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La testimoniannza di don Nur: «Mai rispondere con la violenza: me lo ha insegnato mio padre, a cui Charlie non piaceva per niente»

di Nur El Din Nassar | 11 gennaio 2015 – vinonuovo.it
La testimoniannza di don Nur: «Mai rispondere con la violenza: me lo ha insegnato mio padre, a cui Charlie non piaceva per niente»

pace

«Il dialogo deve passare soprattutto attraverso le differenze, perché quando si dice “siamo tutti uguali, abbiamo tutto in comune” il dialogo è chiuso, mentre invece è nella diversità che rimane aperto. Dal punto di vista sociale invece parlerei di interazione piuttosto che di integrazione, così come sostiene l’imam di Padova. L’interazione non presuppone infatti soltanto il desiderio di essere riconosciuti come minoranze, bensì anche il dovere di inserirsi nella società con le stesse responsabilità, i diritti e i doveri degli altri cittadini». Parole pronunciate da don Nur El Din Nassar, prete trentaquattrenne della diocesi di Novara, e raccolte in un’intervista pubblicata su Korazym.org. Don Nur, ordinato sacerdote nemmeno tre anni fa, è – come la madre, cattolica – originario di Domodossola (Vb), cittadina nella quale il padre, musulmano, ha fondato una piccola comunità islamica.

È proprio a partire dalla testimonianza di suo padre – scomparso due anni fa a causa di una grave malattia – che il sacerdote commenta l’attentato compiuto a Parigi. Vi proponiamo le sue parole, sicuri che in questi giorni di rabbia e tensione una “piccola” storia come la sua possa essere una fresca goccia di speranza. (Elisa Bertoli)

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Io non sono Charlie, e non ho mai amato e condiviso la sua satira. Però sono contento della libertà alla quale crediamo, anche con idee su di essa molto diverse. Sono contento che possiamo vivere assieme io e Charlie, che possiamo discutere e anche graffiarci con le parole, ma nessuno dei due calpesterà mai l’altro e nemmeno si azzarderà a spegnere la vita dell’altro. Io non sono per nulla Charlie, ma sono orgoglioso di una cultura conquistata a fatica che ci permette di vivere nella stessa casa.

Mai rispondere con la violenza, me lo ha insegnato mio padre, a cui Charlienon piaceva per niente. Mio padre non ha mai sopportato le vignette diCharlie, ma non avrebbe mai accettato qualsiasi giustificazione anche solo a togliere un capello a Charlie. Mio padre mi ha insegnato il rispetto e ha compiuto la sua vita senza mai un gesto violento, una parola violenta. È venuto in Italia e non solo ha rispettato questo Paese e la sua gente, ma l’ha amata, è stato un buon cittadino.

Io non sono Charlie, e qualche volta – pensando a mio padre – quelle vignette mi hanno ferito (non capisco il collegamento tra islam e terrorismo), però è stato assolutamente sbagliato quello che ti hanno fatto, Charlie. Pregherò per te, Charlie, e mi mancherai nella nostra casa Europa (stavo per scrivere casa della libertà, ma in Italia non è opportuno per par condicio…).