La storia. L’insegnante: «Amo i miei libri e li regalo alla biblioteca»

(Ansa d'archivio)

da Avvenire

«Per me un bel libro è un tempio. Siamo nell’era digitale, è vero, ma vorrei che i ragazzi non perdessero il piacere di sfogliare i libri, di accarezzarne le pagine». Charles Mackay non si è fermato al desiderio, decidendo di donare la sua collezione di ottomila volumi alla biblioteca comunale “Passerini Landi” di Piacenza, la città che l’ha accolto quasi cinquant’anni fa, «facendomi sentire a casa sin dal primo giorno»
Scozzese orgoglioso di esserlo, mister Mackay è cresciuto con il mito dell’Italia, grazie alla mamma Charlotte, che a lungo ha vissuto a Mentone, sulla frontiera franco-italiana, e alla zia Alice, emigrata con il marito per aprire una gelateria a Glasgow. «La lingua franca in casa nostra era l’italiano, lo parlavamo tutti e tre noi fratelli. Sono stato in vacanza per una settimana a Roma e a Mantova. Mi sono detto: se in questo Paese ci fossero solo queste due città, varrebbe comunque la pena di rimanere!».

La proposta di diventare insegnante all’Oxford Institute a Piacenza lo convinse a trasferirsi. Con la città emiliana è amore a prima vista: i palazzi nobiliari, le chiese, il teatro con una ricca stagione lirica e concertistica. «E il cibo», ride Mackay, che ha fatto dell’umorismo un cardine della sua vita, insieme al gusto per l’amicizia e per la lettura, passione ereditata dal papà medico. «Era permissivo con noi ragazzi, ma imponeva due regole da non trasgredire: non maltrattare la lingua inglese e non maltrattare i libri. Ancora adesso, prima di prendere un volume di pregio, vado a lavarmi le mani». In biblioteca ha testi d’arte, architettura, storia.

La maggioranza sono in italiano, altri in francese e tedesco. Le chicche: un libro in fiammingo e uno in lingua ceca, ricordi dei suoi viaggi. Gli mancheranno? «Per nulla, perché saranno nel posto ideale. Sono felice che altri possano continuare ad amarli e consultarli».

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