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La bellezza della liturgia celeste

«La catechesi liturgica, cominciando da quella sacramentale, deve portare a celebrazioni che facciano trasparire il mistero che in esse si attua. Per questo motivo il Catechismo ritiene necessario approfondirne gli elementi fondamentali: chi celebra, come, quando e dove celebrare» (Catechismo, 1137).
Va sottolineata innanzitutto la risposta alla prima di queste domande: «La liturgia è “azione” di “Cristo tutto intero” (Christus totus). Coloro che qui la celebrano, al di là dei segni, sono già nella liturgia celeste, dove la celebrazione è totalmente comunione e festa» (Catechismo, 1138).
Per sintetizzare la grandezza e la bellezza della liturgia celeste, veniamo invitati a rileggere le pagine dell’Apocalisse: «”Ricapitolati” in Cristo, partecipano al servizio della lode di Dio e al compimento del suo disegno: le Potenze celesti, tutta la creazione (i quattro esseri viventi), i servitori dell’Antica e della Nuova Alleanza (i ventiquattro vegliardi), il nuovo popolo di Dio (i centoquarantaquattromila), in particolare i martiri “immolati a causa della Parola di Dio” (Ap 6,9-11), e la santissima Madre di Dio, infine “una moltitudine immensa, che nessuno” può contare, “di ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap 7,9)” (Catechismo, 1138).
La consapevolezza di essere proiettata e in comunione con la liturgia celeste permette di dare a ogni nostra celebrazione slancio e profondità. Soprattutto fa crescere nella fiducia che la nostra debolezza può diventare preghiera: «A causa della loro più intima unione con Cristo, gli abitanti del cielo rinsaldano tutta la Chiesa nella santità, nobilitano il culto che essa rende a Dio qui in terra e in molteplici maniere contribuiscono a una più ampia edificazione (cf 1Cor 12,12-27)» (Lumen Gentium, 49).
Alla luce di queste prospettive, la liturgia e la pietà popolare possono incontrarsi in maniera feconda. La pietà popolare arricchisce la liturgia con il suo calore partecipativo e il suo radicamento nella vita concreta; la liturgia fa sì che la pietà popolare abbia sempre più profondità e diventi capace di evitare superficialità e formalismi.

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