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Il cinema protagonista della rinascita irachena

Laura Silvia Battaglia – avvenire

La cerimonia conclusiva del Festival Internazionale del Cinema di Baghdad, quest’anno, comincia alle cinque del pomeriggio. La causa è il coprifuoco mai annunciato, ma effettivo, in cui vive la città, a causa degli allarmi bomba. Eppure la renaissance culturale di Baghdad comincia proprio da qui e dal film Baghdad Messi, che ha vinto il primo premio della sezione Short Drama, con particolare attenzione ai giovani registi locali.

L’autore si chiama Salim Omar Kalifa e ha scelto una storia di ordinaria speranza e sofferenza per gli iracheni: quella di Messi, che sogna di diventare portiere di football pur avendo una gamba in meno.
Kalifa è solo uno dei tanti, volenterosi autori iracheni che cercano di farsi strada in una società in cerca di stabilità, di occasioni per farsi conoscere ma, ancora prima, di lavorare.

«Il nostro problema, prima ancora di trovare i soldi è trovare un posto dove girare un film: non riusciamo mai ad avere i permessi, e la questione sicurezza diventa un ostacolo alla nostra attività», dice Wareth Kweish che ha girato con un iphone il corto They were here, che affronta le ordinarie difficoltà degli abitanti di Baghdad di fronte ai check point e ai controlli militari. Così, il Baghdad International Film Festival, alla sua quinta edizione, ha come obiettivo quello di dare una platea ai giovani che si impegnano in questa carriera, quasi tutti allievi e allieve del College of fine arts, e del dipartimento cinema e tivù dell’università di Baghdad.

Uno degli obiettivi è metterli in contatto con la realtà internazionale, quest’anno rappresentata dalla partnership con l’Idfa festival, l’Institut culturelle francaise in Iraq, con l’Egyptian Film Centre e con il canale Artè. Taher Alwan è il direttore del Biff insieme a Ammar al-Arady: «Quest’anno abbiamo avuto più di 33 film in competizione, molti di grande qualità. Il cinema iracheno sta crescendo dopo diversi anni di stasi». Il festival ha assunto quest’anno un significato ancora più simbolico, perché Baghdad ha voluto ricoprire il ruolo di capitale della cultura nel mondo arabo per il 2013. I più critici nei confronti dell’establishment attuale sostengono che questa sia un’operazione di maquillage per fare apparire Baghdad ciò che non è.

Ma, al di là di questo, la città e l’Iraq in genere vive della speranza concreta di produrre qualcosa di più di centri commerciali, e possibilmente idee e cultura. I giovani lamentano i pochi spazi concessi, e una mentalità gerontocratica nell’assegnazione dei fondi e dei sostegni alle loro produzioni. Per questo il Biff si è fatto promotore, durante l’anno dell’anniversario dell’invasione dell’Iraq, di un progetto didattico promosso da Artè e supervisionato dalla filmaker libano-canadese Katia Jarjoura. I

l progetto, intitolato “Irak 10 years in 100 viewpoint”, e lanciato attraverso un contest, ha visto la partecipazione di 13 progetti per altrettanti filmaker iracheni che hanno lavorato prima a distanza con la regista e poi in presa diretta. Il risultato è un web-documentario sullo stile del più famoso Prison Valley, visibile sul sito http://irak.arte.tv/en/.

«La sfida più importante è stata segnare a questi ragazzi che un buon film, anche breve, ha bisogno di un ottimo script e di essere pensato proprio per essere girato – così Katia Jarjoura racconta la sua esperienza –. Ho visto tante buone idee da mettere in forma e a cui dare il giusto ritmo». La difficoltà a girare fisicamente una pellicola si aggiunge poi a quella del marketing e della distribuzione. Nonostante questi evidenti segnali di attenzione delle istituzioni, i giovani filmaker iracheni continuano a fare da sé.

Come Ali, Abdo, Ameer, Mustafa, Hussan e Hassan che si incontrano ogni giorno nell’unica sala cinematografica di Baghdad, a Mansour, e progettano il futuro. Sognano il grande cinema – Ameer è figlio d’arte, Hussan ha già presentato un film nella competizione internazionale del Baghdad Film Festival, Mustafa ha girato una pellicola in costume, Gilgamesh, con Ali come protagonista – ma intanto fanno da soli: con una fotocamera fullHD.