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La prima foto dell'intero universo

È stata realizzata realizzata dal satellite Planck dell’Agenzia Spaziale Europea. Stelle e galassie formerebbero appena il 4 per cento di ciò che esiste. Il resto per ora sfugge.

07/07/2010

Il satellite Planck prima del lancio dalla base spaziale di
Kourou, nella Guyana Francese.
Il satellite Planck prima del lancio dalla base spaziale di Kourou, nella Guyana Francese.

È l’immagine della creazione. O, almeno, quello che più si avvicina: la prima fotografia dell’intero universo realizzata dal satellite Planck dell’Agenzia Spaziale Europea. Non una normale fotografia, ovviamente, ma un collage ottenuto grazie a una macchina particolare che ha ripreso la radiazione di fondo che permea l’intero universo.

    Una debole emissione di microonde prodotta dall’immane esplosione di energia che, circa 13,7 miliardi di anni fa, ha dato inizio allo spazio, al tempo e alla materia. Il primo vagito del cosmo. “Abbiamo raggiunto lo scopo”, ha commentato David Southwood, direttore dell’esplorazione scientifica e robotica dell’Agenzia Spaziale Europea. “Stiamo aprendo la porta di un Eldorado dove gli scienziati potranno scoprire le pepite che permetteranno una migliore comprensione di come l’universo si è formato e di come funziona”.

    Molti sono i quesiti legati alla creazione. L’universo, come oggi lo conosciamo, è formato da centinaia di miliardi di galassie, ciascuna delle quali comprende centinaia di miliardi di stelle come il nostro Sole. Ma non è sempre stato così. Nel 1929 Edwin Hubble scoprì che le galassie si allontanano fra di loro tanto più velocemente quanto più sono distanti fra noi. Il primo indizio che ha portato alla scoperta del Big bang, il “grande botto”.

    In origine non esisteva né il tempo, né lo spazio, né la materia, ma solo un’immensa quantità di energia concentrata in un punto. Poi, poco meno di 14 miliardi di anni fa, l’immensa esplosione che ha dato origine a tutto e dalla quale è iniziata l’espansione dell’universo. La “luce” fotografata dal satellite Planck è il calore residuo prodotto da quell’evento. Non a caso gli scienziati la chiamano radiazione fossile.

    Questo è ciò che sappiamo, ma a mano a mano che cresce la conoscenza aumentano gli interrogativi. Il più grande è legato alla cosiddetta “materia oscura” e all’altrettanto misteriosa “energia oscura” che sembra accelerare l’espansione dell’universo. I calcoli legati ai moto delle galassie portano a una massa del cosmo di gran lunga superiore a quella di tutti i corpi celesti.

    In altre parole, l’universo sarebbe costituito per la maggior parte da materia invisibile, sulla cui natura esistono molte ipotesi e nessuna certezza. Secondo alcune stime, stelle e galassie formerebbero appena il quattro per cento di ciò che esiste. Il resto per ora ci sfugge.

Giancarlo Riolfo – famigliacristiana.it