Crea sito

Io credo, oggi. In Dio creatore

Dell’unico vero Dio la Bibbia racconta in primo luogo l’atto della creazione: è logico pertanto che la Chiesa ci proponga Dio creatore come primo oggetto della nostra fede. Quando prega, Israele non tralascia mai di ricordare la creazione accanto alla liberazione dall’Egitto. Emblematico, sotto questo profilo, è il Salmo 136 (135), un inno all’amore e alla bontà di Dio, esaltati a partire dalla creazione passando poi agli interventi di Dio nella storia di Israele. Creare significa “fare dal nulla” e di questo è capace solo Dio. Credere in Dio creatore significa riconoscerlo come unico principio di tutte le cose. Né dobbiamo dimenticare che Israele è l’unico popolo che, non senza l’aiuto di Dio, è riuscito a formulare il concetto di “creazione” e l’ha espresso con il verbo barà’. Un’acquisizione di fondamentale importanza sia sotto il profilo teologico che sotto il profilo filosofico, che Dio ha voluto offrire all’umanità per mezzo del popolo da lui eletto.

Il creatore nella lunetta della parrocchiale di Spigno Monferrato

Il creatore nella lunetta della parrocchiale di Spigno Monferrato (Al, foto CENSI)..

Il Dio che ha creato i cieli.

Con tono in parte declamatorio e in parte polemico si legge in Isaia 45,18ss: «Poiché così dice il Signore, / che ha creato i cieli, / egli, il Dio che ha plasmato / e fatto la terra e l’ha resa stabile, / non l’ha creata vuota, / ma l’ha plasmata perché fosse abitata: / “Io sono il Signore, non ce n’è altri”. / […]. Non sono forse io il Signore? / Fuori di me non c’è altro dio; un dio giusto e salvatore / non c’è all’infuori di me». Qui, come in altre pagine delle sue profezie, Isaia afferma l’unicità di Dio, Dio creatore, che non ha eguali e non sopporta la concorrenza di altri dèi. Tra tutti i profeti è certamente Isaia il principale, se non unico, cantore dell’unicità di Dio. Come abbiamo detto, egli lo fa certamente in funzione polemica verso gli altri popoli, la cui idolatria era nota e vasta. Ma lo fa anche nella speranza di immunizzare il suo popolo dal pericolo di imitare i pagani in questa pratica religiosa. Del resto la tentazione dell’idolatria emerge già nella vicenda del vitello d’oro, narrata in Esodo 32,1ss: una tentazione che si ripresenta immancabilmente nelle diverse tappe della storia d’Israele. Né possiamo dimenticare che, secondo il salmo 104 – un inno alla bellezza della creazione – nel mare «nuota il Leviatano che hai creato perché rida con te». Pertanto il sorriso divino incarna ed esprime la gioia del creatore per la creazione. Lo si rileva, tra l’altro, anche nel ritornello che scandisce la creazione nei diversi giorni: «E Dio vide che era bello, molto bello » (Gen 1,4.10.12.31).

«Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra».

Gesù stesso, rivolgendosi al Padre per esprimergli lode e riconoscenza, lo proclama «Signore del cielo e della terra» (Lc 10,21-22). Anche per Gesù Dio è anzitutto il creatore di tutte le cose e lo riconosce persino quando prega. Quando professiamo la nostra fede in Dio creatore, ci associamo non solo alla Chiesa, comunità orante, ma a Gesù stesso e ne condividiamo i sentimenti più profondi. Oltre alla paternità di Dio qui si accenna alla sua maestà e signoria sul mondo, che ne evidenzia la libertà sovrana. Del resto non c’è alcun dubbio che una prima manifestazione della sua paternità universale Dio l’ha offerta nell’atto creativo: di ogni creatura egli è padre e ogni creatura non può non riconoscerlo come padre. Si direbbe che sulle dimensioni della paternità di Dio Gesù commisura la sua stessa missione salvifica. Infatti «tutto mi è stato dato dal Padre mio» (Mt 11,27). Professando la nostra fede in Dio creatore, noi ci immettiamo nella dimensione dell’universalità, che caratterizza pure la missione salvifica del Figlio.

Tutto è stato creato in vista di Cristo.

All’inizio del grande inno cristologico che caratterizza la lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani di Colossi leggiamo: «Cristo è immagine del Dio invisibile, / primogenito di tutta la creazione, / perché in lui furono create tutte le cose / nei cieli e sulla terra […]. Tutte le cose sono state create / per mezzo di lui e in vista di lui. / Egli è prima di tutte le cose / e tutte in lui sussistono» (1,15-17). È chiaro il messaggio paolino: «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui». È come dire che, creando, Dio non agiva da solo, ma «per mezzo di Cristo» perché Cristo è Dio e, come si legge in Giovanni 1,3: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui, / e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste». Inoltre, creando, Dio non agiva per altri fini, bensì per preparare l’evento della venuta del Figlio suo sulla terra per redimere l’umanità dal peccato. «In vista di lui», dunque, Dio creò il mondo, affinché l’incarnazione del Verbo fosse come una “nuova creazione” e tutti i credenti potessero diventare una “nuova creatura” (vedi 2Cor 5,17). Il progetto del creatore perciò fuoriesce dall’orbita dell’eternità per entrare in quella del tempo e dello spazio.

monsignor Carlo Ghidelli