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La "città degli angeli" perde il sorriso

una situazione surreale quella che si vede nel centro di Bangkok, moderna capitale della Thailandia. Pathum Wan, il quartiere che è sempre stato affollatissimo dai turisti e pieno di bancarelle per strada, di luci e di musica notturna è oggi deserto, senza luce e senz’acqua, tagliate dalle autorità per sedare una protesta popolare. Attorno agli otto isolati assediati dalla polizia anti-sommossa – davanti al Siam Discovery Centre, giù fino al Lumpini Park e al Siam Paragon, ritenuto uno dei più eleganti centri commerciali dell’Asia – scuotono tutti la testa. Gli autisti dei tuk-tuk, i monaci e le ragazze addette a preparare il cibo in strada sono davvero senza parole, quasi disperati di fronte alla violenza inaudita che caratterizza il confronto tra due fazioni politiche, che non erano mai arrivate a tanto.

    Le forze armate sono divise e raccomandano al governo di non usare la forza. Giornalisti e osservatori delle Nazioni Unite sono ugualmente sorpresi. Tutto il resto della grande città e del Paese, dove regna ancora la calma, guarda attonito a quei pochi isolati che sembrano diventati uno scenario di guerriglia urbana.

    La Thailandia ė giustamente considerata un’oasi di pace e di tolleranza. Nei decenni passati neanche le grandi passioni politiche e le violente rivoluzioni culturali dei vicini Laos, Cambogia e Vietnam l’avevano cambiata. La capitale Bangkok, che significa "città degli angeli", è considerata la capitale asiatica del sorriso, grazie alla grande capacità di accoglienza della sua gente. Fin dagli anni 70, il turismo è divenuto uno dei motori del grande sviluppo economico thailandese.

    Da oltre un mese un gruppo di dimostranti detti "camicie rosse" porta avanti nel centro di Bangkok una protesta resa sempre più radicale dalla scarsa considerazione data loro dal governo di minoranza del giovane primo ministro Abhisit Vejjajiva. Le "camicie rosse" sono appoggiate soprattutto dalle classi più povere che nel 2001 avevano portato al potere Thaksin Shinawatra, poi accusato di corruzione, condannato ed auto-esiliatosi all’estero. Abhisit Vejjajiva ha invece l’appoggio della borghesia e degli abitanti delle grandi città, ma ha preso il potere senza elezioni.

    Le grandi disuguaglianze economiche e i diversi modi di vivere della borghesia e dei benestanti delle grandi città da una parte, e dei contadini delle campagne dall’altra, hanno sempre mantenuto un sistema di classi ben definito, ma le fazioni politiche che li rappresentano mai si sono confrontate come accade oggi per tentare di prendere da sole la guida del paese. Il grande Re Chulalongkorn, chiamato Rama V, già nella seconda metà del 1800 introdusse grande riforme economiche e sociali, compresa una forma del tutto autoctona di democrazia, forse l’unica nei paesi emergenti non copiata dai sistemi occidentali. Il suo regno durò oltre quarant’anni.

    Il suo discendente, l’attuale Re Bhumibol Rama X è sul trono dal 1946, per oltre sessant’anni ha guidato il suo popolo con una grande saggezza riconosciuta da tutti, dentro e fuori la Thailandia ed è divenuto il sovrano più amato dalla sua gente. Ma il Re vecchio e molto malato non è intervenuto in questa crisi politica che divide profondamente i Thai come mai era accaduto nella loro storia. Questa volta il popolo Thai deve trovare una soluzione da solo, senza affidarsi a saggi consigli del Re Bhumibol. Ma il disgusto e la preoccupazione per quel che sta succedendo sono grandi, e le speranze di riconciliazione crescono ogni momento che le cronache registrano un nuovo morto innocente.

Sandro Calvani – famigliacristiana.it