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La liturgia è servizio e partecipazione all’opera di Dio

La liturgia è “servizio al popolo” e partecipazione “all’opera di Dio”. Lo ha detto il Papa all’udienza generale di mercoledì 26 settembre, in piazza San Pietro, ricordando che il concilio Vaticano II iniziò cinquant’anni fa i suoi lavori “proprio con la discussione dello schema sulla sacra liturgia, approvato solennemente il 4 dicembre del 1963”.
Quella che a prima vista poteva sembrare solo una coincidenza, si dimostrò in realtà “la scelta più giusta”: partendo dal tema della liturgia, infatti, i padri misero in luce “in modo molto chiaro il primato di Dio, la sua priorità assoluta. Prima di tutto Dio: proprio questo – ha sottolineato Benedetto XVI – ci dice la scelta conciliare di partire dalla liturgia”. Del resto, ha aggiunto, “dove lo sguardo di Dio non è determinante, ogni altra cosa perde il suo orientamento”. Il criterio fondamentale per la liturgia è dunque “il suo orientamento a Dio, per poter così partecipare alla sua stessa opera”.
Ma qual è l’opera di Dio? Il Pontefice risponde racchiudendo la definizione nella sintesi di due precisazioni del Concilio: l’opera di Dio “sono le sue azioni storiche che ci portano la salvezza” culminante con la morte e la risurrezione di Cristo; così come “la celebrazione della liturgia” è “opera di Cristo”. Si tratta evidentemente di due significati che “sono inseparabilmente legati”, ha sottolineato Benedetto XVI ; e costituiscono la sostanza della “teologia liturgica del Concilio” al cui centro c’è il mistero pasquale della morte e della risurrezione di Cristo. E citando il beato Giovanni Paolo II ha ribadito che le azioni liturgiche rendono possibile l’attualizzazione del mistero pasquale poichè “Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, soprattutto nelle azioni liturgiche”. Esse dunque diventano “il luogo privilegiato dell’incontro dei cristiani con Dio”. E’ in questo incontro, ha conclujso il Pontegfice, che si realizza il dialogo tra Dio e l’uomo attraverso la preghiera. Non semplici parole, ha avvertito il Papa, ma espressione di quell’atteggiamento del cuore invocato dal celebrante all’inizio dell’eucaristia: sursum corda, che significa, ha spiegato Benedetto XVI innalzare i nostri cuori “al di fuori del groviglio delle nostre preoccupazioni, dei nostri desideri, delle nostre angustie, della nostra distrazione”.

(©L’Osservatore Romano 27 settembre 2012)