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Il vangelo di domenica prossima presenta un modello per i missionari e catechisti della prima comunità cristiana che può e deve essere uno stimolo anche per noi

La pagina del vangelo di Mc di questa domenica termina con la parola programmatica di Gesù “andiamocene altrove per i villaggi vicini, perchè io predichi anche là: per questo sono venuto”. Essa si sintonizza con quanto scrive Paolo ai Corinti: “non è per me un vanto predicare il vangelo; è una necessità per me: guai se non predicassi il vangelo”. L’annuncio del vangelo, per l’apostolo, non è una libera professsione, nè un’attività per la quale richiedere un compenso. È una necessità vitale cui egli non può sottrarsi, per questo paradossalmente può dire che realizza la sua libertà facendosi servo di tutti. La missione di Gesù prosegue secondo il modello già collaudato a Cafarnao. Nella sinagoga Gesù annuncia il regno di Dio e pone i segni della sua azione e presenza efficace. La liberazione degli indemoniati è un segno visibile dell’azione sovrana di Dio che “risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”. In questa immagine di Gesù l’autore del secondo vangelo presenta un modello per i missionari e catechisti della sua comunità che può e deve essere uno stimolo anche per noi.

commento al Vangelo di Don Fabrizio Crotti