30 maggio 2013)