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Il segretario di Stato al Bambino Gesù e alla Domus pacis. Mistero del dolore innocente

Una struttura per i bambini e le loro famiglie che, dalla città di Roma e da tanti altri luoghi vi «convergono per ricevere cure specialistiche appropriate insieme a un’attenzione alla persona», che è «espressione di autentici valori umani e cristiani». La missione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù è stata ribadita così dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, durante la visita compiuta al Gianicolo sabato mattina, 6 dicembre. Giunto per portare gli auguri di Natale ai piccoli pazienti, ai famigliari e agli operatori del nosocomio, il porporato ha anche benedetto la storica cappella, risalente al al 1500, che è stata restaurata. «Un ospedale è un luogo — ha detto — dove convergono tante sofferenze per essere curate, assistite e guarite». E, ha aggiunto, «laddove c’è una persona bisognosa di attenzioni e di cure non può mancare la presenza del Signore, che è particolarmente vicino a chi soffre. È una presenza silenziosa e potente — ha commentato — che accompagna e infonde speranza, che benedice e guarisce e che dona la forza di accettare la croce, perché Gesù la porta insieme a ciascuno di noi, trasformandone in tal modo il significato, facendola diventare misterioso strumento di collaborazione per la redenzione del mondo».
Quindi il cardinale Parolin ha sottolineato l’importanza della presenza di Gesù Eucaristia nelle strutture sanitarie. Per questo, ha detto, «restaurare una cappella all’interno di un luogo di cura, significa predisporre un ambiente in cui Gesù ponga la sua stabile dimora e in cui adorarlo, dialogare con lui, fargli compagnia, chiedere una grazia e dirgli il nostro grazie»; un luogo «dove possiamo lodarlo e chiedere la forza di accettare quello che ci risulta difficile comprendere: il mistero della sofferenza innocente, che coinvolse anche il Bambino Gesù, costretto dalle mire di Erode a fuggire dalla sua patria, e raggiunse poi il Figlio di Dio, l’innocente, posto sulla croce».
Infine il porporato ha ricordato come l’ospedale Bambino Gesù sia «tanto caro al Papa, il quale volle venire lui stesso, l’anno scorso, a visitarlo», e lo sia altrettanto «anche alla città di Roma». E ha concluso augurando «di riscoprire il vero senso del Natale, che porta la pace agli uomini di buona volontà, poiché la gratuita presenza in mezzo a noi del Bambino Gesù, dell’Emmanuele, ha portato per sempre la pace tra gli uomini e Dio».
In precedenza, il cardinale si era recato alla Domus pacis di Roma per incontrare i partecipanti al convegno della Conferenza italiana superiori maggiori (Cism) e dell’Unione superiore maggiori (Usmi), in corso dal 5 al 6 dicembre sul tema «Con Papa Francesco verso le periferie della storia: cuore della Chiesa». Celebrando la messa, il porporato ha sottolineato la necessità di «approfondire l’attualità dei carismi» fondativi «nella loro relazione con le specifiche esigenze del momento presente, in modo da rinnovare metodi di azione, priorità pastorali e persino stili di vita, per favorire una missione e una testimonianza della carità più efficace, incoraggiando l’impegno di tutti al servizio disinteressato per il regno e per il bene dei fratelli».
Quindi ha fatto notare che «la conformazione e l’identità della vita religiosa e i necessari adattamenti che di volta in volta occorre predisporre, proprio per rimanere fedeli a sé stessi nel mutare delle circostanze, trovano nella freschezza della parola di Dio il luogo ideale in cui specchiarsi e recuperare energie sorgive di vita».
Partendo dalla constatazione che «la vita religiosa nasce dalla meraviglia che sorge nel cuore del credente nel fare l’esperienza della compassione di Gesù per l’essere umano stanco, sfinito e brancolante alla ricerca di un faro di luce che possa illuminare il suo incerto destino», il cardinale ha spiegato che «l’uscita di Gesù dalla gloria della vita trinitaria per assumere la nostra carne, in ragione di un amore senza limiti verso di noi», deve far «nascere il desiderio di uscire a nostra volta dai nostri egoismi e chiusure, per aprire le porte a lui, per uscire verso di lui, desiderosi di essere da lui ammaestrati, illuminati, confortati e perdonati». Parimenti, ha proseguito, «nasce il desiderio di uscire dal nostro piccolo mondo chiuso e autoreferenziale, per proporre al prossimo con rispetto e gentilezza quel conforto e quella luce che gratuitamente abbiamo ricevuto».
Richiamando le esortazioni di Papa Francesco a una fede che si veste di carità, il celebrante ha quindi messo in luce come il tempo presente ci ponga «davanti tanti interrogativi e sfide», mentre «la velocità delle trasformazioni rende arduo stare al passo con i tempi». Al punto che «è difficile alle volte cogliere fino in fondo gli stessi segni, perché essi non sempre si presentano in modo univoco, oppure perché vanno soggetti a un’usura troppo rapida, relegando in un passato superato, quelli che sembravano fenomeni o linee di tendenza in forte sviluppo». Da qui l’invito conclusivo a «raggiungere le periferie esistenziali e geografiche, uscire verso il prossimo, non temere l’orizzonte missionario e porre al primo posto la carità verso ogni forma di povertà ed emarginazione».

L’Osservatore Romano, 6 dicembre 2014.

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