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Il Santo del giorno 31 Agosto

Raimondo Nonnato

Lo strano cognome con cui è passato alla storia richiama l’aspetto doloroso della sua nascita, dato che la madre morì durante il travaglio, pregando per quel suo bambino che non riusciva a nascere. Lo dovettero quindi estrarre dal suo povero cadavere, e il bimbo riuscì a sopravvivere. Ma crebbe col desiderio di consacrare la sua vita ai sofferenti, mettendosi in contrasto con i nobili parenti catalani. Crebbe con una fortissima devozione alla Vergine Santa che considerava come la mamma sua. A diciotto anni, ebbe la fortuna di assistere alla nascita dell’Ordine di Santa Maria della Mercede, fondato da Pietro Nolasco nel 1218 per la liberazione degli schiavi ancora esistenti in Spagna. L’immagine di Maria che gli chiedeva di “far nascere” i suoi figli gli si impresse indelebilmente nel cuore. Per alcuni anni operò in Spagna, poi, dopo la liberazione dal giogo arabo, si recò in Algeria, dove prese volontariamente il posto di uno schiavo in pericolo di rinnegare la fede. Voleva così avere la possibilità di restare in mezzo ad altri prigionieri per poterli confortare e sostenere, ma pretendeva anche di annunciare il Vangelo ai musulmani schiavisti, per distoglierli dalla loro crudeltà. La sua predicazione si rivelò così pericolosamente convincente che i suoi avversari gli perforarono le labbra, sigillandole con un lucchetto. Alla fine, prima che lo condannassero a morte, lo stesso San Pietro Nolasco riuscì a raccogliere la somma necessaria per il suo riscatto. Informato di quella straordinaria avventura Papa Gregorio IX lo creò cardinale nel 1239 e lo invitò a Roma come suo consigliere. Ma morì durante il viaggio, a soli quarant’anni. È ovviamente invocato come patrono delle ostetriche.
Altri Santi: Santi Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea (I sec.); S. Paolino da Treviri (IV sec.).
Letture: «Cristo crocifisso, potenza e sapienza di Dio» (1Cor 1,17-25); «Dell’amore del Signore è piena la terra» (Sal 32); «Vegliate!» (Mt 25,1-13).
Ambrosiano: 1 Maccabei 15,15-23a.24; Salmo 66; Giovanni 1,35-42.

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