Crea sito

La Natività della Madre di Dio nella tradizione siro-occidentale

 

di Manuel Nin

 La tradizione liturgica siro-occidentale celebra, con le altre liturgie di oriente e occidente, la natività della Madre di Dio l’8 settembre. Di origine gerosolimitana, la festa – legata alla dedicazione di una chiesa nel luogo ritenuto casa di Gioacchino e Anna, genitori di Maria – venne introdotta a Costantinopoli nel VI secolo e a Roma da Papa Sergio I (687-701). Personaggi e temi sono presi dal Protovangelo di Giacomo, con la narrazione della storia di Gioacchino e Anna, anziani ambedue e sterile lei, che accolgono nello stupore e nella gioia la benedizione di Dio con la nascita della loro figlia. Questa benedizione è collegata con quella di altre coppie bibliche: "Signore Dio, consolatore degli afflitti e sollievo dei provati, tu hai consolato l’afflizione di Abramo e Sara con la nascita di Isacco, figlio del prodigio, e rallegrato il sacerdote Zaccaria e la sterile Elisabetta con la nascita di Giovanni, nobile profeta. Tu anche oggi procuri la gioia ai giusti Gioacchino e Anna, per mezzo di Maria, tua madre diletta, gioia delle vergini e ornamento dei casti". Diversi testi, prendendo spunto della verginità di Maria, parlano dei vergini e delle vergini, degli uomini casti e delle donne caste, sinonimi che la letteratura monastica siro-occidentale adopera per i monaci e le monache. La nascita di Maria viene presentata come l’inizio della redenzione della natura umana: "Per mezzo di Maria iniziano i beni e terminano i mali; per lei l’amarezza cambia in dolcezza e delizie spirituali; per lei è rimosso l’inganno del serpente". Con un parallelo tra la nascita di Maria e quella di Cristo, entrambe annunciate dall’arcangelo: "Colui che plasma tutti i fanciulli e governa su ogni creatura si è prescelto una madre per apparire da lei al mondo. Dall’alto Gabriele discese presso il giusto Gioacchino e gli annunciò la nascita della tutta pura e benedetta. Anna, colma della gioia dello Spirito Santo, disse a Gioacchino: Benedetto Dio che ha benedetto il frutto del mio seno! Ambedue esultano e giubilano: Il Signore si è ricordato della sua alleanza e ha fatto misericordia ad Abramo". La liturgia dipende dalla narrazione del Protovangelo di Giacomo, e nel vespro e nel mattutino dopo la nascita di Maria prosegue col suo soggiorno nel tempio: "Dopo averla votata fin dall’infanzia e portata nel tempio, Maria fu accolta nel tempio dai sacerdoti che supplirono con zelo e gioia i suoi genitori. Maria visse nel tempio crescendo nelle virtù e nella santità". Introducendo poi il suo matrimonio con Giuseppe, la liturgia rilegge cristologicamente un testo di Isaia (29, 11): "Si verificò la parola del profeta: Un libro sigillato sarà consegnato a un uomo versato nella legge divina, colto e rispettato, al quale si dirà: Leggi questo libro! Ma lui risponderà: Non posso, è sigillato per il Cristo Signore! Con ciò il profeta alludeva al suo misterioso connubio e al sigillo della sua verginità che sussiste nell’eternità dei secoli. Già prima che nascesse i profeti l’avevano benedetta e indicata con simboli e misteri". La natività di Maria e la sua maternità divina sono collegate con la vita della Chiesa: "Tu sei beata, o vergine Maria, pura e piena di grazia, fonte di beni e di vita duratura; tu sei beata perché hai messo al mondo colui che gli apostoli hanno predicato, colui per il quale i martiri si sono lasciati trucidare con amore, il cui desiderio fece abbandonare il mondo ai confessori e che infiamma del suo amore le vergini". E la natività di Maria esalta la donna: "Oggi tutta l’assemblea dei vergini e delle vergini esulta per la natività della Vergine Maria: per suo tramite le donne sono state esaltate dopo l’umiliazione subita dal serpente crudele; il maligno è nella confusione, scorgendo in lei il tempio puro della gloria di Dio altissimo". La preghiera finale del vespro riunisce i diversi aspetti della festa: "O Cristo Dio nostro, rallegraci tutti come hai rallegrato i giusti Gioacchino e Anna per la nascita della Vergine tua madre. Donaci la gioia del perdono dei peccati e della remissione delle colpe. Possa questa festa solenne portare a noi le gioie spirituali e la pace; siano guariti i nostri mali e possa la luce della tua sapienza splendere nelle nostre anime. Risplenda questo giorno con la promessa di un futuro luminoso e favorevole; trasforma il nostro uomo interiore e donaci di progredire con gli angeli sino alla fine". L’icona della festa riprende quella della nascita di Giovanni Battista e ha molte somiglianze con quella della nascita di Cristo. Nella parte centrale Anna è sdraiata sul letto, dopo aver partorito Maria. La vecchiaia di Elisabetta, la sterilità di Anna, la verginità di Maria: tutte e tre sono simbolo della Chiesa diventata feconda per mezzo del battesimo, a cui allude la scena del neonato lavato in un catino.

(©L’Osservatore Romano – 8 settembre 2010)