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Il Vangelo della XVI Domenica del Tempo ordinario (Matteo 13, 24-43)

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“Buon Pastore” è tra le più consuete e belle immagini per descrivere Gesù. Tuttavia le pagine evangeliche si soffermano più diffusamente sulla padronanza del Signore in ambito agricolo. Nelle parabole Cristo racconta sentimenti e pratiche contadine in maniera puntuale ed esperta; difficilmente sono solo frutto del sentito dire. Parla della semina mostrando precisa conoscenza della morfologia del terreno lavorato dagli agricoltori galilei del suo tempo. Quanto è attento al mondo concreto il Figlio dell’Altissimo! Il Signore conosce perfino la dimensione dei vari semi in uso, assegnando con sicurezza alla senape il posto del “più piccolo di tutti”. Come tanti agricoltori, egli prevede l’arrivo dell’estate scrutando i segni della campagna, quale l’intenerirsi del ramo di fico.

Tra i nemici giurati dei contadini sono gli infestanti che, impoverendo le risorse del terreno, limitano la crescita della piantagione. Non solo: al momento della falciatura e della battitura, i chicchi dell’erbaccia si mescolano con quelli buoni, parte dei quali diverrà seme per la stagione successiva. Per non diffondere la gramigna nella prossima coltura, è necessaria la monda del raccolto, eliminando la semenza dal parassita. Proprio sulla qualità della semente s’interrogano i contadini protagonisti della parabola della “zizzania”: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo?». Il proprietario è convinto d’aver usato seme mondo. È stato un nemico invidioso a spargere la gramigna.

Che fare? Non si tratta di scegliere tra un’opzione giusta e una sbagliata, ma tra due giuste. Questo è il difficile. I contadini hanno ragione: l’immediata monda del terreno favorirebbe la crescita rigogliosa del grano. Ma ha ragione anche il proprietario, permettendo a frumento e zizzania di crescere insieme; infatti: meglio un raccolto sporco che nessun raccolto. L’agricoltura di cui il Signore è esperto è luogo di discernimento faticoso; non sempre la strada giusta è diritta (a dirla tutta: quasi mai).

Non è complicato capire cosa il Signore ci chiede, quando la scelta è tra bene e male. Diviene complesso quando, onestamente, entrambe le alternative sono buone. Conviene cominciare adottando la tattica del padrone del campo: tenere alla larga la fretta.

di Giovanni Cesare Pagazzi / Osservatore Romano