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La pastorale si fa green

di VITTORIA PRISCIANDARO

Da alcuni anni ormai nelle comunità cristiane italiane sta prendendo piede l’idea che non basta fare proclami per la salvaguardia del Creato, ma occorre compiere scelte “verdi” nel quotidiano, adottando degli stili di vita più sobri e rispettosi dell’ambiente. Una consapevolezza, questa, che sta dando risultati e frutti concreti.

Una giovane coppia coltiva il proprio orto. ( foto CORBIS).

Una giovane coppia coltiva il proprio orto. ( foto CORBIS).

Le prime note abbozzano una melodia ancora in divenire. Che il frastuono tutto attorno, spesso, mette a tacere. Eppure si moltiplicano i pianisti, direbbe l’economista Leonardo Becchetti, perché anche nelle Chiese qualcosa si muove e crescono le iniziative sugli “stili di vita” sostenibili sia per il pianeta – o, come si preferisce dire nel mondo cattolico, il Creato – che per il portafoglio: «Il sistema economico», spiega Becchetti, «è disseminato di pianoforti che possono suonare armonie molto belle, ma nulla accade senza suonatori. Non esiste nessuna mano invisibile che risolve meccanicamente i nostri problemi riconciliando magicamente egoismi privati in ben-essere per la società tutta. Una visione più realistica dell’economia ci dice invece che i pianoforti suonano le loro armonie nella misura in cui gli elementi meccanici con cui sono stati costruiti vengono attivati da regole del gioco lungimiranti e da attori socialmente responsabili, imprese e cittadini». La suggestiva metafora è stata proposta dall’economista nel novembre scorso ai partecipanti al quinto seminario della Rete interdiocesana Nuovi stili di vita. Decollata sei anni fa da Padova, la Rete oggi coinvolge 66 diocesi, è divisa in quattro aree geografiche – Centronord, Adriatica, Tirrenica, Sicilia – e fa parte del gruppo “Responsabilità per il Creato” dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Cei.

Una sorta di «chiesa di paglia» nel monastero toscano di Siloe ( foto A. CANDIDO).

Una sorta di «chiesa di paglia» nel monastero toscano di Siloe ( foto A. CANDIDO).

Si tratta di una delle espressioni più interessanti e più organizzate della cosiddetta «pastorale green» che in Italia, e molto di più all’estero, interpella in maniera crescente le comunità cristiane. «Non è solo una questione numerica: dietro, ci sono tante iniziative, volontà, impegni, percorsi», racconta padre Adriano Sella, fondatore e responsabile della Rete. Si va dall’Equobar di Vicenza, dove si gustano e si vendono prodotti del commercio equo, i soci sono riuniti in un gas (gruppo di acquisto solidale) e si organizzano viaggi e momenti di informazione “alternativa”; alle iniziative per i ragazzi delle scuole superiori di Foligno, dove il progetto Cittadini del mondo coinvolge migliaia di giovani sui temi della cittadinanza e della salvaguardia del Creato: «L’esperienza nasce da un’alleanza tra i presidi e gli insegnanti di religione, con un percorso educativo che conduce alla Giornata cittadina della salvaguardia del Creato, in maggio, quando ogni scuola presenta il suo lavoro».

L'interno della centrale a biomassa di Morgex (Aosta, foto LEGAMBIENTE/ANSA).

L’interno della centrale a biomassa di Morgex (Aosta, foto LEGAMBIENTE/ANSA).

A Padova, dove la Rete è nata, il progetto propone molteplici iniziative per educare ad avere un rapporto diverso con le cose, le persone, la natura e la comunità. Come L’angolo dei nuovi stili di vita, realizzato in parrocchie, patronati, circoli Acli dove informare su finanza etica, consumo critico, democrazia partecipativa. O la Tenda, un gazebo che viene allestito in spazi comunitari, durante feste o altri eventi, corredato da pannelli illustrati con percorsi tematici per far conoscere e promuovere i nuovi stili di vita. Ad Altamura, in Puglia, si è puntato invece sulla vendita di prodotti sfusi. Mentre a Senigallia la parrocchia di Chiaravalle, per l’ordinazione di un prete novello, ha regalato alla comunità la miniguida diocesana sui nuovi stili di vita, presentando per un’intera settimana ogni giorno un evento a tema. A Bolzano, durante la campagna elettorale, è stato realizzato una specie di decalogo dove, senza indicare persone o partiti, si parlava di punti «sostenibili» da considerare nei programmi per fare una scelta consapevole. E a San Severo gli operatori pastorali sono stati convocati per una tre giorni sui nuovi stili di vita, «facendo un cammino in modo da poter diventare a loro volta moltiplicatori».

Posa di pannelli solari in Vaticano (foto G. GIGLIA/ANSA).

Posa di pannelli solari in Vaticano (foto G. GIGLIA/ANSA).

A chi vuole dar vita a qualche iniziativa green nella propria parrocchia o comunità, padre Sella suggerisce di guardarsi intorno, vedere se nella propria diocesi, all’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, c’è già chi porta avanti questo tipo di cammino. Altrimenti, se si inizia da zero, basta prendere contatti con la Rete: «La prima cosa è lavorare nel quotidiano. Togliamoci dalla testa di fare cose straordinarie, altrimenti ci ingessiamo e non combiniamo niente. Facciamo tante scelte, basta iniziare a cambiare quelle più semplici». Un esempio? «Ogni giorno apriamo un rubinetto dalle 15 alle 40 volte. Cominciamo a non sprecare l’acqua. E da lì deriva tutto il resto. La sobrietà non è privazione, ma liberazione dal superfluo». Un’altra attenzione trasversale è quella che Becchetti definisce «il voto nel portafoglio». Ovvero, la decisione di premiare – attraverso le proprie scelte nei consumi e nel risparmio – le aziende socialmente responsabili: «Se i cittadini diventano consapevoli che le loro scelte sono atti politici attraverso i quali esprimono gradimento nei confronti delle imprese che vendono i prodotti, allora il mondo può cambiare».

Raccolta delle olive nei campi del Servizio cristiano di Riesi ( foto SERVIZIO CRISTIANO ISTITUTO VALDESE, RIESI).

Raccolta delle olive nei campi del Servizio cristiano di Riesi ( foto SERVIZIO CRISTIANO ISTITUTO VALDESE, RIESI).

La Conferenza episcopale italiana, nell’ambito dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, sta dedicando spazio a questi temi almeno dal 1999. Ha cominciato il responsabile dell’epoca, don Mario Operti, con un percorso che si è mosso sul doppio binario dell’approfondimento etico-teologico e del sostegno a iniziative concrete, come quelle della Rete dei nuovi stili di vita. Sul primo versante l’ufficio ha cercato la collaborazione dei teologi – con i moralisti dell’Atism guidata dall’allora vescovo di Bolzano Karl Golser e con l’Ati di Piero Coda – e nel corso degli ultimi anni ha dato vita a diversi cicli di seminari di studio. Il penultimo ha avuto al centro il tema della creazione e del dono e si è concluso con un convegno nazionale, a Padova, nel 2011, di cui sono già stati pubblicati gli atti. L’ultimo ciclo di seminari ha invece cercato di approfondire il problema dei modelli fondativi di etica ambientale nella loro capacità di generare stili di vita in un contesto di fede e ha avuto la sua conclusione ad Assisi, agli inizi di marzo. Proprio in questi giorni è stato pubblicato il volume Custodire il creato. Teologia, etica e pastorale, edito dalle Dehoniane, che raccoglie i materiali del percorso del gruppo “Responsabilità per il Creato” con Ati e Atism, mentre ulteriori testi usciranno tra breve in una pubblicazione elettronica.

Una scultura nel giardino del monastero di Siloe ( foto A. CANDIDO).

Una scultura nel giardino del monastero di Siloe ( foto A. CANDIDO).

«Il nostro lavoro si muove tra fondazione teologica, elaborazione etica e traduzione pastorale, fino a giungere alle buone pratiche», sintetizza il teologo Simone Morandini, che insegna Ecumenismo all’Istituto San Bernardino di Venezia, coordina il progetto “Etica, filosofia e teologia” della Fondazione Lanza ed è membro del gruppo “Responsabilità per il Creato” della Cei. «Il lavoro sugli stili di vita è diventato un leitmotiv dell’attenzione ecclesiale sulle tematiche ambientali: ciò significa sobrietà, ma anche una certa attenzione per quelle soluzioni anche tecniche che consentono di produrre beni e servizi senza impattare eccessivamente sull’ambiente». Proprio l’attenzione a non produrre soltanto idee, ma anche percorsi qualificati – dalla progettazione edile alla creazione di modelli di microeconomia sostenibile – ha fatto sì che l’ufficio chiamasse tra i suoi consulenti non solo teologi, monaci e pastori, ma anche tecnici, ingegneri ed economisti, in grado di dare piedi e mani alle buone idee e ai desiderata pastorali. «Il mio lavoro consiste nel dare a ogni progetto che mi viene proposto la chiave del basso impatto ambientale», spiega per esempio Stefania Proietti, laureata in Ingegneria meccanica ed energetica ed esperta in gestione di sistemi energetici.

Gli enormi camini della centrale geotermica di Pomarance, in provincia di Pisa ( foto ATLANTIDE PHOTOTRAVEL/CORBIS).

Gli enormi camini della centrale geotermica di Pomarance, in provincia di Pisa ( foto ATLANTIDE PHOTOTRAVEL/CORBIS).

Stefania, che lavora all’Università di Perugia, ha partecipato alle Conferenze internazionali sul clima, ha creato una serie di società che fanno consulenza su questi temi e fa parte dell’Ufficio “Nuovi stili di vita” della diocesi di Perugia. «I tecnici hanno la grande responsabilità di cercare le soluzioni migliori anche dal punto di vista economico, per far sì che il basso impatto ambientale o l’energia alternativa non vengano concepite come un lusso che solo pochi eletti possono concedersi». In questo, aggiunge, occorre «fare anche un grande lavoro di divulgazione culturale nelle comunità ecclesiali ma anche nelle pubbliche amministrazioni».

Un parcheggio di biciclette a Venezia ( foto J. ROSS/SPACES IMAGES/CORBIS).

Un parcheggio di biciclette a Venezia ( foto J. ROSS/SPACES IMAGES/CORBIS).

Le proposte che vengono da Roma hanno spesso un feedback nella sensibilità di pastori che su questi temi ormai stanno riflettendo da tempo nelle loro diocesi. A Savona, per esempio, quest’anno la Quaresima è stata all’insegna del «digiuno» dalla carta. Per la prima volta non è stato inviato alle parrocchie nulla di cartaceo: niente manifesti, niente opuscoli, ma un più agile materiale informativo via e-mail cui è seguita ogni settimana una newsletter. Anche in Campania le Chiese progettano di sostituire carta per lettere e altri documenti con strumenti elettronici.

La raccolta delle olive al Servizio cristiano di Riesi, un centro ecumenico che sorge in provincia di Caltanissetta (foto SERVIZIO CRISTIANO ISTITUTO VALDESE, RIESI).

La raccolta delle olive al Servizio cristiano di Riesi, un centro ecumenico che sorge in provincia di Caltanissetta (foto SERVIZIO CRISTIANO ISTITUTO VALDESE, RIESI).

Monsignor Ciro Miniero, nuovo vescovo di Vallo della Lucania e delegato regionale per la cultura e le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale campana, ha annunciato infatti che e-mail dirette ai computer o ai tablet di sacerdoti o diocesi sostituiranno le comunicazioni cartacee che, fino a poco tempo fa, avvisavano chiese e comunità di incontri e appuntamenti. Gli sms, dall’arrivo del vescovo, già sono usati per richiamare l’attenzione su attività diocesane e catechesi. Il progetto, che punta alla realizzazione di un portale internet per la Conferenza episcopale campana e alla formazione professionale di chierici e laici, userà anche i social network e coinvolge gli uffici regionali delle 25 diocesi della regione. «Si tratta di un modo per creare un collegamento veloce tra le diocesi e trovare modalità concrete di collaborazione tra gli uffici della Curia», spiega Miniero.

La nuova sensibilità ambientale delle Chiese deve molto alle Assemblee ecumeniche europee che su questi temi hanno lavorato bene, senza i dissidi e le incomprensioni che, invece, ci sono stati in altri ambiti. Non è un caso che il gruppo della Cei nasca nel ’99, due anni dopo l’Assemblea di Graz, dove emerse l’indicazione che ogni Chiesa avesse dei referenti nazionali per il Creato. Mentre dalla Kek, la Conferenza delle Chiese europee, nel ’98 nasceva la Rete cristiana europea per l’ambiente (Ecen), la Chiesa cattolica sceglieva di puntare su un lavoro di formazione di vari referenti nazionali, con incontri annuali organizzati dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Di recente l’attenzione a livello europeo è un po’ calata, concentrandosi più su tematiche legate ai cosiddetti valori non negoziabili, ma a livello nazionale le realtà vanno avanti.

«La sensibilità va crescendo nelle diocesi. E questa riflessione permette anche di incontrare le altre comunità cristiane e persone lontane », commenta don Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro. In Italia il corrispettivo della Commissione per il Creato della Cei, per quanto riguarda le Federazione della Chiese evangeliche, è la Commissione Glam (Globalizzazione e ambiente), che tenta di sensibilizzare le Chiese sui problemi che l’ingiustizia economica e la distruzione della terra pongono al mondo e in particolare alla fede cristiana. «Le comunità cristiane sono chiamate a promuovere la responsabilità di ciascuno riguardo a nuovi stili di vita che utilizzino con maggior sobrietà le risorse energetiche, contengano le emissioni di gas serra e favoriscano la vivibilità delle nostre città», dice don Casile. «Un ulteriore impegno è incentivare e diffondere gli studi sul miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e l’edificazione di spazi nelle nostre comunità secondo regole dettate da sobrietà e risparmio energetico. Si pensi inoltre alla possibilità di far avanzare la ricerca di energie alternative e la promozione dell’energia eolica, solare e geotermica per il riscaldamento e l’illuminazione e il sostegno sempre più diffuso nelle nostre comunità alla raccolta differenziata dei rifiuti, al riutilizzo dell’usato e a tantissime altre pratiche virtuose che scaturiscono da un cuore illuminato dalla fede e per questo attento a Dio, alle persone e alle cose».

Vittoria Prisciandaro – jesus aprile 2013