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Il presidente tedesco a Wielun nell’ottantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale. Berlino chiede perdono per le vittime polacche del nazismo

L’Osservatore Romano

Nella cerimonia commemorativa, ieri, dell’inizio della Seconda guerra mondiale — esattamente 80 anni fa — il presidente tedescoFrank-Walter Steinmeier ha chiesto «perdono» per le vittime polacche del nazismo. Steinmeier ha parlato davanti al presidente polacco Andrzej Duda a Wielun, in Polonia, dove il primo settembre 1939 la Germania nazista lanciò l’attacco che segnò l’inizio del conflitto mondiale. Presenti anche le delegazioni di oltre 40 Paesi con capi di Stato e di governo e presidenti di assemblee parlamentari.
Quella di Wielun è stata soltanto una delle diverse commemorazioni che si sono tenute anche a Varsavia e in altre città della Polonia. «Mi inchino di fronte alle vittime dell’attacco a Wielun, mi inchino di fronte alle vittime polacche della dittatura tedesca e chiedo perdono», ha detto Steinmeier ripetendo le tre frasi in polacco. «Sono stati i tedeschi che hanno perpetrato un crimine contro l’umanità in Polonia», ha sottolineato il capo di Stato nel discorso tenuto prima dell’alba per ricordare il momento esatto dell’attacco alla città polacca. Alle prime luci del giorno il centro infatti fu distrutto al 90 per cento dai bombardieri tedeschi e circa 1.200 persone persero la vita. Il conflitto causò poi 80 milioni di morti, di cui sei milioni in Polonia.
Il presidente polacco ha ringraziato Steinmeier per la sua partecipazione alla cerimonia per le vittime dell’attacco che ha definito «efferata barbarie». Steinmeier ha evitato di affrontare direttamente la questione delle richieste di risarcimenti per danni di guerra avanzate dal governo polacco, ma ha detto: «Non possiamo annullare ingiustizia e dolore patito. Non possiamo nemmeno farne una contabilità».
Assente alla cerimonia il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha rinunciato alla partecipazione a causa dell’uragano Dorian in arrivo negli Stati Uniti. Non è a Varsavia nemmeno il presidente russo Vladimir Putin, che non è stato invitato alla cerimonia dalle autorità polacche. Assente anche il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, invitato all’ultimo momento e solo quale ex primo ministro polacco. Ha partecipato invece il cancelliere tedesco Angela Merkel. L’Italia è stata rappresentata dal presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati.
La commemorazione con i due presidenti si è svolta sulla piazza Pilsudski nel centro della capitale polacca. Il programma ha incluso un cambio della guardia militare d’onore presso la Tomba del milite ignoto e l’inaugurazione della campana intitolata «La memoria e l’avvertimento», che con il suo rintocco ricorderà le vittime della Seconda guerra mondiale.
Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, e il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, hanno preso parte invece all’iniziativa organizzata a Westerplatte. Si tratta della penisola che si affaccia sulla costa baltica separata da Danzica dal canale portuale e collegata alla terraferma da un sottile istmo sabbioso. Dal 1 all’8 settembre 1939 nella penisola di Westerplatte la Wehrmacht e la Kriegsmarine combatterono contro un esiguo presidio dell’esercito polacco, composto da circa 200 soldati. L’offensiva si concluse con l’occupazione del deposito militare polacco, il Wojskowy Skład Transportowy.
L’Osservatore Romano, 2-3 settembre 2019