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IL DIRETTORE RISPONDE «Desideratissima pace». Il cammino urgente e la tenace pazienza

Caro direttore,

è una meraviglia coinvolgente e mobilitante! Il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace 2014 si presenta come una convocazione appassionata a camminare lungo la strada della fraternità fondamento e via per la pace in cinque direzioni interconnesse: sconfiggere la povertà con politiche efficaci; riscoprire la fraternità nell’economia modificando modelli di sviluppo e stili di vita; spegnere la guerra promuovendo «l’effettiva applicazione del diritto internazionale del diritto alla pace quale diritto umano fondamentale»; avversare la corruzione e il crimine organizzato che offendono Dio, i fratelli e il creato; custodire e coltivare la natura curando la bellezza dell’ecosistema a servizio di tutti e delle generazioni future. Il Papa si richiama ampiamente alla Sacra Scrittura, al magistero pontificio e al pensiero sociale della Chiesa, ma si collega direttamente e indirettamente alle istanze originarie delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti umani; alle prospettive dell’ ecumenismo; alle associazioni e movimenti per il disarmo, la legalità, la giustizia, i beni comuni, i nuovi stili di vita. Augurandoci «un’esistenza colma di gioia e di speranza», ci chiede di prendersi cura gli uni degli altri; di entrare nella «famiglia di Dio», dove «non vi sono vite di scarto»; di attivare l’amore come «il più formidabile agente di trasformazione dell’esistenza e dei rapporti con l’altro»; di ascoltare il grido dei poveri; di «educare ed educarsi a non considerare il prossimo come un nemico o come un avversario da eliminare». Francesco ci sta convocando a un cammino di gioiosa corresponsabilità. A un nuovo inizio per tante comunità e movimenti. Chiede a ognuno «un passo in più» e «una conversione dei cuori» mai separando il «fondamento» (fine) dalla «via» (mezzi). La fraternità non viene vista come dottrina o esortazione ma come «Cristo nostra pace», «il bene più prezioso», scelta quotidiana che «ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata». Per camminare con lui è bene capire a fondo la seminagione di questo anno di grazia cominciato con la rinuncia di Benedetto (segno di pace fraterna) e proseguito con tappe significative: le parole e i gesti di inizio pontificato; la lavanda dei piedi a ragazzi e alle ragazze di un carcere minorile; la visita a Lampedusa e al Centro Astalli; il viaggio in Brasile e a Cagliari; la memoria della “Pacem in terris”; il pellegrinaggio ad Assisi con l’appello alla “spogliazione”; l’impegno orante e diplomatico contro la guerra in Siria (tra settembre e dicembre) e le insistenti iniziative per la pace in Medio Oriente; l’evocazione del «sogno di Isaia» (1.12) e della «profezia nel popolo di Dio» (16.12); l’intervento alla Commissione teologica internazionale sulla fede nonviolenta; il programma «una sola famiglia umana, cibo per tutti»; la splendida “Evangelii gaudium”. Il ritmo di Francesco è incalzante. Sembra quasi che il tempo si stia facendo stretto. Come se fossimo all’inizio di qualcosa di inedito, di una possibile rinascita. Il Signore sta passando. Può capitare che non ce ne accorgiamo o che si faccia fatica a tenergli dietro. I verbi francescani sono di moto (uscire, camminare, incontrare, cambiare, trasformare) o di relazione (accompagnare, prendersi cura, accogliere, abbracciare, accarezzare, custodire, condividere, riconciliarsi, servire). Di qui l’invito a «un esercizio perenne di empatia, di ascolto della sofferenza e della speranza dell’altro», a esprimere nei fatti «l’anelito insopprimibile alla fraternità» che Giovanni XXIII definiva «desideratissima pace». Sta battendo un’ora di grazia, la nostra ora.
Sergio Paronetto, Verona
Vicepresidente di Pax Christi Italia
Le ore che scorrono al limitare estremo di un anno – e che anno è stato questo 2013 che ci stiamo lasciando alle spalle! – sono forse le più adatte per accogliere e continuare una riflessione sulla «desideratissima pace» appassionata e acuta come la sua, caro professor Paronetto. Parole alle quali avrei poco da aggiungere, ma la sua notazione sull’«incalzante ritmo di Francesco» e quella sua conclusione «sembra quasi che il tempo si stia facendo stretto» mi spingono a riprendere brevemente insegnamenti che il Papa ci ha proposto in questi mesi e che appartengono al percorso di tanti, anche al mio, di formazione alla fede, alla speranza e alla carità. Francesco nell’Evangelii Gaudium (223) ci ricorda che «il tempo è superiore allo spazio» e ci chiama a esercitare la virtù della pazienza che si specchia nella pazienza che Dio ha con noi per «lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati» e «sopportare (…) situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone». E ancora ci dice che «Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci». Questa è l’urgente strada che ci sta davanti, che fraternamente ci è dato di percorrere. E ogni ora di consapevole cammino è davvero «ora di grazia». A lei e tutti gli amici lettori un caldo augurio di pace e bene.

 

Marco Tarquinio avvenire.it