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Il viaggio in Asia Francesco in Sri Lanka: libertà di fede. Visita non prevista al tempio buddista

Sulla riva dell’oceano, tra un mare di gente – 500mila persone secondo la polizia locale – Papa Francesco ha canonizzato il beatoGiuseppe Vaz, il primo santo dello Sri Lanka. Il Pontefice ha anche lanciato un nuovo appello per la libertà religiosa, che – ha sottolineato – “è un diritto umano fondamentale”.

“Ogni individuo deve essere libero, da solo o associato ad altri, di cercare la verità, di esprimere apertamente le sue convinzioni religiose, libero da intimidazioni e da costrizioni esterne. Come ci insegna la vita di Giuseppe Vaz, l’autentica adorazione di Dio porta non alla discriminazione, all’odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all’amorevole impegno per il benessere di tutti”. Parole che ovviamente non valgono solo per lo Sri Lanka, ma per tutto il mondo scosso dal terrorismo di matrice fondamentalista.

Continua dunque la straordinaria accoglienza del popolo srilankese nei confronti di Francesco, sull’onda lunga di quanto avvenne 20 anni fa conGiovanni Paolo II. La Messa si è svolta infatti nello stesso luogo in cui nel 1995 Papa Wojtyla dichiarò beato il missionario giunto dall’India nel XVII secolo. Ed è stato utilizzato lo stesso altare di allora, a forma di edificio tipico locale. Francesco nella processione di “introito” ha lambito le onde dell’Oceano indiano, poiché il Galle Face Green, il parco cittadino dove si è svolta la liturgia, si estende per cinque chilometri proprio sulla battigia. Bellissimi i canti e le danze che hanno animato la celebrazione, incredibilmente calorosa ma al contempo ordinata la partecipazione della gente, che ha anche raccolto 70mila dollari di offerta per il Papa, consegnati al termine della celebrazione dall’arcivescovo di Colombo, il cardinale Albert Malcom Ranjith, il quale ha ringraziato il Pontefice per la sua visita.

Francesco nell’omelia ha sottolineato la straordinaria attualità del nuovo santo. “Egli ci ha mostrato l’importanza di superare le divisioni religiose nel servizio della pace”. E dunque il suo esempio “continua oggi a ispirare la Chiesa in Sri Lanka”, che – ha ricordato il Papa, “volentieri e generosamente serve tutti i membri della società. Non fa distinzione di razza, credo, appartenenza tribale, condizione sociale o religione nel servizio che provvede attraverso le sue scuole, ospedali, cliniche e molte altre opere di carità. Essa non chiede altro che la libertà di portare avanti la sua missione”.

Papa Bergoglio ha anche indicato san Vaz come “sacerdote esemplare” ed “esempio di zelo missionario”. Egli “sapeva come offrire la verità e la bellezza del Vangelo in un contesto multi-religioso, con rispetto, dedizione, perseveranza e umiltà”. Anche oggi bisogna fare lo stesso. “Siamo chiamati ad uscire con lo stesso zelo – ha concluso il Papa – siamo chiamati ad essere discepoli missionari”.

Eccezionale la partecipazione di popolo anche nel santuario di Madhu, dove nel pomeriggio Francesco, accolto con grande entusiasmo e con il dono di una ghirlanda che ha posto sulla veste bianca, si è recato a pregare davanti a un’antica statua della Vergine. “È difficile perdonare”, per le offese ricevute, ha detto in questo luogo testimone di una guerra fratricida tra le etnie tamil e singalesi, “ma Maria ci guida a fare un altro passo. Come lei ha perdonato gli uccisori del suo Figlio ai piedi della croce, tenendo tra le braccia il suo corpo senza vita, così ora lei vuole guidare gli Srilankesi ad una più grande riconciliazione, così che il balsamo del perdono di Dio possa produrre vera guarigione per tutti”.

La preghiera del Pontefice si è quindi elevata al cielo per invitare “entrambe le comunità Tamil e Singalese a ricostruire l’unità perduta”. “Come la statua di Maria è rientrata al suo santuario dopo la guerra – ha invocato – così preghiamo che tutti i suoi figli e figlie srilankesi possano ritornare alla casa di Dio in un rinnovato spirito di riconciliazione e fratellanza”.

“Che questo santuario possa essere una casa di preghiera e un rifugio di pace”, ha concluso. Il Papa, dopo il discorso, si è fermato alcuni momenti in raccoglimento davanti all’effigie mariana, mentre la folla intonava canti e preghiere. Quindi è tornato a Colombo in elicottero.

Visita al tempio buddista
Ma c’è stato anche un fuori programma. Francesco si è recato in un tempio buddista. “Il Papa – ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi alla Radio Vaticana – aveva incontrato all’aeroporto un autorevole rappresentate di una delle organizzazioni buddiste, che gli aveva detto che desiderava vederlo e che desiderava incontrarlo. Questo personaggio era anche venuto all’incontro interreligioso di ieri, insieme a tutti gli altri monaci buddisti che erano presenti. Il Papa “ha colto la possibilità di questo tempo di questa sera per fare una rapida visita al centro, in cui c’è anche il tempio e anche la sala religiosa di preghiera di questa comunità buddista. È stato accolto con grande familiarità. Gli è stata spiegata bene la realtà di questo luogo di preghiera e gli è stato mostrato lo Stupa, che contiene reliquie e che è uno degli oggetti sacri che tengono nel tempio, davanti alla statua di Buddha; e lo hanno anche aperto per il Papa, cosa che avviene, sembra, una sola volta l’anno”.
“Quindi – ha proseguito Lombardi – è stata una apertura eccezionale in segno di rispetto, di onore, di amicizia per questa grande autorità religiosa che li ha visitati. Mentre aprivano questo contenitore delle reliquie, alcuni giovani monaci che era lì presenti, hanno recitato un canto, una preghiera con molta naturalezza e semplicità. È stato un momento breve, ma significativo della naturalezza vorrei dire, dello stile familiare con cui il Papa porta avanti i rapporti con le persone, anche delle altre religioni”.
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