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La strage. Nuovo naufragio nell’Egeo: altri 13 bambini morti

da Avvenire

Nuovo naufragio nel mar Egeo: due imbarcazioni cariche di migranti partite dalla Turchia alla volta della Grecia sono affondate la scorsa notte, causando la morte di almeno 22 persone, tra cui 13 bambini. Lo hanno riferito le autorità greche.

Altre 144 persone sono state tratte in salvo, ha riferito la polizia portuale greca, precisando che le due imbarcazioni sono affondate al largo delle isole greche Kalymnos e Rodi. Al largo di Kalymnos sono stati rinvenuti questa mattina i corpi senza vita di 19 migranti, tra cui sei donne, otto bambini e due neonati, morti nel naufragio della loro imbarcazione su cui viaggiavano “circa 150 persone”. Al largo di Rodi, più a Sud, sono stati recuperati i corpi di una donna, di un bambino e di un neonato.

Altri piccoli, dunque, sono annegati nel disperato tentativo dei migranti di raggiungere l’Europa passando dalla Turchia alla Grecia attraverso un Mar Egeo divenuto in queste settimane ancor più agitato, freddo e letale.

I naufragi dei giorni scorsi.
È di 11 bambini morti il bilancio di diversi naufragi avvenuti tra mercoledì e giovedì notte nelle acque dell’Egeo: la annuncia il ministero della Marina greco citato dai media di Atene Il precedente bilancio era di 5 minori morti. Altri 15 piccoli sono stati ricoverati a Lesbo e 3 trasportati con un C-130 militare nella capitale per essere posti in terapia intensiva.

La Guardia costiera greca ha soccorso 242 profughi dopo che il barcone su cui viaggiavano è naufragato al largo dell’isola di Lesbo. Nell’incidente sono morte almeno tre persone e c’è un numero imprecisato di dispersi. I soccorritori stanno continuando a cercare sopravvissuti ma le speranze si riducono con il passare delle ore. Tra i quasi 240 salvati, oltre a donne in stato di shock o colpite da ipotermia, vi sono molti bambini.

I precedenti. La morte dei piccoli richiama precedenti episodi avvenuti dall’inizio di settembre, quando le immagini del piccolo Aylan Kurdi e del fratello Galip senza vita sul bagnasciuga della spiaggia turca di Bodrum avevano smosso le coscienze, e la pressione dell’opinione pubblica aveva accelerato l’urgenza di agire a livello europeo. Il flusso di migranti è stato però segnato ad esempio dalla morte di tre bambini, e una donna, nel capovolgimento di un barcone al largo dell’isola di Kalymnos, sempre nell’Egeo, il 17 ottobre. Due piccoli, di due e 7 anni, erano annegati una settimana dopo proprio davanti a Lesbo per il naufragio di un barcone. Le acque della stessa isola avevano poi dato la morte, a metà mese, a una ragazzina e a un bambino annegati assieme a una donna per il ribaltamento di un gommone. La morte di due bambini era stata segnalata anche il 18 ottobre al largo dell’isola di Castelrosso (Kastellorizo) e di Farmaco (Farmakonisi). Un altro caso, la morte di un piccolo apparentemente di meno di un anno, vi era stato a Kos il 5 ottobre. Emozione mediatica era stata suscitata venerdì scorso da una barca di pescatori turchi che aveva salvato un bimbo siriano di 18 mesi disperso nelle acque al largo di Kusadasi, sulla costa egea della Turchia, dopo il naufragio del barcone carico di profughi su cui viaggiava verso le coste greche, avvenuto mercoledì. Il salvataggio era stato documentato da un video che mostrava il piccolo, rimasto a galla grazie al giubbotto salvagente, portato a bordo dai pescatori, che inizialmente temevano fosse morto per ipotermia.

Al netto del cono d’ombra delle morti non registrate, il bilancio di piccole vite potrebbe essere anche maggiore se si pensa che tra richiedenti asilo in Europa, come attesta l’Unicef Italia, una persona su quattro è un bambino. Inoltre tra gennaio e luglio 2015, sono stati 141.525 i bambini e adolescenti che hanno chiesto asilo in Europa, in media 20.217 al mese.