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La scelta della scuola: prima di tutto serve ascoltare

Sono il papà di una famiglia molto numerosa e ho già tre figli che stanno frequentando il liceo classico. Per permettere a ognuno di scegliere in completa libertà quale scuola frequentare dopo le medie, e senza interferenze, io e mia moglie portiamo il “candidato” fuori a cena perché ci dica cosa desidera fare dopo la fine delle medie. Quest’anno tocca alla nostra quarta figlia, gran mente matematica. Ci dice che vorrebbe scegliere il liceo scientifico (come immaginavamo) e chiosa dicendo anche che vorrebbe fare qualcosa di diverso dai suoi fratelli.
Ora le scrivo per avere un suo parere.
Paolo Grillo

La storia che abbiamo ricevuto contiene in sé molti spunti interessanti: una famiglia numerosa, la scelta della scuola superiore, il bisogno di sentirsi individui. La questione di fondo è davvero rilevante, per tutti. Per i giovani: come distinguersi tra fratelli dentro una condizione che potrebbe contenere il rischio di omologazione e appiattimento? Per i genitori: come garantire a ciascun figlio quello spazio, innanzitutto di rapporto, che assicuri le dovute attenzioni e la considerazione di sé come soggetto? La soluzione proposta dal nostro lettore mi pare semplice e al contempo felice: creare un momento di condivisione, una cena del figlio con i genitori, dove sia possibile l’ascolto e lo scambio di pensieri. Una cena fuori, dove fuori rappresenta anche fuori da voci che si sovrappongono, da pareri non richiesti, da tempi e ritmi a volte affannati. Non é affatto un estraniarsi, quanto un dedicarsi, senza esclusiva né esclusione degli altri. È dire al proprio figlio: stasera è a tema la tua scelta e noi siamo qui per ascoltare e capire meglio le idee che ti sei fatto, per darti il nostro parere, per vedere se c’è bisogno di muoversi, andare a vedere, sentire altri, prendere referenze.
La scelta delle superiori è una scelta importante, spesso carica di un eccesso di angosce e preoccupazioni. Vale davvero la pena ascoltare cosa hanno da dire i ragazzi, quale orientamento si sono fatti, e poi, insieme, valutare anche le indicazioni che provengono dagli insegnanti: loro spesso hanno avuto modo e tempo di conoscere gli studenti e valutare, ad esempio, la presenza di quell’attitudine e disponibilità allo studio, soprattutto teorico, richiesta da una scelta di tipo liceale. Uno studente che troppo spesso si chiede “a che cosa serve?” ciò che studia, ad esempio, potrebbe faticare sui banchi di un liceo dove l’applicazione pratica dei contenuti delle materie è quantomeno posposta. “A che cosa serve studiare storia, latino, matematica, scienze?” è un tipo di domanda ambivalente: da una parte può indicare la buona spinta a ricercare un valore e un senso in ciò che si studia, dall’altra può costituire l’obiezione a una forma di studio superiore che ricalchi, seppure nel suo approfondimento, quella già sperimentata nelle medie. In questo caso un’istruzione tecnica o professionale potrebbe fornire maggiore motivazione e desiderio di impegnarsi. Anche la vicinanza geografica non può rappresentare l’unico fattore di scelta, è bene identificare una scuola che dia garanzia di serietà di insegnamento, che sappia preparare al futuro, che offra un ambiente e un clima favorevole all’apprendimento e che sia capace di trattare gli studenti con rispetto implicandosi anche in attività di supporto qualora necessari.
E poi, non dimentichiamo, ci sono anche le scelte fatte dai fratelli più grandi. Evitiamo che diventino una zavorra: non sono necessariamente da ripetere né, in modo speculare, da evitare. Ogni figlio ha la sua storia, a noi spetta di aiutarlo a scriverla. Perché ogni figlio resta unico, anche quando ha una schiera di fratelli.
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