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Il Papa: ho portato la dottrina sociale

​I grandi temi del viaggio, i problemi specifici dei Paesi visitati ma anche la situazione della Grecia, il discusso omaggio del crocifisso sulla falce e martello, il Sinodo, Cuba e persino i selfie della gente con lui come protagonista: di questo e molto altro ha parlato il Papa nel suo lungo colloquio con i giornalisti che l’hanno seguito in questa settimana di viaggio in Sud America. Ecco un ampio estratto della conferenza stampa sul volo tra Asuncion e Roma.

Santo Padre, grazie per aver elevato il santuario di Caacupé a basilica pontificia. Ma perché il Paraguay non ha un cardinale?
Non avere un cardinale non è un peccato, la maggioranza dei paesi del mondo non ha un cardinale. Le nazionalità non ricordo quante siano, ma sono una minoranza. È vero, il Paraguay non ha avuto cardinali fino ad ora e non saprei dirle la ragione…Alcuni paesi centroamericani non l’hanno avuto. Ma non c’è alcun peccato: dipende dalle circostanze, dalle persone, ma non significa un minor valore. Ci sono vescovi che hanno fatto la storia del Paraguay e non sono stati cardinali. Il Paraguay merita di avere un cardinale? Guardando alla Chiesa del Paraguay, direi che ne meriterebbe non uno solo ma due: è una Chiesa viva, gioiosa, che lotta, con una storia gloriosa”.

Lei accetterebbe di fare una mediazione tra Cile e Bolivia riguardo alla questione dello sbocco sul mare per la Bolivia?
La mediazione è cosa delicata e sarebbe un ultimo passo. L’Argentina l’ha vissuta con il Cile ed è stata una situazione limite, ben fatta perché la Santa Sede ha ricevuto l’incarico per interessamento di Giovanni Paolo II, con la buona volontà dei due Paesi coinvolti. Però è l’ultima istanza. Ci sono altre figure diplomatiche che aiutano. In questo momento io devo essere molto rispettoso, perché Bolivia ha fatto ricorso a un tribunale internazionale. Se io faccio un commento ora, essendo il capo di uno Stato, sembrerebbe che mi immischi nella sovranità di un altro Stato. Rispetto la decisione che ha preso il popolo boliviano facendo questo ricorso… Nella cattedrale di La Paz ho toccato questo tema in modo molto delicato tenendo in conto la situazione del ricorso al tribunale internazionale. I fratelli devono dialogare, i popoli latinoamericani devono dialogare, dialogare per creare la Patria Grande, il dialogo è necessario….Ho rispettato la situazione come è al momento attuale. Bisogna aspettare il tribunale internazionale. Sempre c’è una base di giustizia quando ci sono cambiamenti nei confini territoriali dopo una guerra. Non è ingiusto esprimere questo desiderio. Ricordo che nell’anno 1961, quando facevo al primo anno di filosofia, ci mostrarono un documentario sulla Bolivia e credo che si chiamasse le dieci stelle: presentava ognuno dei nove dipartimenti del Paese e come decimo si vedeva il mare, senza alcun commento. Dunque, prima il dialogo, la sana trattativa.

In Ecuador dopo che lei ha lasciato il Paese, gli oppositori sono tornati a manifestare. Sembra che la sua presenza in Ecuador si voglia usare politicamente, specialmente per quella sua frase sul popolo ecuadoriano che si è rimesso in piedi con dignità. Lei crede nel progetto politico del presidente Correa? Crede che le considerazioni che ha fatto aiutino a costruire la democrazia?
Evidentemente so che c’erano problemi politici, lo so. Non conosco i particolari della politica ecuadoriana. Mi dicono che c’è stata come una parentesi durante la mia visita, non ci sono state proteste, e io ringrazio e lo apprezzo. Ma se le proteste vanno avanti vuol dire che i problemi. Io mi riferivo alla maggior coscienza che il popolo ecuadoriano ha preso del suo valore. C’è stata una guerra con il Perù da poco tempo, c’è l’esperienza della guerra. E poi una maggior coscienza della varietà di ricchezza etnica dell’Ecuador. Non è un paese che scarta. E dunque mi riferivo a tutto il popolo, e alla ricchezza dell’unità nella varietà, non erano parole che si riferivano a una realtà politica concreta. Una frase si può strumentalizzare. È molto importante nel vostro lavoro l’ermeneutica di un testo: non si può interpretare con una frase, bisogna considerare l’ermeneutica nel contesto. Ci sono frasi che sono chiave, altre che non lo sono. Bisogna anche vedere la storia di questo momento o se stiamo interpretando un fatto del passato, farlo con l’ermeneutica del passato. Non voglio fare il maestro è un aiuto per voi.

Nel discorso ai movimenti popolari lei ha parlato del nuovo colonialismo, dell’idolatria del denaro e dell’imposizione dei mezzi di austerità che stringono la cintura dei poveri. In Europa c’è il caso della sorte della Grecia, che rischia di uscire dalla moneta unica. Che cosa pensa di questa situazione che riguarda tutta l’Europa?
Prima di tutto, il perché di questo intervento mio nel convegno dei movimenti popolari: non era il primo, ma il secondo, perché ne avevamo fatto uno nell’aula vecchia del Sinodo. È una cosa che organizza Giustizia e pace, e io sono molto vicino, perché è un fenomeno di tutto il mondo, lo troviamo anche in Oriente, nelle Filippine, in India, in Tailandia. Movimenti che si organizzano tra loro non solo per fare una protesta ma per andare avanti e poter vivere, e sono movimenti che hanno forza. Sono tanti, non si sentono rappresentate dai sindacati perché dicono che i sindacati sono una corporazione e non lottano per i diritti dei poveri. La Chiesa non può essere indifferente, ha un dottrina sociale, e dialoga con questi movimenti. Voi avete visto l’entusiasmo: la Chiesa non è lontana, ci aiuta a lottare. non è che La Chiesa fa un’opzione per la strada dell’anarchica. No, non sono anarchici, questi lavorano, fanno lavori con gli scarti.
Per quanto riguarda la Grecia e il sistema internazionale: io ho una grande allergia all’economia, perché papà era ragioniere e quando non finiva il lavoro in fabbrica lo portava a casa e passava il sabato e la domenica con quei libri lavorava a casa. Non capisco bene com’è la cosa, certamente sarebbe semplice dire: la colpa è soltanto di questa parte! I governanti greci che hanno portato avanti questa situazione di debito internazionale hanno le loro responsabilità. Col nuovo governo greco si è cominciata una revisione un po’ giusta. Io mi auguro che trovino una strada per risolvere il problema greco e anche una strada di sorveglianza perché altri Paesi non cadano nello steso problema, e che questo ci aiuti ad andare avanti perché quella strada dei prestiti e dei debiti non finisce mai. Mi hanno detto un anno fa più o meno, ma ho sentito… che c’era un progetto all’Onu per il quale un Paese può dichiararsi in bancarotta, che non è lo stesso del default, ma non so come è andato a finire. Se un’impresa può fare una dichiarazione di bancarotta, perché un paese non può farlo e gli altri si aiutano?…

Lei ha detto che questo sistema economico spesso impone profitto a tutti i costi. Questo è percepito dagli statunitensi come una critica al loro modo di vivere: Come risponde a questo?
Quello che ho detto non è nuovo. Che questa economia uccide, è in Evangeliigaudium e nell’enciclica Laudatosi’. Ho sentito che alcune critiche sono state fatte negli Stati Uniti: ogni critica deve essere recepita e studiata e poi bisogna fare un dialogo. Cosa penso? Siccome non ho dialogato con chi fa la critica, non ho il diritto di fare un pensiero così isolato… Andrò negli Usa, ma devo cominciare a studiare adesso, fino ad oggi avevo studiato i dossier su questi tre paesi bellissimi dell’America Latina che ho visitato. Ora devo studiare Cuba e gli Stati Uniti.

Che cosa ha pensato quando il presidente Morales le ha regalato il Crocifisso con la falce e martello? E dov’è adesso?
È curioso, ma io non sapevo che padre Espinal era sculture e anche poeta, l’ho saputo questi giorni e per me è stata un sorpresa. Si può qualificare il genere nell’arte di protesta. A Buenos Aires alcuni anni fa è stata fatta una mostra di uno sculture e creativo argentino ed era arte di protesta, e ricordo un Cristo crocifisso su un bombardiere; una critica al cristianesimo perché alleato con l’imperialismo. Io l’ho qualificato come arte di protesta, che in alcuni casi può essere offensiva. In questo caso concreto: padre Espinal è stato ucciso nell’anno 1980, quello era il tempo della teologia della liberazione… una di queste usava l’analisi marxista della realtà e padre Espinal apparteneva a questo, lo sapevo perché in quell’anno ero rettore facoltà teologia e se ne parlava tanto. Nello stesso anno il generale della Compagnia, padre Arrupe ha fatto una lettera ai gesuiti chiedendo di non seguire l’analisi marxista della realtà, e quattro anni dopo nel 1984, la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato il primo documento di critica, e poi il secondo che apre a prospettive più cristiane. Espinal era un entusiasta di quest’analisi marxista, gli è venuta questa opera, anche le poesie di Espinal sono di quel genere, era la sua vita, era il suo pensiero, era un uomo speciale con tanta genialità umana, era in buona fede. Facciamo un’ermeneutica di questo genere: capisco quest’opera, per me non è stata un’offesa. Lo porto con me. Ho lasciato le decorazioni che il presidente Morales ha voluto darmi… Io mai ho accettato un’onorificenza, ma Morales l’ha fatto con buona volontà, per farmi un piacere, così ho pensato che questa viene dal popolo. Ci ho pregato su. E ho pensato a lasciarle alla Madonna di Copacabana, andranno al santuario. Invece il Cristo di legno lo porto con me.

Lei nell’omelia di Guayaquil ha chiesto di pregare perché il prossimo Sinodo possa trovare soluzioni ai problemi della famiglia, e perché Dio compia il miracolo anche con ciò che ci scandalizza e che ci sembra impuro. Aveva in mente casi concreti quando ha fatto queste affermazioni?
Anche qui farò ermeneutica del testo. Stavo parlando del miracolo del vino alle Nozze di Cana. C’erano anfore d’acqua piene, ma servivano per la purificazione. Ogni persona che entrava alla festa faceva la sua purificazione e lasciava le sue sporcizie spirituali. Noi adesso l’abbiamo nell’acqua benedetta… Gesù fa il vino proprio con l’acqua delle sporcizie, col peggio. Ho pensato di fare questo commento: la famiglia è in crisi, lo sappiamo tutti, basta leggere l’Instrumentum laboris del Sinodo. Facevo riferimento a tutto questo: che il Signore ci purifichi da tutto questo che è descritto da queste crisi, che ci faccia migliori e andiamo avanti. I casi particolari sono tutti nell’Instrumentum.

A proposito della mediazione tra Cuba e Stati Uniti: lei pensa che si possa intervenire anche in Colombia e in Venezuela?
Il processo tra Cuba e Stati Uniti non è stato una mediazione. C’era un desiderio che è arrivato da entrambe le parti. E, dico la verità, sono passati tre mesi: io ho soltanto pregato su questo. Che cosa si poteva fare dopo più di cinquant’anni che stanno così? Poi il Signore mi ha fatto pensare a un cardinale che è andato lì. Poi non ho saputo più niente, sono passati mesi, e un giorno il Segretario di Stato mi ha detto: domani avremo la seconda riunione con le due delegazioni. Io ho chiesto: ma come? Sì, sì – mi ha risposto – si parlano! La cosa è andato da sola, è stata la buona volontà dei de Paesi, il merito è loro, che hanno fatto questo. Noi non abbiamo fatto quasi nulla, Soltanto piccole cose, e a metà dicembre è stato annunciato. Davvero, non c’è di più. A me preoccupa che in questo momento non si fermi il processo di pace in Colombia. mi auguro che vada avanti, in questo senso noi siamo sempre disposti ad aiutare, ci sono tanti modi di aiuto. Sarebbe una cosa brutta che non possa andare avanti. Nel Venezuela la Conferenza episcopale lavora per fare un po’ di pace, ma non c’è nessuna mediazione. Per l’accordo tra Stati Uniti e Cuba… è stato il Signore, è iniziato per caso ed è andato avanti da solo. Per la Colombia dobbiamo pregare che non si fermi questo processo, dopo cinquant’anni e tanti morti.

Qual è il segreto della sua energia che tutti abbiamo visto in questi giorni?
Qual è la sua droga? È la vera domanda che volevi fare… Il mate mi aiuta, ma non ho assaggiato la coca, questo sia chiaro!

In questo viaggio abbiamo sentito messaggi forti per i poveri e anche tanti, a volte severi, per ricchi e i potenti. Ma abbiamo sentito pochissimi messaggi per la classe media, per la gente che lavora, paga le tasse, la gente normale. Perché ci sono pochi messaggi per la classe media? E quale sarebbe il messaggio?
Grazie tante, è una bella correzione. Lei ha ragione, è uno sbaglio da parte mia. Farò qualche commento, ma non per giustificarmi. Devo pensarci un po’. Il mondo è polarizzato, la classe media diventa sempre più piccola e la polarizzazione tra ricchi e poveri è grande. Perché parlo dei poveri? Perché sono nel cuore del Vangelo e ne parlo dal cuore del Vangelo, non in modo sociologico. Per la classe media ci sono alcune parole dette en passant. La gente comune, la gente semplice, l’operaio, quello è un grande valore. Credo che lei mi dica un cosa che devo fare. La ringrazio per l’aiuto.

Lei in questi giorni ha insistito su percorsi di integrazione e di dialogo e ha sostenuto progetti sul vivere bene… Toccherà questi temi durante le sue visite all’Onu e alla Casa Bianca?
Finora ho pensato soltanto a questo viaggio concreto in America Latina e al mondo in genere, questo è vero. Ma il debito dei paesi nel mondo è terribile. Tutti i paesi hanno un debito. Ci sono paesi che hanno comprato il debito di altri paesi. Ma non ho pensato a questo…
Abbiamo parlato di Cuba e Stati Uniti e del ruolo avuto dal Vaticano. Adesso che Cuba avrà un ruolo nella comunità internazionale, deve migliorare nel rispetto dei diritti umani. Che cosa che cosa guadagnerà e che cosa perderanno i due Paesi da questo? I diritti umani sono per tutti, e in tanti paesi del mondo non si rispettano i diritti umani. Che cosa perde Cuba o che cosa perdono gli Usa? Tutti e due guadagneranno qualcosa e tutti e due perderanno qualcosa. Ma tutti e due guadagneranno la pace, l’incontro, l’amicizia, la collaborazione. Che cosa perderanno non riesco a pensarlo.

Lei si pone come nuovo leader mondiale delle politiche alternative. Perché punta molto sui movimenti popolari e meno sul mondo dell’impresa?
I movimenti popolari sono una realtà molto grande nel mondo. Io ho fatto questo: ho dato loro la dottrina sociale della Chiesa. Lo stesso faccio con il mondo dell’impresa. Se lei legge il discorso ai movimenti popolari, vedrà che è un riassunto della dottrina sociale della Chiesa applicata a loro. E quando devo parlare al mondo dell’impresa, faccio lo stesso.

Pensa che la Chiesa la seguirà nella sua mano tesa ai movimenti popolari che sono molto laici?
Sono io qui che seguo la Chiesa. Semplicemente predico la dottrina sociale della Chiesa. Non è la mano tesa a un nemico, non è un fatto politico, è un fatto catechetico.

Non ha un po’ paura che lei e i suoi discorsi siano strumentalizzati da governi, gruppi di potere e movimenti?
Ogni parola può essere strumentalizzata. Quella frase citata dal giornalista ecuadoriano, alcuni dicevano che era pro-governo, altri che era contro, sempre strumentalizzati… Alcune volte escono notizie che prendono una frase fuori contesto. Non ho paura, dico: guardate il contesto. E se sbaglio, con vergogna, chiedo scusa e vado avanti.
Che cosa pensa dei selfie che tanta gente chiede di farsi con lei?
È un’altra cultura, io mi sento un… bisnonno. Oggi un poliziotto, un uomo di quarant’anni, al momento di salutarmi si è fatto un selfie con me. E io gli ho detto: lei è un adolescente! Ma io rispetto questo.

Che messaggio ha voluto dare con questo suo viaggio alla Chiesa dell’America Latina e che messaggio dà la Chiesa latinoamericana al mondo oggi?
La Chiesa latinoamericana ha una grande ricchezza: è una Chiesa giovane, questo è importante. È giovane, con una certa freschezza, anche con alcune informalità. Ha una teologia ricca, e io ho voluto dare animo a questa Chiesa giovane e credo che questa può dare tanto a noi.

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