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Ivan Illich, un profeta postmoderno che parla all’oggi

Nel decennale della morte un’antologia dei suoi scritti curata da Angelo Gaudio
Maria Teresa Pontara Pederiva
Roma – VATICANINSIDER

Angelo Gaudio, Illich. Un profeta postmoderno, La Scuola 2012 pp. 128, 8,50 euro. (scheda online su ibs>>> con 15% di sconto)

L’Editore lo definisce “intellettuale cosmopolita” e in effetti è arduo inserire Ivan Illich – di cui lo scorso anno ricorreva il 10° anniversario della morte, 2 dicembre 2002 – in categorie definite. Nato a Vienna da padre croato e madre ebrea, sacerdote cattolico talvolta “tollerato” dalla gerarchia per la sua libertà di pensiero e di azione, studi a Firenze prima e alla Gregoriana poi, con dottorato a Salisburgo, profondo conoscitore del filosofo Jacques Maritain, anche attraverso incontri personali a Princeton, rettore dell’università cattolica di Puerto Rico e poi in Messico dove fonda il Centro interculturale di Cuernavaca, Illich, costantemente in contatto con i gesuiti della Fordham University di New York, è riuscito con la sua poliedrica attività, e soprattutto i suoi scritti, a far sorgere “il caso”.

E del controverso “caso Illich” si parla ancora oggi in un breve saggio curato da Angelo Gaudio dell’università di Udine: tollerato dalle gerarchie dell’epoca (ma nessuno ha inteso celebrarlo neppure lo scorso anno …), il prete austriaco, che non ha mai voluto farsi chiamare teologo e che ha insegnato per un periodo anche alla facoltà di sociologia a Trento (1977), rappresenta oggi la figura del classico profeta inascoltato, attaccato dai suoi contemporanei, ma che ha “parlato prima” denunciando in anticipo tutta una serie di fatti e situazioni che oggi sono diventate di attualità.

Gaudio nella lunga introduzione, a quella che si configura come una breve antologia di scritti, intende presentare, tra l’altro, “il lato oscuro della carità”, l’ennesima testimonianza del rapporto fra Chiesa e potere di cui si discute ancora nell’anniversario dell’editto di Costantino. E’ quello che passa sotto il nome de “il rovescio della carità”, una situazione ben conosciuta, e denunciata, da una lunga serie di missionari sul posto: “La Chiesa in America Latina è florida, scriveva Illich, come ai tempi della Conquista: è ridiventata una pianta coloniale sostenuta dagli stranieri …”. Ma allora “la Chiesa cessa di parlare in nome di coloro, sempre più numerosi, che non dipendono da alcuna agenzia” e “nell’hacienda di Dio il popolo non fu mai se non uno sguattero”.

Radicale la critica alle istituzioni, compresa la scuola (famoso il suo “descolarizzare la società”), ma Illich fu anche un testimone dell’evento del Vaticano II, essendo presente come consultore del card. Suenens.

“In lui, scrive Gaudio, educazione, medicina, economia, insieme alla consapevolezza della storicità delle istituzioni sociali, si coniugano con una tensione utopica non priva di nostalgie premoderne. La sua opera, piena di suggestioni che hanno influenzato il dibattito culturale mondiale da Charles Taylor a Serge Latouche, si intreccia inoltre con autorevoli proposte storiografiche come quelle di Philippe Ariès, Michel Foucault e Paolo Prodi”.

Angelo Gaudio, Illich. Un profeta postmoderno, La Scuola 2012 pp. 128, 8,50 euro.