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Insulti illustri, conformismi in serie: da bancarella

Spropositi. Da un Alain Touraine, intellettuale d’avanguardia, e qui in “Agorà” recente protagonista di un’intervista sulla crisi europea, non te l’aspetteresti, ma stavolta (“Mattino”, 15/3, p. 9) lo hai trovato saccente e ridicolo, al limite del disgusto, per il disprezzo esibito: «Avete il Papa in Italia? Tenetevelo!» Leggi che lui, fosse stato cardinale non lo avrebbe votato, anche solo perché argentino. Non era in Conclave, ma ci tiene a farlo sapere così: «pur sapendo ben poco di Jorge Bertoglio, mi sento soltanto di dire che la scelta di eleggere un cardinale argentino la considero come la scelta più reazionaria». «Mi sento»: nessun ragionamento, nessun argomento. Un colpo e via col vento dell’intelligenza rinomata. Se ti limitassi a leggerlo qui la sua vera statura ne uscirebbe ridicolizzata. Di lui c’è anche altro, si sa, ma per stavolta il convento della stampa offre questa… zuppa! Altro sproposito, però tutto italiano, e addirittura – vatti a fidare degli svedesi! – da premio Nobel: «Fate sposare i preti e la pedofilia morirà». Dario Fo, talora proprio mistero buffo da capo a piedi, ignora che il 99% dei criminali nel genere sono sposati o accompagnati ben bene. È il vizio costante di parlare di cose che nella realtà si ignorano, e molto spesso si vogliono ignorare, perché così tira il vento. Conformismo in maschera. Talora prende anche altre forme in pagina varia. «Il Concilio come bussola»: così ieri (p. 10) un titolo sul “Resto del Carlino” con aria di annuncio a sorpresa. Fa dama con “Europa” (p. 4): «Francesco, ritorno al Vaticano II». Slogan generici e molto all’ingrosso: risulta che anche Giovanni Paolo II, e anche Benedetto, hanno da subito indicato la stella polare nel Concilio, che è sempre «davanti a noi»… Ma così, giornalismo da bancarella…

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