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La “Locanda d’agosto” riapre nel refettorio di via Tornielli a Novara Fino al 3 di settembre alle “Grandi volte” nel centro diocesano

 
La «Locanda d’agosto» ha aperto i battenti lunedì sera nella nuova sede del Centro sociale diocesano di via Tornielli. Tutti i giorni, fino al 3 settembre, nel refettorio «Grandi volte» saranno ospitati – tra le 19 e le 19,30 – coloro che hanno difficoltà a trovare i mezzi per cenare.
«La “Locanda d’agosto” viene dai più definita mensa dei poveri – dice il direttore della Caritas, don Giorgio Borroni -. Con i volontari vogliamo portare avanti l’idea, nei locali vicini alla “Casa di giorno” voluta da don Aldo Mercoli, di favorire l’aggregazione. Sedersi a tavola per cenare deve diventare un momento per conoscere i frequentatori, per scambiare quattro chiacchiere».

Cena solidale e scorte
La mensa dei frati e quella di via Scavini del Sacro cuore ad agosto sono chiuse così la «Locanda» è l’unica struttura a disposizione degli ultimi: «Consegniamo pure una “schisceta”, un sacchetto viveri – dice don Borroni – per il pranzo del giorno dopo». L’accesso per consumare la cena è aperto a tutti ma ci sono regole: «La puntualità tra le 19 e le 19,30 è importante – dice Federica Mariani, responsabile dei 50 volontari -. Occorre avere la carta d’identità da consegnare all’ingresso. Ogni frequentatore ottiene una tessera plastificata. Al termine delle cinque settimane di “locanda d’agosto”, avremo dati statistici su età media e provenienze».

Menù per tutti i palati
Il menù è studiato per tutti i palati e i diversi precetti religiosi: «La “Locanda” – dice il direttore del Centro sociale diocesano, Alessandro De Agostini – nasce dalla collaborazione tra il centro sociale e Caritas diocesana». Negli anni scorsi gli ospiti cenavano nella sede della Caritas di via San Gaudenzio: «Quest’anno – dice don Giorgi Borroni – ci siamo trasferiti in via dei Tornielli per risparmiare i costi della messa a norma della cucina della Caritas. Il 3 settembre, per la cena conclusiva, abbiamo intenzione di invitare vescovo, prefetto, altre autorità e tutti coloro che vorranno condividere in fraternità un pasto con chi soffre».
La Stampa