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La sfida delle Province: scuole «spente» per i tagli

Non ci stanno, le Province, a mandar giù in silenzio la sforbiciata del governo Monti. E così dissotterrano l’ascia di guerra, annunciando una serie di azioni di protesta. La battaglia a suon di dichiarazioni inizia intorno a mezzogiorno, quando il neo presidente dell’Unione province italiane, Antonio Saitta, nominato da una manciata di minuti, inaugura il mandato in modo perentorio: «Le Province faranno ricorso ai rispettivi Tar contro i tagli del governo – tuona -. I 500 milioni di euro in meno imposti con la spending review per il 2012 e il miliardo e 200 milioni previsti per il 2013, non sono sopportabili». Oltre all’azione giurisdizionale, Saitta (presidente della Provincia di Torino) esorta i colleghi ad altre iniziative comuni, per «aprire uno scontro con gli organi dello Stato».

La prima l’annuncia lui stesso, comunicando che le amministrazioni provinciali intendono chiudere i riscaldamenti nelle scuole, mettendo di fatto gli istituti nell’impossibilità di stare aperti nei giorni invernali più rigidi. Altre azioni verranno decise dal prossimo ufficio di presidenza e potrebbero riguardare «i trasporti e i centri per l’impiego», che probabilmente «verranno chiusi». Immediata la replica del ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, che nel far giungere a Saitta «i complimenti per l’elezione», lo invita a tenere un atteggiamento «più consono all’istituzione che rappresenta».

Ma il numero uno dell’Upi non retrocede: «Non siamo una lobby, ma un pezzo elettivo dello Stato e chiediamo rispetto. Se il governo non vuole ascoltarci, faremo comprendere ai cittadini come quei tagli li priveranno dei loro diritti». Le Province gestiscono gli edifici di 5.200 scuole secondarie (frequentate da 2 milioni e mezzo di alunni): «Non abbiamo i fondi per la manutenzione ordinaria, né per la messa in sicurezza – avverte Saitta – e neanche per le bollette di luce, acqua, telefono e gas. E quando arriverà l’inverno, non potremo neppure spalare la neve dalle strade».

Nel pomeriggio, una delegazione dell’Upi viene ricevuta dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli.

Conversazione affabile, ma ognuno resta sulle sue posizioni: Grilli, nel ribadire che «per il 2012, non c’è nulla da fare, i tagli restano. Per il 2013, si vedrà»; Saitta nel confermare i ricorsi al Tar e le azioni di protesta.
In serata, infine, il presidente dell’Upi tenta una mediazione con i presidi delle scuole, allarmati e offesi: «Li contatteremo per chiarire che vogliamo investire nelle scuole, ma se il governo taglia i fondi, non siamo in grado di assicurare il servizio. Chiediamo al ministro dell’Istruzione, Profumo, di liberare risorse, altrimenti sono i cittadini che perdono».

E che a rimetterci siano sempre gli incolpevoli utenti italiani, lo conferma indirettamente un altro piccolo dato di ieri: l’accorpamento delle province, secondo uno studio elaborato dal sito Facile.it, potrebbe comportare rialzi delle tariffe Rc auto per un milione e mezzo di automobilisti, per via dei rincari delle aliquote provinciali, che oscillano dal 9% di Aosta al 16% adottato da tre su quattro province italiane.

Vincenzo R. Spagnolo – avvenire.it