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La laicità? Aiuta credenti e non

Anticipiamo un passo del volume ‘In cerca dell’anima. Dialogo su un’Italia che ha smarrito se stes­sa’ (Piemme, pagine 290, euro 19,00, da oggi in libreria), scritto a quattro mani dal vescovo di Ter­ni, Vincenzo Paglia, e dallo scrit­tore Franco Scaglia.

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FRANCO SCAGLIA: «Purtroppo il dialogo fra cattolici e laici nel no­stro Paese si è incagliato nelle ma­glie della politica, che peraltro vi­ve un momento di debolezza e­strema. E se prima il dialogo ama­va librarsi sugli orizzonti prospet­tici, oggi ha come messo la marcia indietro e giunge a discutere, ad esempio, se i credenti possano es­sere democratici. Ovviamente dando per scontato che i laici lo sono. A mio avviso dobbiamo an­dare oltre tale prospettiva. E mi è parso illuminante un pensiero di Benedetto XVI nel suo discorso al­la Curia romana del dicembre scorso; Ratzinger parla dell’’atrio dei gentili’ del tempio di Gerusa­lemme e lo immagina come il luo­go dell’incontro tra la Chiesa e le altre culture. Forse è indispensa­bile che la Chiesa e i non credenti facciano ambedue un passo in a­vanti per individuare luoghi di in­contro ».
 VINCENZO PAGLIA:
«Hai ragione, purtroppo siamo come tornati in­dietro. Il tempo in cui tali polemi­che potevano avere un senso non c’è più, e ci sono invece cambia­menti planetari di fronte ai quali è ridicolo continuare a contrappor­re fede e ragione, società civile e comunità religiosa. Non è più possibile, almeno nel nostro Pae­se, annullare la distinzione tra le due sfere; e dovremmo anche evi­tare la semplificazione pericolo­sissima di contrapporle. C’è biso­gno di ritrovare un’alleanza vir­tuosa tra fede ragione, tra umane­simo occidentale e cristianesimo, per poter far fronte in maniera ef­ficace alle grandi sfide che premo­no a livello planetario. Per di più sono ormai sempre meno le voci che sostengono ancora l’esistenza di una ‘ragione pura’, assoluta, neutra, impassibile, sciolta da o­gni opzione valoriale e che possa quindi rivendicare sulla vita pubblica un giudi­zio neutro e quindi vali­do per tutti. Anche la ra­gione ‘pura’ gronda di opzioni valoriali non di­versamente da qualsiasi altra religione e cultura.
  E ha colpito anche me la proposta – chiamiamola così – di istituire un ‘a­trio
dei gentili’ ove la Chiesa possa incontrare e dialogare con chi cerca la verità, con coloro che sentono estranea per lo­ro la religione. Benedetto XVI è convinto che al dialogo con le reli­gioni deve ‘oggi aggiungersi so­prattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa e­stranea’. Alcune iniziative in tal senso sono state significative; penso alla Cattedra dei non cre­denti a Milano, o ai Dialoghi in cattedrale a Roma e ai ripetuti confronti promossi dalla Comu­nità di Sant’Egidio negli incontri internazionali di Preghiera per la pace. È in ogni caso indispensabi­le intraprendere questo cammino in maniera più ampia e coraggio­sa ».
 SCAGLIA:
«Del resto ci troviamo nella condizione che Habermas chiama post-secolare, quella ap­punto che vede le religioni pre­senti nello spazio pubblico. Nel li­bro
 Il fallimento dei laici furiosi,

 Giancarlo Bosetti, da laico, si sca­glia contro quei laici che non rie­scono ad aprire gli occhi sullo straordinario contributo che le re­ligioni possono offrire per edifica­re l’indispensabile società plurali­sta contemporanea. Non solo non sono nemiche di questo obiettivo, sono invece straordinarie alleate.
  E giunge a chiedere alle religioni: ‘Venite avanti’. Spiegando: ‘Lo
Stato liberale non può vivere della sola, indispensabile, però vuota, equidistanza… ha bisogno di esse­re alimentato da una società civile ricca di risorse culturali, ideali e politiche, di competenze e di con­vinzioni, forte di un pluralismo sia spontaneo sia ben organizzato’».
 PAGLIA:
«Insomma, credenti e non credenti, così come siamo oggi nel mondo, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Siamo chiamati a incontrarci in una sana dialetti­ca, come Benedetto XVI continua a ripetere parlando dei rapporti tra fede e ragione. Va superata la pretesa di chi vuole che la fede prevalga sulla ragione e viceversa, pensando che la prima sia poco razionale perché soggetta all’asso­lutezza del dogma, mentre la se­conda sia pura perché priva di previe opzioni valoriali e quindi l’unica abilitata a giudicare lo spa­zio pubblico. C’è bisogno di un incontro tra le due dimensioni per riuscire a individuare una piat­taforma comune di convivenza.
  Da questa alleanza nacquero le tesi sui diritti fondamentali del­l’uomo nel contesto internaziona­le, come pure la stessa Costituzio­ne italiana nel dopoguerra. Cre­denti e non credenti o, se si vuole, tradizione cristiana e pensiero il­luminista- laico sono chiamati, nella fatica dell’incontro e del dia­logo, a individuare ancora una volta il terreno comune sul quale fondare oggi la convivenza nel nostro Paese. Continuare a spin­gerci l’un l’altro, in maniera mani­chea, ai bordi del campo non fa bene a nessuno».

 SCAGLIA:
«Questo mi porta a dire che la laicità sia un metodo più che un contenuto. Il laico non è colui che rifiuta, o peggio che de­ride il sacro, semmai è colui che discute, che lo interroga, che si mette di fronte al senso del miste­ro che il sacro porta con sé. Ed è laico anche ogni credente che non è superstizioso, che non è fanati­co, che non è arrogante, che è alla ricerca di una verità sempre più chiara e piena».
 PAGLIA:
«È laico altresì ogni non credente che non assolutizzi e non idolatri il proprio relativo punto di vista e la pro­pria ricerca. Il laico non credente sa riconoscere la profonda analogia che lo lega alla domanda del credente e alla sua conti­nua ricerca del vero e del bene. La laicità, più che un’ideologia, è una sen­sibilità, un modo di porsi e di pensare. Non si i­dentifica a priori con nessun credo preciso, con nessuna filosofia, ma è attitudine critica ad articolare il proprio cre­do filosofico o religioso secondo regole e princìpi logici che non possono essere condizionati da alcuna fede, perché in tal caso si cadrebbe in un torbido pasticcio, sempre oscurantista. Laicità per­ciò significa tolleranza e demistifi­cazione di tutti gli idoli, anche dei propri; è capacità di credere forte­mente in alcuni valori, sapendo che ne esistono altri, pure essi ri­spettabili. In questo senso la lai­cità è utile sia ai credenti che ai laici, perché spinge ambedue alla ricerca del vero bene mettendoli in guardia da una pericolosa ido­latria di se stessi».