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La chiesa creativa. Sorridete e… vi sarà aperto!

di Maria Elisabetta Gandolfi |
Come un’originale idea artistica – una porta che si apre sorridendo – trova casa in una chiesa di Bologna

La notizia è semplice e geniale al tempo stesso. Due giovani designer, Nadia Antonello e Paolo Ghezzi, produrranno una loro opera per una parrocchia bolognese, Santa Maria Maddalena di via Zamboni, nel cuore della zona universitaria.

Solo questo incipit potrebbe far versare fiumi di bytes sulla Chiesa che torna a essere committente di opere architettoniche; sul rapporto Chiesa-arte: ricordiamo ancora l’incontro di Benedetto XVI nel 2009 con gli artisti nella cappella Sistina nel decennale della lettera a loro rivolta da Giovanni Paolo II che, a sua volta, riprendeva il fertile solco apertosi con il Concilio; tema caro anche alle iniziative del Cortile dei gentili voluto dal card. Ravasi; e – last but not least – sulla “bolognesità” del rapporto tra Chiesa e arte contemporanea che data sin dai tempi del card. Lercaro i cui frutti ancor oggi si possono ammirare nelle esposizioni permanenti e temporanee dell’Istituto Veritatis splendor o nel cantiere delle “nuove chiese” che costellano la periferia del capoluogo emiliano.

L’originalità dell’idea del duo Antonello-Ghezzi è che anche evangelicamente è pertinente.

Si tratta infatti di una porta che risponde a un prerequisito che è insieme funzionale e simbolico: si apre automaticamente e solo se… si sorride.

Mind the door” (“Attenzione alla porta”) viene esposta per la prima volta ad Artefiera nel 2012 ed è subito un successo tale (qui si può vedere il video dei visitatori che l’hanno provata) che parte per Mosca, il Brasile e infine torna a Bologna. Grazie a un gruppo di sponsor, al parere favorevole della Soprintendenza alle belle arti – che è proprio dirimpettaia della chiesa – e al convinto sostegno – anche economico – del parroco, quella che è più bello chiamare la “Porta del sorriso” sarà all’ingresso principale della navata, il luogo che tutti, fedeli o semplici cercatori di Dio, oltrepassano per partecipare alla liturgia o per pregare in silenzio (cfr. qui l’articolo di Sabrina Camonchia su La Repubblica-Bologna).

L’incontro tra la creatività dei giovani designer e questa specifica destinazione d’uso è particolarmente felice perché sottolinea che l’atteggiamento di chi entra deve avere un nesso con ciò che c’è oltre. E se è vero che si potrebbe anche fingere un sorriso “di circostanza” per entrare “a ogni costo”, mentre si varca la soglia “l’obbligo” di sorridere è un piccolo esame sulla reale disposizione d’animo rispetto a ciò che si sta per fare e, soprattutto, rispetto a chi si sta per incontrare.

Un potenziale antidoto (rimane un mezzo, non un fine, intendiamoci) contro la banalità della routine che ci fa entrare in chiesa più o meno come entriamo in un supermercato. Perché, dicevo, “Porta del sorriso” ha un non banale richiamo evangelico.

Essa dà conto infatti della necessaria insistenza del nostro “bussare” a cui verrà aperto (non da noi) se… sapremo sorridere (cf. Mt 7,7); se avremo cioè la veste giusta, quella che ciascuno deve indossare per partecipare al banchetto nuziale (cf. Mt 22,11). Essa non è mera forma esteriore ma al contrario specchio dell’interiorità, di un’interiorità che prima di presentare la propria “offerta all’altare” va e si riconcilia con i fratelli (cf. Mt 5,23s).

E, poiché la misericordia del Padre è infinita, buone notizie anche per gli imbronciati cronici o per le giornate storte: ci saranno sempre a disposizione le entrate di “sicurezza” delle vecchie porticine laterali a spinta…

vinonuovo.it

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