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Inedito. Barsotti: mai più barriere dopo il Concilio

Celebrazioni. Tre giorni tra Palaia e Firenze

​In occasione del centenario della nascita di don Divo Barsotti (nella foto), che cade domani venerdì 25 aprile, si moltiplicano le iniziative della Comunità dei figlio di Dio (fondata dal sacerdote, mistico, poeta e scrittore) a partire da quelle editoriali con la pubblicazione delle “Lettere di paternità spirituale” (Amatissimo dal signore, San Paolo) e dalla ristampa del diario L’attesa (1973-1975), che fece la sua apparizione nel 1995, prendendo timidamente il suo posto in mezzo alle decine e decine di ben più robusti volumi già pubblicati a quel tempo da don Barsotti. Le Edizioni San Paolo hanno deciso di ripubblicare questo diario, ma più che di una semplice ristampa si tratta di una vera e propria nuova edizione, realizzata grazie al lavoro paziente di alcuni monaci della Comunità che hanno riesaminato accuratamente l’intero manoscritto originale, correggendo alcuni fraintendimenti più o meno vistosi presenti nella prima edizione, dovuti alla difficile decifrazione di molti passaggi della calligrafia di Barsotti. I monaci stanno lavorando anche ad una futura pubblicazione su Barsotti e il Concilio Vaticano II attingendo ai diari, alla corrispondenza, alle lettere interne alla Comunità come quella inedita che anticipiamo in questa pagina e che risale al dicembre 1965, alla chiusura del Concilio. Intanto, dal 25 al 27 aprile, la figura di Barsotti sarà ricordata tra Palaia (paese d’origine in provincia di Pisa e diocesi di San Miniato) e Firenze (dove ha trascorso gran parte della sua vita) nel corso di una “tre giorni” con la presenza tra gli altri dei vescovi delle due diocesi interessate, monsignor Fausto Tardelli e il cardinale Giuseppe Betori. Sabato 26, allo “Spazio reale” di San Donnino, sarà anche proiettato in anteprima il dvd “La Bellezza nell’Amore di Dio”, di Carlo De Biase. (Andrea Fagioli)

Carissimi, il Concilio è finito. Abbiamo vissuto ore indimenticabili e dobbiamo elevare a Dio il nostro ringraziamento di averci fatto vivere questi giorni che ci hanno rivelato, nello splendore incomparabile dei riti, nella gioia di una folla innumerevole che vi partecipava, nell’impressionante grandezza e solennità di una parola, veicolo di una forza divina, la vitalità sovrumana della Chiesa di Dio.

Finora il nostro dovere era quello di accompagnare con la nostra preghiera l’arduo lavoro dei Padri conciliari che dovevano interpretare i bisogni e le speranze degli uomini per rispondervi in nome di Dio, così che oggi, come sempre, il Messaggio della salvezza risultasse pienamente accomodato all’ansietà e alla attesa del mondo. I Padri conciliari hanno concluso la loro fatica e il Santo Padre ha promulgato mirabili documenti di sapienza pastorale che dovranno d’oggi in avanti ispirare e dirigere tutta la vasta e multiforme attività della Chiesa per la salvezza degli uomini.

Prima di sciogliersi il Concilio ha voluto rivolgersi direttamente agli uomini, consapevole che per tutti loro era stato convocato e a tutti loro ora doveva parlare. I messaggi ai governanti, agli uomini del pensiero e della scienza, agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri, ai malati, a tutti coloro che soffrono, ai giovani, hanno fatto sentire a tutti noi come non erano solo i Vescovi e una folle pur grande in piazza San Pietro, ma tutta l’umanità era presente per ascoltare attraverso la parola del Concilio la parola stessa di Dio. E la parola di Dio all’umanità di oggi rimane una parola di speranza, di coraggio, di fede, di amore.

È una promessa di vita, è una calda esortazione a costruire un mondo più degno, è un incitamento a realizzare i grandi ideali della vita dello spirito. Con tutti anche noi abbiamo ascoltato. Abbiamo ascoltato e ascoltiamo. Ci sembra di dover rimanere per sempre in ascolto di questa parola per imparare in che direzione dobbiamo muoverci, quali fini dobbiamo perseguire, quali compiti ci sono affidati.

È evidente che la Chiesa non ha voluto escludere alcuno, a tutti voleva parlare perché a tutti doveva annunciare il Messaggio. E il Messaggio non è soltanto promessa o speranza di vita: per chi lo accoglie è legge che deve ispirare la condotta, deve impegnare tutte le potenze al conseguimento di una salvezza che non cessa di essere opera di Dio anche se compiuta attraverso le potenze dell’uomo, in obbedienza alla Sua volontà e per la forza della Sua grazia.

Quale coscienza di universale servizio e di universale missione non manifesta questa parola, non più rivolta soltanto ai sacerdoti, ai religiosi, alle vergini consacrate e neppure soltanto ai credenti, ma a tutti gli uomini che sono capaci di accoglierla nella sincerità del loro spirito! E come la Chiesa a tutti si volge, così noi dobbiamo sentici solidali con tutti per l’edificazione di quel Regno di Dio che è insieme l’unica Città futura degli uomini. Un senso più vivo di universale fraternità ci accompagni e ci ispiri. Quanto più vogliamo vivere la grandezza della nostra vocazione cristiana nella più intima unione con Dio, tanto più sentiamoci uniti con tutti, non solo nella sofferenza e nella povertà di una stessa condizione umana, ma anche nella grandezza di una medesima vocazione divina. Perché il potere di chi governa non potrebbe essere contro la Chiesa che si costruisce misteriosamente nel seno del mondo; perché la ricerca della verità non potrebbe andare contro la Verità che è Cristo; perché il culto della bellezza non può che aprire le strade alla manifestazione di Dio; perché la devozione della donna non può che essere a servizio dell’Amore; perché il lavoro, se non è distruzione, non può essere che collaborazione ai piani di Dio; perché la povertà e la sofferenza soltanto nel Cristo sono feconde; perché alla speranza dei giovani non si apre un avvenire che nel cammino verso la vita che è Cristo.

Quello che ci vogliono dire i mirabili documenti promulgati dal Sommo Pontefice potremo pian piano comprenderlo attraverso un’assidua lettura e una docilità sempre più umile e vera all’azione dello Spirito Santo. Non è, infatti, il medesimo Spirito che ha illuminato i Padri alla compilazione di quei documenti che agirà nelle anime nostre perché noi comprendiamo la Sua volontà e diveniamo strumento della Sua azione?
Oggi s’impone soprattutto che ci rendiamo conto di essere stati convocati tutti insieme ad ascoltare questa parola, che abbiamo viva la coscienza di una necessaria unità. Solo se rimarremo uniti noi continueremo ad udire questa parola e ad accoglierla in noi. E quella parola, come ci illuminerà nei nostri dubbi, così ci comunicherà la sua forza.

Non più separati e divisi, ma una sola umanità in cammino perché la parola che ci ha convocati tutti, a tutti anche ha dato l’impulso per procedere in avanti, verso la pace, verso la verità, verso l’amore. II cristiano oggi deve esser cosciente che ogni barriera è finita. Tutta l’umanità è una, e il cristiano è uno con tutta l’umanità. Realizzare sempre più profondamente questa nostra unità con gli uomini di tutte le stirpi di tutte le classi, di tutte le età: questo ci sembra il primo comandamento, perché in questa unità è presente il Signore.

Ci sembra che l’atto conclusivo del Concilio abbia la stessa ecumenicità che ebbe la morte di papa Giovanni. Il suo ultimo sospiro, ut unum sint, si realizzò allora nel miracolo di un universale plebiscito di amore. Quell’umanità che si raccoIse e si strinse intorno al letto del Papa morente, ora accoglie dal nuovo Papa il messaggio di Cristo per un lavoro comune, per un’universale salvezza. Noi siamo con tutti; nascosti e perduti in questa immensa assemblea e piccoli e poveri come siamo, ci sentiamo immensamente felici di perderci in questo esercito innumerevole di figli di Dio. Possiamo far ben poco, ma non sarà poco se noi con la nostra umiltà, col nostro nascondimento, col nostro amore chiederemo a Dio, e contribuiremo per la nostra parte, che rimanga unita la grande famiglia umana nel continuare ad essere in ascolto della parola che oggi Dio le ha rivolto.

Soprattutto il nostro impegno sarà di non tollerare mai più di sentirci divisi da alcuno.
Non dobbiamo più credere al male, non dobbiamo più credere all’odio: dobbiamo credere soltanto all’amore, e sentirci davvero una cosa sola col Cristo. Le differenze, le opposizioni non possono vincere l’amore che in Cristo ci ha riuniti. Per questo, con il Papa anche noi salutiamo tutti gli uomini come fratelli, anche coloro che perseguitano la Chiesa, anche coloro che non credono in Dio, perché l’amore che in Cristo ci ha uniti è più forte di tutto. A questo amore soltanto è promessa la vittoria che è la salvezza del mondo.
Ci doni il Signore di essere fedeli a questa vocazione di amore; nulla è più necessario e nessun dono, che possiamo ricevere da Lui, può essere più grande.

 

Divo Barsotti – avvenire.itteologia.bibbia