La disobbedienza civile da Danilo Dolci a Carola Rackete. Editoriale di “Avvenire”

La disobbedienza civile da Danilo Dolci a Carola Rackete. Editoriale di “Avvenire”

Daniele NovaraCarola RacketeGiuseppe Conte e Danilo Dolci. Il primo, pedagogista, è autore dell’editoriale pubblicato ieri su Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani. La seconda è la “capitana” che si è opposta al “capitano” rompendo il blocco, rischiando multe, processo e gogna mediatica. Il terzo è il presidente del Consiglio che – prendendo a testimone il quarto, sociologo, poeta, educatore e attivista nonviolento – considera il gesto di Carola Rackete un «ricatto politico» che nulla ha a che vedere con la disobbedienza civile alle leggi ingiuste promossa dal “Ghandi italiano”.

È stato proprio Conte, si legge su Avvenire, a tirare in ballo Danilo Dolci, davanti ai giornalisti, per smontare l’iniziativa della “capitana”. «Fa piacere che il premier conosca Danilo Dolci», scrive Novara ripercorrendo gli anni della loro frequentazione. «Fa meno piacere che tale memoria venga usata proprio al contrario di quello che era il sentire e l’agire di Dolci», il quale, al contrario, oggi «avrebbe certamente sostenuto l’impegno di Carola Rackete e ribadito come noi che quando la legge non rispetta la vita umana, la vita umana viene prima della legge. Tutte le forme di disobbedienza civile sono nonviolente, coraggiose, e comportano il violare pubblicamente e platealmente una legge» «per rendere evidente a tutti l’ingiustizia di quella norma e per mettere le coscienze di tutti di fronte alla necessità di prendere posizione, schierarsi».

Per tutta la vita Dolci ha lottato, sempre con il metodo ghandiano della nonviolenza, per il riscatto degli emarginati, degli sfruttati, dei disoccupati, dei contadini e dei pescatori. E per questo ha subito 24 denunce e numerosi processi. La disobbedienza civile, ricorda Avvenire, non è senza conseguenze. «Queste forme di protesta coraggiose, in genere, comportano sempre complicazioni penali», accompagnate da gogne mediatiche ben orchestrate: «I non violenti vengono sempre accusati di essere, in realtà, i più violenti di tutti, di usare metodi “ricattatori”, di non avere rispetto per l’autorità. Ma una legge che crea un’equivalenza tra soccorritori e criminali, come su queste colonne si è spiegato in più occasioni, è una legge ingiusta e va combattuta. E impone a ciascuno di noi di prendere una posizione».


* Danilo Dolci in una foto di MHM55, tratta da Wikimedia Commons

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