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La catechesi per una fede solida

«Molto presto si diede il nome di catechesi all’insieme degli sforzi intrapresi nella Chiesa per fare discepoli, per aiutare gli uomini a credere che Gesù è il Figlio di Dio, affinché, mediante la fede, essi abbiano la vita nel suo Nome…» (Catechismo, 4).
Durante l’ultimo Sinodo dei vescovi, tenutosi a Roma in ottobre, molti interventi hanno fatto risuonare i termini “catechesi”, “catechismo” e “catechista”. La Nuova evangelizzazione non può prescindere dal catechismo e dalla catechesi per rinnovarsi in metodi, strumenti e linguaggi. Per questo l’itinerario della rubrica che oggi prende il via (e proseguirà per tutto l’Anno della fede) cerca di approfondire la prima parte del Catechismo, dedicata proprio alla fede. La catechesi e il relativo catechismo nascono dal desiderio esplicito o implicito di quanti cercano di consolidare i contenuti della fede in Gesù Cristo. Forse è opportuno precisare che l’orizzonte e l’ansia catechetica non sorgono nei secoli successivi del cristianesimo ma si trovano già enucleati negli scritti del Nuovo Testamento. Così Luca introduce il suo Vangelo: «Anch’io ho deciso di fare ricerche accurate… e di scrivere per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti ricevuti (katechéthes)» (Luca 1,3-4). I Vangeli sono scritti di storia sulla vita di Gesù nel suo tempo, finalizzati a rendere salda la fede di quanti, ricevuto il primo annuncio, desiderano approfondire la conoscenza del Figlio di Dio. L’intenzione di Luca torna nella prima conclusione del Vangelo di Giovanni: «Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo abbiate la vita nel suo nome» (Giovanni 20,20-21). Quanto più il catechismo rimanda ai Vangeli e alla Parola di Dio, tanto più nutre la fede dei credenti. Basterebbe soffermarsi sulle battute iniziali e finali dei Vangeli citati per rendersi conto che la storia di Gesù non è stata redatta per semplice curiosità o per dovere di cronaca, ma per favorire l’incontro con lui da cui la fede s’irrobustisce con la catechesi.

avvenire.it