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L'assemblea Lcwr (foto da www.lcwr.org)

L’ASSEMBLEA LCWR (FOTO DA WWW.LCWR.ORG)

Dall’assemblea delle suore a Houston sentimenti di gratitudine e un messaggio ottimista per il futuro

MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
CHICAGO

C’è molto dei teologi Karl Rahner, Walter Kasper (il testo sulla misericordia, quello promosso dal papa al suo primo Angelus) e poi suor Elizabeth Johnson, Antoine de Saint Exupéry, il superiore generale dei gesuiti, Adolfo Nicolás Pachón, molta Scrittura e Vaticano II e naturalmente il religioso Jorge Mario Bergoglio ora papa, cui mostrano infinita riconoscenza, fra le citazioni esplicite e implicite degli interventi  dell’assemblea annuale della Lcwr che si è conclusa a Houston in Texas, colpita dal maltempo, sabato scorso.

La fine di un incubo: potrebbe essere questa la sintesi dei lavori che hanno impegnato per l’intera settimana la Leadership Conference of Women Religious, organismo che raccoglie circa 1400 superiore in rappresentanza dell’80% delle 51.600 suore degli Stati Uniti, a quattro mesi dalla positiva conclusione di una vicenda – per i media il braccio di ferro col Vaticano – che dal 2012 aveva portato alla ribalta internazionale le religiose americane spesso con i toni accesi da campo di battaglia.

Che il sipario sia calato su una vicenda (che probabilmente, è opinione di molti, avrebbe potuto essere evitata o quantomeno ben valutata alla vigilia) lo dimostra, almeno finora, la quasi totale mancanza di copertura mediatica extra-ecclesiale dell’assemblea di Houston, derubricata – com’è giusto che sia – a una periodica riunione di religiose, se pure di alto livello.

Che la sofferenza al contrario sia ancora ben presente è tra le righe di ogni intervento, in testa quello della presidente uscente, suor Sharon Holland (che significativamente ha ri-titolato la sua relazione «Nunc dimittis»), l’esperta di diritto canonico con 21 anni di lavoro alla Congregazione vaticana cui si deve, di fatto (in tandem con l’arcivescovo di Seattle, Peter J. Sartain a capo della commissione incaricata da Roma), la svolta che ha quasi il sapore di una vittoria, comunque amara. La sua relazione dei faticosi passi compiuti in nome soprattutto della Mutuae relationes (il testo vaticano che regola i rapporti tra religiosi e vescovi) e del Codice di Diritto canonico del 1983, mostra quanto arduo sia stato il cammino per arrivare a un dialogo chiarificatore tra le parti, ma la soddisfazione è quella di aver adempiuto a una missione per il bene delle religiose  e dell’intera Chiesa. La vicenda che vedeva contrapposte le suore al Vaticano, e precisamente alla Cdf presieduta dal cardinale Müller, era andata in archivio all’indomani dell’indizione del Giubileo della Misericordia, una data non trascurabile per le religiose che su di essa hanno fondato da anni la loro missione, spesso per le strade, a fianco degli ultimi.

Perché «dare risposte alle diverse seti del mondo» non era solo un titolo a effetto per l’assemblea 2015 ma si è rivelato un momento necessario di rigenerazione (una «ri-creazione» con l’occhio rivolto a Genesi) per un’azione di discernimento del presente al fine di individuare, in atteggiamento contemplativo, nuovi comportamenti e nuove direzioni di percorso per andare incontro alle sempre più numerose urgenze del quotidiano. «Il nostro futuro dovrà essere influenzato da tutti quei doni che abbiamo ancora da offrire per il bene del mondo. Forse oggi siamo più consapevoli di doni e limiti rispetto a tre anni fa» ha detto suor Janet Mock della Congregazione di San Giuseppe, cui è stato consegnato quest’anno l’Outstanding Leadership Awards, nella sua lectio magistralis. Sr. Mock, religiosa dal 1955, ha lavorato per dieci anni in una scuola elementare per poi dedicarsi al servizio in una comunità educativa di afroamericani, in gran parte ragazze madri, il Carlow Hill College di Pittsburgh in Pennsylvania: non una teologa, quindi, com’era stato per suor Elizabeth Johnson (contestata dai vescovi), ma non certo la prima con un profilo di questo tipo a ricevere il Premio.

Non lasciarsi vincere dallo scoraggiamento è la tesi del suo intervento: tutte le previsioni sul calo progressivo dei numeri, la necessaria vendita di immobili ormai vuoti, le fusioni inevitabili tra congregazioni, il confronto quotidiano con le risorse limitate impegnano molto (troppo) tempo alla missione delle religiose, che è «altra». A partire da un sano realismo («si fa quel che si può») ogni religiosa, in particolare una leader, non dimentica che Dio è «sempre» presente, con la lezione della Croce, soprattutto nei momenti di crisi e abbandono. Lo stesso spirito che ha condotto un «papa teologo dall’intelligenza brillante» a rassegnare le dimissioni, per il bene della Chiesa, un altro segno della presenza di Dio.

Non è un momento facile per la Chiesa, ha continuato Mock, i numeri sono in calo anche tra i fedeli, soprattutto giovani, e i tempi richiedono collaborazione e dialogo tra tutte le componenti e le religiose non si tirano indietro. Oggi, negli Stati Uniti, esistono circa 1.200 fra postulanti e novizie, suddivise equamente tra le due organizzazioni, la Lcwr e la Cmswr (nonostante erronee informazioni di alcuni media): è vero, un numero di gran lunga inferiore al passato, quando sono state le suore a gettare le basi educative del Paese, ma ancora maggiore di zero. Qui sta la grande responsabilità per tutte le religiose chiamate oggi a una testimonianza limpida e instancabile: Holland ha parlato di un «abisso culturale» da colmare, mentre padre Bevans ha distinto quattro agenti dissetanti, l’acqua di integrità, il vino della speranza, il nettare della giustizia e l’elisir di bellezza.

A cinquant’anni dal Vaticano II ancora molti passi sono da compiere e consapevolezze da acquisire: il posto delle religiose, a partire dal carisma delle fondatrici, è in primo luogo tra i poveri della società, quei poveri di cui parla, spesso frainteso, papa Francesco, ma altre sfide si aggiungono, dai problemi pressanti dell’emigrazione («tra le lacrime abbiamo visto bambini morire attraversando la frontiera») e alla tratta di esseri umani fino alla salvaguardia del creato, come ancora invita il pontefice nell’enciclica Laudato Si’ (la Lcwr si era anche complimentata col presidente Obama all’annuncio del Clean Power Plan, le misure antinquinamento presentate a inizio agosto). E poi tutti i progetti nel mondo impoverito, dal Sud Sudan al Pakistan e infine tutto il lavoro all’interno delle istituzioni educative (fino ai gradi universitari) e delle parrocchie.

Una vastità di campi d’azione dove la Lcwr vuole continuare a esserci, e a pieno titolo.

La partecipazione programmata, e attesa, del vescovo Sartain è stata impedita da una cancellazione del volo da Seattle causa maltempo, ma il video-collegamento ha avuto un momento di grande intensità: una standing ovation di gratitudine, riferisce il comunicato ufficiale.

Nel corso dell’assemblea è stata eletta nuova presidente l’italo-americana suor Mary Pellegrino delle Suore di San Giuseppe, master in Educazione presso la Fordham University e in Spiritualità cristiana alla Creighton, autrice di numerosi saggi di formazione. A lei il compito di traghettare la Lcwr oltre le secche degli ultimi tre anni perché le suore americane hanno ormai spento le luci della ribalta, cui erano finite controvoglia, ma non tornano certo nell’ombra: la loro missione continua e lo sanno bene quanti, in questi mesi, hanno mostrato loro sostegno e apprezzamento da ogni parte della Nazione. «Il nostro più grande desiderio ora è che l’esito positivo di questi anni di intenso lavoro di ricostruzione di relazioni, ristabilimento di fiducia e ricreazione di spazi per un dialogo onesto – anche su argomenti che possono essere oggetto di diverse opinioni – possa diventare fonte di speranza per altri all’interno della Chiesa e del mondo. Certo un compito impegnativo e difficile, in un’epoca di intolleranza delle differenze e polarità crescenti, ma potrebbe rivelarsi uno dei compiti più indispensabili in questo nostro tempo» scrivono le religiose. Una degna conclusione nell’Anno della Vita consacrata.

vaticaninsider