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Il vento dello Spirito in Kosovo e in Albania

La testimonianza di don Emanuele di ritorno dal viaggio in Kosovo e in Albania

“Nessun vento è favorevole a chi non sa dove andare, ma per chi lo sa, anche la brezza sarà preziosa”, scrive il poeta Rainer M. Rilke. Ho sentito la verità di tale affermazione anche in questa breve visita agli amici volontari e missionari in Kosovo e Albania, due Paesi ancora alle prese con gravi problemi sociali, politici, economici, culturali e morali… Abbiamo vissuto insieme tre giornate piene, sempre con la pioggia, senza mai veder filtrare il sole, accompagnati giorno e notte dal rumore crescente del fiume ingrossato di Gomsiqe. Eppure la brezza dello Spirito, quasi il soffio di Gesù sugli apostoli nel Cenacolo, la sera di Pasqua, non ci ha lasciati un attimo. L’abbiamo sentita, quella brezza, nel clima sereno e costruttivo che regna all’interno delle due équipe, come nel paziente operoso impegno a fianco di popolazioni provate dalla guerra civile degli anni scorsi, da conflitti etnici non ancora superati, dalla corruzione e dalla povertà decisamente diffuse. L’abbiamo sentita, quella brezza, nelle parole di Tiziana sullo straordinario spirito di accoglienza delle famiglie in Kosovo: basta che uno si presenti alla porta e dica “sono nelle mani di Dio e nelle tue”, perché la casa si apra ad accoglierlo. L’abbiamo sentita, quella brezza, nelle parole commosse di Silvia a proposito di una donna di Gomsiqe, accompagnata in macchina all’ospedale in gravissime condizioni al mattino e miracolosamente ripresasi nel corso della giornata. L’abbiamo sentita, quella brezza, nel racconto di don Carlo a riguardo di Kristina, sposata con un marito da tempo “fuori di testa”, 4 figli a carico, 2 cognati vedovi e una suocera “pesanti”, problemi di ogni genere a non finire. Kristina si prodiga per tutti con una abnegazione totale e con un profondo e sereno abbandono a Dio, senza mai far pesare a chi le sta intorno la sua croce. Frequenta regolarmente il gruppo delle donne a Gomsiqe, sempre attenta alle sofferenze altrui: è la donna operosa e sapiente elogiata dalla Bibbia nel Libro dei Proverbi… L’abbiamo sentita, quella brezza, nelle parole di Maurizia, mentre ci raccontava delle monache Clarisse di Scutari, il cui convento di clausura (“senza grate, perché di sbarre ce ne sono già state troppe”) si trova nel vecchio tribunale della Polizia di Stato, luogo di interrogatori e di torture sistematiche e atroci, durante i cinquant’anni del regime comunista. Il convento è meta continua di visitatori e pellegrini, desiderosi, anzi bisognosi, di ascoltare e vedere la gioia serena, pasquale delle monache che a loro modo riconsacrano un luogo, un paese profanato. L’abbiamo sentita, quella brezza, nelle parole fiduciose e pacate di Mons. Luciano, Vescovo di Sapa, che, senza nascondersi le difficoltà della sua richiesta, continua a sperare per il futuro nell’invio delle Carmelitane Minori alla costruenda Casa della Carità, oggi arrivata alla copertura del tetto. E ancora l’abbiamo sentita, quella brezza, nel breve racconto che lo stesso Vescovo ha fatto di un sacerdote albanese incarcerato e torturato sotto il regime. Dopo la fine della dittatura e la sua liberazione, il sacerdote si è trovato davanti uno degli aguzzini e lo ha riconosciuto. Il torturatore, temendo vendetta, si è allontanato in fretta, quasi fuggendo, seguito, quasi inseguito e richiamato dal sacerdote: “fermati, non fuggire! Io voglio solo dirti che ti perdono…”. L’abbiamo sentita infine, quella brezza, nei volti di 2 persone, una in Kosovo e una in Albania, che portano lo stesso nome: John. Il primo è sposato con figli e da oltre 10 anni accompagna i nostri volontari nelle famiglie, nelle scuole, nelle stalle, negli uffici, nelle chiese e per le strade della regione di Klina. È l’angelo custode, il traduttore e consultore, il mediatore culturale, il fratello maggiore, saggio e prudente, esperto e operoso, cui tutti i nostri volontari hanno fatto e fanno riferimento. Imprescindibile e disarmante nella sua umanità e semplicità, ricca di fede e di humor… L’altro John è di Gomsiqe: era il matto del villaggio, zimbello di tutti, incattivito dalle cattiverie gratuite e divertite dei ragazzi e dei giovani. Don Carlo se l’è fatto amico, raccogliendolo per strada e accogliendolo spesso in casa. Matto ma non scemo, ne ha approfittato volentieri, sottraendo alla comunità cose di vario genere. Pazientemente, a volte duramente ripreso, John ha capito ed è cambiato. Qualcosa hanno capito anche la famiglia e la gente del villaggio. Ora John non è più la vergogna né lo zimbello di nessuno. L’ho trovato sorridente, sereno, molto più rilassato e comunicativo rispetto ai primi tempi. Non sarà diventato un angelo, ma certamente è un amico per tutti, per don Carlo, per i volontari, per i campisti. Anche per chi, come me, non fa che passare ogni tanto, per una visita di due-tre giorni. La brezza dello Spirito, il soffio del Risorto si fa sentire anche oggi… o, come dice la canzone di Bertoli, “eppure il vento soffia ancora!”. don Emanuele Benatti

(fonte: webdiocesi)