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Il dibattito sull’espressione pubblica delle religioni

di Jean-Pierre Ricard
Cardinale arcivescovo di Bordeaux


Esiste una forma di laicità che non rientra nella categoria della lotta ideologica, ma che si traduce nei fatti in una politica che contribuisce ad accelerare un certa cancellazione della sfera religiosa. Siamo in presenza di alcuni cambiamenti di mentalità legati al fenomeno della secolarizzazione della nostra società. Intendo con ciò un processo di allontanamento della nostra società dal suo riferimento cristiano e, in particolare, dal suo legame con la Chiesa cattolica. Non c’è necessariamente ostilità o lotta aperta, ma molto più, ignoranza e indifferenza. Inoltre, alcuni non conoscono affatto l’universo religioso, oppure vengono da tradizioni diverse da quella cattolica, che ha segnato la nostra storia nazionale. Esiste oggi una corrente militante che vuole estendere il riferimento alla laicità dallo Stato all’intera società, limitando così l’espressione pubblica e sociale delle religioni. Si tratta di una forma di laicismo che vuole rinchiudere la sfera religiosa nell’ambito del privato e dell’intimo e vietarle qualsiasi forma di espressione nello spazio pubblico. Vediamo questa corrente laicista manifestarsi in un serie di reazioni di fronte alle prese di posizione pubbliche dei responsabili della Chiesa, in particolare negli ambiti che riguardano la vita sociale e politica, che sia a proposito dell’espulsione dei Rom o della proposta di legge sul matrimonio e l’adozione da parte di persone delle stesso sesso. Si sentono affermazioni come: “Questo esula dalle vostre competenze. La laicità vi vieta d’intervenire in questi ambiti. Contravvenite alla laicità esprimendovi così”.

(©L’Osservatore Romano 28 settembre 2012)