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L’ augurio del Vescovo per il suo primo Natale in terra reggiana

Cari amici,
questo è il mio primo Natale a Reggio Emilia. Celebrerò la Messa della notte nella nostra Cattedrale dell’Assunta e quella del mattino nella tensostruttura che sostituisce provvisoriamente la Concattedrale di Guastalla. Così, già da queste due celebrazioni sono portato a leggere in profondità la realtà del Natale.
La Messa in Cattedrale, centro della nostra Chiesa diocesana, casa di Dio tra noi, mi ricorda che Cristo mi ha mandato tra voi per essere il segno della sua Incarnazione. Dio si è fatto carne, ha assunto il nostro corpo mortale, per donarci la sua immortalità. È venuto ad abitare tra noi ed abita tra noi ancora oggi ed abiterà tra noi no alla ne del tempo.
Non solo la Cattedrale, con le sue mura, la sua storia, il suo altare, le reliquie dei martiri, … ripresenta tutto questo. L’Incarnazione vive attraverso ogni comunità eucaristica legata al vescovo, attraverso ogni battezzato, attraverso la sua fede, la sua carità, la sua speranza.
Celebrerò poi a Guastalla. Le ferite inferte dal terremoto alla chiesa di San Pietro Apostolo sono per me e per tutti noi il simbolo di tutte le chiese distrutte o lesionate, di tutte le case che hanno avuto danni, di tutti i nostri fratelli e sorelle che hanno sofferto e soffrono a causa della terra che ha tremato ancora una volta nella nostra regione.
Vi posso con dare che, dopo il sisma, vedendovi in televisione o leggendo di voi sui giornali, sono rimasto ammirato del vostro coraggio, intraprendenza, spirito d’iniziativa.
So quanto hanno fatto le istituzioni pubbliche, i privati, la Chiesa. So che i problemi non sono finiti e che occorre, da parte di tutti, un’iniziativa continua. Assieme a coloro che sono stati colpiti dal sisma penso a coloro che sono soli, a chi è colpito dalla perdita del lavoro, ai malati, a quanti sono segnati dalle sofferenze di ogni genere, ai poveri, a chi è colpito dalla crisi economica che tocca anche le nostre terre, dove sono pur presenti tante ricchezze economiche ed umane.
La venuta di Cristo non è assolutamente senza efficacia nella nostra vicenda terrena. Nello stesso tempo Egli non si sostituisce alla nostra libertà, non risolve i nostri problemi con ricette magiche. Il Signore Gesù porta a noi la fede, cioè un nuovo sguardo sulle cose del mondo, uno sguardo che sa vedere in profondità, che sa riconoscere la presenza di Dio provvidente, che sa affidarsi a Lui. Cristo porta la carità, il perdono dei peccati attraverso i sacramenti, porta la grazia che rinnova il cuore e ci rende capaci di amare. Porta la speranza, la forza ragionevole per continuare a vivere, a
lavorare, a costruire. Il giorno del mio ingresso in diocesi ho donato alla Madonna della Ghiara un anello che mi aveva regalato una coppia di sposi, l’anello del loro fidanzamento. Ho inteso in questo modo invocare la protezione di Maria su tutte le famiglie della nostra terra. La famiglia è un
bene troppo grande, per l’uomo e per l’intera società, perché ci sia concesso semplicemente di assistere al suo declino. Ma è solo con l’aiuto di Dio che il nostro amore può trovare le strade della fedeltà, della donazione, del perdono.
Desidererei entrare in tutte le vostre case per portare il mio augurio e la mia benedizione. Lo faccio attraverso il nostro settimanale.

Benedico tutti voi, in particolare prego per i bambini, i malati, per coloro che si sentono soli, abbandonati. Dio viene per voi. Un caro ricordo dal vostro Vescovo,

+ Massimo Camisasca

Editoriale de “La Libertà” N. 45 del 22 dicembre 2012

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