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In un blog parla Dante Alighieri in un altro replica san Francesco

Continua, nella Rete che frequento, il dibattito sull’Amoris laetitia. Se ripercorro a ritroso il lavoro mio e dei miei robot negli ultimi dieci giorni trovo che il numero di articoli dedicati al documento postsinodale sull’amore nella famiglia ha occupato mediamente il 15 per cento di tutti quelli che ho visto, pur descrivendo una curva in naturale flessione.
Flessione quantitativa, ma non qualitativa, giacché la minore pressione dell’attualità (Thomas Reese racconta su “L’Indice del Sinodo” di aver passato in bianco la notte precedente la pubblicazione, per poterne scrivere a caldo) aiuta ad approfondire i ragionamenti. Tra i tanti scambi di opinioni ce n’è stato peraltro uno che ho trovato, dal mio punto di vista, “irresistibile”, nel senso che non posso trattenermi dal riferirne qui. Ha avuto per protagonisti Giuseppe Rusconi, sul suo blog “Rossoporpora” ( http://tinyurl.com/jhxxj6w ), e Andrea Grillo, sul suo blog “Come se non”, di recente trasferitosi presso il sito della rivista “Munera” ( http://tinyurl.com/jb7mwbn ). Il primo, passati in rassegna con implicita distanza critica i commenti di più convinto consenso, affida con pertinenza a Dante Alighieri la preoccupazione dottrinale su come, secondo l’Amoris laetitia, si debba riconsiderare l’adulterio: Paolo e Francesca devono restare all’Inferno o si possono trasferire in Purgatorio? Il secondo mostra di apprezzare la sfida e le armi con le quali gli si offre di combatterla, e fa dare a Virgilio e a Francesco d’Assisi due risposte altrettanto pertinenti: il primo sul versante storico (quanto della Divina Commedia andrebbe riscritto, da questo punto di vista?) e il secondo su quello teologico («Madonna povertà abita il matrimonio»).
Tutto molto bello. Ma non meno bello è che due osservatori notoriamente orientati da preoccupazioni ecclesiali diverse, e non certo alieni dall’assumere posizioni nette, discutano di un argomento così significativo senza delegittimarsi, anzi riconoscendosi.

Avvenire