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La Particella Dio e i discepoli di Gagarin

Quando era soltanto una congettura, la più piccola, ma improvvisamente anche la più famosa delle minuscole particelle di cui noi e l’intero universo siamo composti, si chiamava soltanto “bosone di Higgs”. Poi, allorché su questa supposizione il fisico Peter Higgs scrisse un libro, il titolo che gli diede fu “La particella maledetta” (in inglese Goddamn Particle). L’editore, però, lo mutò in “Particella Dio” (God particle), giocando sulla relativa somiglianza dei nomi God e goddamn ed echeggiando forse un’affermazione di Stephen Hawking che in Dal Big Bang ai buchi neri aveva scritto: «Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio» (citazione, quest’ultima, da Vito Mancuso su La Repubblica, giovedì 5). Così, nell’uso tanto della gente quanto degli scienziati, il “bosone” divenne “la particella di Dio”, anche perché pareva essere la soluzione di tutti i problemi sulla fisica dell’Universo. Sembra vero, naturalmente e stando ai giornali di questi giorni e alla stizza di qualche commentatore “laico”, che «Dio non c’entri niente!» (Il Fatto Quotidiano, stesso giorno). Affermazione giusta se vuol dire che non bisogna confondere semplicisticamente fede e scienza, ma da prendere con le molle, perché dal tempo del Big Bang a oggi è difficile escludere Dio da quello che succede nell’universo (chi ha acceso la miccia del grande Bang?). In un certo senso e in qualche modo, infatti, l’onnipresenza del Creatore è dimostrata anche da questi spontanei e innocenti giochi di parole di geni e di gente comune e anche a dispetto di Gianni Vattimo, secondo il quale «non è nella natura che si scopre il divino» (La Stampa). E perché no? Se c’è, Dio è anche creatore per definizione e proprio nella natura lascia le sue tracce (Vestigia Dei, dicevano gli antichi) mentre, per ovvi motivi, non può essere dio una particella, se non altro perché è solo una “parte”. Stranamente, però, proprio la più celebre, la più anziana e la più atea astrofisica italiana, Margherita Hack, avrebbe detto: «Questa particella è veramente Dio» (Libero, giovedì 5). Quanto a Vattimo, se davvero quella frase l’ha detta sul serio, sembra iscriversi alla scuola del primo astronauta russo, Jurij Gagarin, che disse di non aver visto Dio, lassù. Insomma – e assolutamente senza alcuna intenzione apologetica – sembra proprio di poter concludere che, di dritto o di storto, non si possa fare a meno – dai massimi scienziati alla gente di tutti i giorni – di mettere anche Dio in mezzo alle meraviglie e agli interrogativi di questo mondo.

NOZZE SPERICOLATE
Vasco Rossi si sposa (in municipio, s’intende) con chi finora, da 25 anni, era la sua “compagna”. Pare, però, che sarà un matrimonio «all’arrabbiata», anzi, come lui l’ha definito, «un atto puramente tecnico», perché il celebre rocker ha sempre “considerato il matrimonio una ben triste condizione di vita: obbligati a vivere insieme per sempre e per forza” (vedi Il Fatto Quotidiano, sabato 7). Naturalmente la «colpa» del suo matrimonio «è tutta del Vaticano», perché «le coppie di fatto non gli sono simpatiche». Ma non era Vasco quello che cantava «Voglio una vita spericolata»? E allora perché si lamenta? Il matrimonio, per lui, è tutto
spericolato…

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