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La comunità ecclesiale invita a rivedere le politiche di accoglienza. A Lampedusa un dramma che riguarda tutti

Una “vergogna” che non può e non deve ripetersi. Le parole di indignazione di Papa Francesco per l’immane sciagura di Lampedusa rappresentano un severo monito per le istituzioni e, soprattutto, indicano e sollecitano le linee d’azione della comunità ecclesiale. Esprimendo profondo dolore per la perdita di tante vite umane, il Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, in una nota, si augura che “non si crei assuefazione” alle sofferenze “di tanti fratelli e sorelle che intraprendono i cosiddetti viaggi della speranza, ma che sempre meglio si affrontino tali problemi, cercando di offrire risposte concrete”. Tristezza e sdegno sono state espresse da monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, nel cui territorio ricade Lampedusa, il quale ha ricordato anche la visita compiuta a luglio nell’isola da Papa Francesco. “Non possiamo continuare a contare morti – ha detto il presule che è anche presidente della Commissione episcopale delle migrazioni – come se fossimo semplicemente testimoni. Le storie di persone che si mettono in viaggio, come ha detto il Papa a Lampedusa, sono storie che si intrecciano con le nostre e quindi ci interessano. Papa Francesco ci ha interrogato se questi morti ci causano lacrime. Ecco perché non possiamo solo tenere una contabilità o rassegnarci passivamente”. Per monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, quella di Lampedusa “è una tragedia che chiede all’Italia di rendersi capofila in Europa per una nuova conferenza del Mediterraneo, sul modello di quella voluta negli anni Cinquanta da Giorgio La Pira per il Medio Oriente; conferenza che affronti il rafforzamento di navi e strumenti di monitoraggio del Mediterraneo concordandole con tutti i Paesi che si affacciano sulle coste”.
(©L’Osservatore Romano 5 ottobre 2013)