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Il fiato corto dell’ateismo

Cristianesimo vivo e vegeto. Parola di Nick Spencer, per vent’anni agnostico, oggi fedele della Chiesa di Inghilterra e direttore di “Theos”, centro di studi londinese sponsorizzato dal primate cattolico Vincent Nichols e da quello anglicano Justin Welby. Spencer è arrivato al Vangelo a Oxford, studiando letteratura inglese, proprio come C.S. Lewis, e ha appena firmato il volumeAtei. L’origine della specie, pubblicato in questi giorni da Bloomsbury. La prima seria storia dell’ateismo dopo i quattro volumi curati, un secolo fa, da Fritz Mauthner.

Nel suo libro Spencer spiega che gli scritti degli atei più famosi della nostra epoca, da Christopher Hitchens (morto nel 2011) a Richard Dawkins, non hanno contenuti che mostrano una vera competenza in ambito religioso.

«Attaccano le caricature della religione, anziché gli aspetti più intelligenti della fede, perché è più facile», spiega. «Ovviamente, dal fondamentalismo al fanatismo, ci sono ancor oggi pessime manifestazioni della religione ed è più semplice criticare queste, anziché impegnarsi in un serio dibattito intellettuale sul ruolo delle religioni nel mondo. Dawkins scrive in modo molto brillante, ma è uno zoologo, non un esperto di religione. Ha saputo sfruttare bene la forte antipatia nei confronti del fanatismo religioso generata nella società dagli attacchi terroristici alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, dalle bombe del 7 luglio 2005 a Londra, e da altri attacchi di gruppi estremisti islamici. Non dimentichiamo anche che la maggior parte delle persone non sa molto di religione. Non è chiaro perché sia così antireligioso. Forse bisognerebbe chiederlo a uno psicoterapeuta».

Secondo Spencer i nuovi atei, alla Hitchens e alla Dawkins, sono l’ultimo anello di una catena che risale, addirittura, ai primi secoli del cristianesimo. «L’idea che il movimento di chi non crede in Dio – afferma – rappresenti la scienza e la ragione contro la religione è un’invenzione del XIX secolo. Nei secoli precedenti anche chi era religioso veniva considerato ateo come è capitato, per esempio, ai cristiani del primo e secondo secolo. Accusati di non venerare nulla perché non riconoscevano la divinità dell’imperatore».

Ateismo è, secondo Spencer, il rifiuto della religione dominante in una certa epoca. Considerato così diventa un movimento politico e sociale, sempre esistito, che tenta di far saltare l’ordine prevalente in un certo periodo. Nonostante i brillanti attacchi alla Dawkins, Spencer è ottimista sul futuro del cristianesimo. «È in deciso aumento in Estremo Oriente e nell’Africa subsahariana e in Cina c’è un autentico interesse per le Chiese cristiane. Purtroppo invece in Medio Oriente i cristiani sono, ormai, meno di due milioni, rispetto ai venti milioni del secolo scorso», spiega il direttore di “Theos”.

«Gli Stati Uniti sono un caso eccezionale perché, pur essendo una nazione moderna, non si sono affatto secolarizzati perché vi è sempre stata una netta separazione tra Chiesa e Stato. Gli atei non avevano nulla da combattere». Secondo Spencer l’ateismo potrebbe aumentare, in futuro, ma non diventerà mai dominante, né in America né in Europa. «Le sue forme più aggressive, che vogliono eliminare la religione, rimarranno minoritarie», dice.

Secondo lui il contesto nel quale le chiese cristiane, in Europa, operano sta cambiando. «Il centro studi che dirigo, “Theos”, ha appena concluso uno studio secondo il quale, nel Regno Unito, ogni anno, dieci milioni di persone entrano in contatto con le Chiese usando servizi chiave come club per bambini e anziani, banche del cibo, rifugi per i senzatetto, consulenze per i debiti. Si tratta di un numero significativo, il venticinque per cento della popolazione adulta. Le Chiese hanno sempre garantito, oltre a momenti spirituali come messe, matrimoni, battesimi e funerali, anche amore e ospitalità, ma il contesto nel quale lo fanno sta cambiando. I governi, nel mondo occidentale, guardano ormai al volontariato cristiano per riempire il vuoto lasciato dai tagli al welfare. Mentre nel XX secolo lo Stato ha assorbito molti ruoli prima esercitati dalle Chiese cristiane, adesso capita il contrario. Si tratta di un rapporto nuovo, tutto da costruire».

Per Spencer la sfida del cristianesimo, oggi nel mondo occidentale, è il confronto con una società ormai definitivamente pluralista, non più permeata da un orizzonte cristiano. «Nel Regno Unito, per esempio, la maggioranza delle persone sono ancora legate mentalmente al cristianesimo. I credenti sono moltissimi, ma appartengono a fedi diverse. La sfida è come far convivere, anche dal punto di vista pubblico, questi diversi comportamenti religiosi. Le risposte a questo problema sono diverse. Secondo i sostenitori della secolarizzazione la religione dovrebbe essere una questione privata. Altri pensano che debba avere spazio in pubblico. Resta il problema dei limiti entro i quali questo può avvenire. È il confronto al quale stiamo assistendo, in un contesto nel quale non ci sono più valori comuni che tengono insieme una nazione».

avvenire.it